Tra i diversi post che abbiamo discusso su questo blog, il tema del clima e dei cambiamenti climatici innescati dal riscaldamento globale ha sempre ricevuto risposte vivaci e interessanti, spesso colte e approfondite, qualche volta sorprendenti. In tutto il pianeta, questo tema è oggi al centro di discussioni sul ‘che fare?’ Piuttosto che sulla disputa tra ‘c’è o non c’è?’ E tanto meno sul dilemma tra ‘ci è o ci fa?’. E soltanto in alcune sedi scientifiche alla periferia del sapere si fanno ancora dibattiti tra paladini e negazionisti climatici, di gran moda trent’anni fa. Mi ha perciò stupito una certa quota di negazionismo che vari interventi hanno espresso, talvolta anche in modo simpatico e colorito.

Negare che il problema esista è la prima risorsa del negazionismo climatico. Se non si riesce a escludere che il problema invece esiste, il secondo atout consiste nel negare che siamo noi la causa. E se vanno male le primi due chance e bisogna ammettere che il riscaldamento globale è in corso e che non è insensibile all’opera dell’uomo, si può sempre negare il consenso, ossia negare che il 97% della letteratura scientifica è d’accordo sull’origine antropogenica del riscaldamento globale. Se va male anche qui, si può allora negare che il problema si possa risolvere, affermando che costerebbe troppo e graverebbe soprattutto sui poveri, un argomento che fa molto ‘politically correct’ a differenza dalla sconsolata fiducia nell’energia nucleare. Infine, l’ultima spiaggia: è troppo tardi! Un livello di cinismo che solo alcuni eletti sono in grado di avvicinare, anche se il nostro paese si è sempre distinto nel ritardo sui temi ambientali e continua a farlo.

Il panorama è vasto, ma le posizioni negative sono sempre più marginali. Nulla in confronto ai tardivi giudizi in materia da parte della Lady di Ferro, Margaret Thatcher, che in principio aveva cavalcato il tema del clima: “Il riscaldamento globale regala una scusa meravigliosa per un socialismo sovra-nazionale esteso a tutto il mondo.» E dire che la signora aveva il pollice verde e non nascondeva simpatie ecologiste, che le vennero assai bene nel condurre la propria guerra personale ai minatori inglesi, cavatori di combustibili fossili. I tempi, però, sono cambiati e addirittura George P. Shultz, segretario di Stato dal 1982 al 1989, ha abbandonato ogni velleità negazionista, proponendo addirittura un «approccio alla Reagan al cambiamento climatico.” E perfino Tony Abbot, il leader australiano che definì gli argomenti scientifici del cambiamento climatico come una “absolute crap” ha rivisto di recente le sue posizioni.

Invito perciò chi segue questo tema con interesse a partecipare all’evento ‘Impacts of Climate Change on Ecosystem Services’, un evento ‘Eexpo’ dove non si paga, che si terrà il prossimo 23 giugno al Politecnico di Milano, campus Leonardo. Per partecipare, basta iscriversi nel sito dedicato. E chi non potrà venire, potrà seguire l’evento in streaming. Interverranno importanti scienziati, che esporranno la loro opinione su temi specifici: dagli ecosistemi (Andreas Fishlin, Eth Zurigo) alla biodiversità (Christian Körner, Università di Basilea) e alla biologia marina (Stephen Palumbi, Università di Stanford); e dalla governance (Carlo Carraro, Feem) all’eco-infettivologia (Mercedes Pascual, University of Michigan) e all’ecologia agraria e forestale (Franco Miglietta, Istituto di biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche). Senza dimenticare le questioni di base poste dall’energia e dalle risorse idriche.

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