A pochi giorni dal Family Day, mi imbatto in un recentissimo e-book diffuso dal quotidiano Avvenire, a firma del direttore Marco Tarquinio. Si tratta di una raccolta di commenti e analisi sviluppati dai giornalisti e dai commentatori della testata cattolica, dedicati “alla cosiddetta teoria del gender”, nuovamente presentata come “pretesa di abolire la nozione di maschile e di femminile in nome di un’ideologia”.

Titolo dell’ebook: “Gender, la grande bugia”. Definizione: “Gender, che cos’è? Un insieme di teorie fatte proprie dall’attivismo gay e femminista radicale per cui il sesso sarebbe solo una costruzione sociale”.

Ancora una volta mi rendo conto che questa menzogna, il continuare a ignorare la distinzione fra sesso e genere, l’ostinarsi a non considerare i continui chiarimenti degli addetti ai lavori, è il cardine esatto della psicosi collettiva che si sta fomentando. Come in ogni strumentalizzazione, confondere l’opinione pubblica sulle parole, sui concetti, sugli obiettivi, è un’arma ineguagliabile.

Qual è la strada della “verità” (intrapresa, dice Tarquinio, “con laici argomenti e cristiana passione”), secondo questo libro?

 “Una buona battaglia condotta in nome della ragione, dalla parte della famiglia costituzionalmente definita, “società naturale” (come recita l’articolo 29 della Carta fondamentale della Repubblica italiana) fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”.

Con la complicità di una capziosa costruzione del periodo, si distorce, secondo parziali e personalissimi parametri, uno degli articoli della Costituzione Italiana più direttamente convocati nel dibattito attuale sul ddl Cirinnà. Ciò che al lettore non viene detto è che né nel citato articolo 29, né altrove, la Costituzione indica “l’uomo” e “la donna” come soggetti della famiglia.

Il primo comma dell’Articolo 29 recita infatti:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Che cos’è la “società naturale”, con cui la nostra Costituzione identifica la “famiglia”? Nella sua accezione laica, il termine “Naturale” non ha nulla a che vedere con “la natura sessuale” dei coniugi. “Naturale” è da intendersi come sinonimo di “originario”, “pre-giuridico”, “precedente lo Stato”, in diretta contrapposizione ai “diritti riflessi” propri dello Stato fascista:

“Affermando che la famiglia «è una società naturale» – oppure «di diritto naturale» – si afferma che la famiglia è un ordinamento giuridico e che lo Stato non fa che riconoscere e proteggere questo ordinamento giuridico anteriore allo Stato stesso” (Giorgio La Pira, 6 Novembre 1946).

E ancora:

“Non dimentichiamo l’articolo 147 del Codice civile fascista, ove si diceva che l’educazione e la istruzione della prole devono essere conformi al sentimento nazionale fascista: il che significava che i genitori italiani, per essere in regola con la legge, dovevano educare i loro figlioli a detestare la libertà e a servire loppressione. Queste sono le aberrazioni a cui può arrivare una legislazione, quando dimentichi che la famiglia è una società di diritto naturale” (Lodovico Benvenuti, 17 Marzo 1947).

E’ abbastanza paradossale che, in una fase storica di conclamata crisi dell’istituzione familiare, siano proprio le aree conservatrici del paese a interferire con il processo di rivitalizzazione della famiglia. Non è un caso che David Cameron, primo ministro britannico e di destra, abbia più volte ribadito di essere favorevole al matrimonio gay “non nonostante io sia un conservatore, ma proprio perché sono un conservatore”.

Inoltre, come dovrebbe esser noto, l’art. 2 della Costituzione tutela i diritti inviolabili dell’uomo, e l’art. 3 stabilisce la pari dignità sociale dei cittadini davanti alla legge “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Sono questi i cosiddetti “principi personalisti”.

Quello che forse è meno noto è che, guardando alla storia costituzionale, l’affermazione di tali principi fu diretta emanazione di una dottrina di tradizione francese: il Personalismo. Era questa una corrente etico-politica espressamente Cattolica, proposta proprio dagli esponenti Cattolici  dell’Assemblea Costituente come ponte fra i diversi orientamenti politici. In nome del “Valore della Persona Umana”, i valori personalistici e comunitari furono posti a fondamento di uno Stato Sociale e interventista.

Quello che mi chiedo, dunque, è a cosa sia dovuta l’attuale, ostinatissima battaglia imbastita da alcune parti del mondo cattolico, che sembrerebbero disposte a negare se stesse, i propri fondamenti, i propri valori. A che scopo?

A un’analisi generale, credo debbano essere considerati elementi che vanno ben al di là del tema delle discriminazioni sessuali, e degli specifici, seppur doverosi, metodi di indagine rivolti a questo problema.

La sensazione è che l’obiettivo di questa clamorosa propaganda oscurantista risponda a un processo di ampia estensione, rivolto non solo ad arrestare l’irrimandabile percorso evolutivo dei diritti civili, ma ad erodere e snaturare un assetto ben più sostanziale: quello dello Stato Sociale.