Tornerà dal 5 al 15 agosto sulla riva settentrionale del Lago Maggiore il Festival di Locarno. Per il suo 68° anno la formula manterrà sempre gli otto schermi e i quasi 200 titoli tra film in concorso, cortometraggi e retrospettive. Il regista western e non solo Sam Peckimpah sarà ricordato in un ciclo di proiezioni a lui dedicate, ma probabilmente non mancherà qualche sorpresa su Francesco Rosi, scomparso a gennaio e presidente della giuria proprio della scorsa edizione.

Con un concorso arrivato quasi alla soglia del settantesimo anno, il presidente Marco Solari non ha nascosto la propria curiosità verso il futuro: “Il festival è in crescita continua. Faustianamente guardiamo al 2022, quando Locarno compirà 75 anni: dobbiamo essere in costante movimento, continuando ad evolvere e a interrogarci su come sarà il festival nel 2022. Come sarà la generazione che oggi ha 15, 16, 17 anni, e che cosa si aspetta da un festival? Come consumerà i film? Quale sarà il suo rapporto con le immagini, e a cosa servirà un festival nel 2022?”.

La crescita in questi decenni c’è stata, tanto da portare soltanto nel 2014 a 168.000 biglietti staccati. Ma lontano o vicino che sia il futuro, Locarno resta capace di espandere un comune di 15mila anime senza cinema a una cittadinaa con sale ottenute da palazzetti sportivi attrezzati e insonorizzati, piazze e altre strutture lontane dalla celluloide, dotati di tutte le tecnologie di proiezione digitale. Tutto in quella manciata di giorni del più importante festival di Svizzera. Si va dalla sala Rialto, la più piccola con 100 posti, all’oceanica Piazza Grande, che ne accoglie 8.000.

“Abbiamo annunciato la presenza di una delle icone della Nouvelle Vague, Bulle Ogier, attrice di Buñuel, Rivette e Manoel de Oliveira, anche lui scomparso. Un altro ospite molto gradito che forse non dirà molto al grande pubblico è Walter Murch: il montatore che ha salvato Apocalypse Now e che ha creato il sound design. Mi piace pensare a lui come molto più d’un tecnico, ma un creatore a pieno titolo” dice il direttore artistico Carlo Chatrian. “È confermata la presenza di Edward Norton, ospite che non presenterà film in uscita, ma intorno al quale si svolgeranno incontri con il pubblico. Ogni nostro ospite viene coinvolto da questi eventi-conversazione a ingresso gratuito”. Che grazie alle dirette sul canale Pardo Channell e rispettivo sito web saranno fruibili anche in TV e streaming online.

L’ospite che non ti aspetti è stato però Dario Argento, premiato nel 2014 con il Pardo d’Oro alla Carriera. Lui a Locarno ha portato una serie di suoi cortometraggi fino ad allora inediti fuori dall’Italia. “A Locarno sono stato all’epoca di Marco Müller, poi con Irene Bignardi e l’anno scorso”. Ha ricordato il maestro dell’horror. “La Svizzera mi piace perché è un posto bello, lindo, con una piazza meravigliosa. Qui ho girato Phenomena e poi il finale di Opera. Una lavorazione di due o tre settimane”. Pacato e gioviale quanto inquietanti sono i suoi capolavori, alla domanda su quale episodio di set portasse particolarmente caro, il regista ha risposto: “Phenomena è stato uno dei miei film più difficili perché ho dovuto portare gli insetti in Svizzera. Venivano da un allevamento di Roma. Arrivavano camion con montagne di mosche, vespe e vermi. Uno dei momenti più difficili della mia professione”. E sulla possibilità di far parte della giuria si è morbidamente tirato indietro. “A me la giuria non piace tanto perché ti crei una responsabilità che non ti spetta. L’ho fatto anche Berlino, ma poi si litiga per un film. Può dispiacere che un film che hai amato molto sparisca”.

Dalla serata di presentazione all’Ambasciata Elvetica, presidente e direttore artistico del Festival di Locarno hanno dato appuntamento per luglio, con la conferenza sui film in concorso. Ma qualcosa è trapelato. E l’ospite speciale Dario Argento ci ha parlato della Svizzera nei suoi film.