Si sono riuniti lunedì 11 maggio i leggendari Berliner Philharmoniker, l’orchestra più celebre al mondo, col preciso intento di eleggere colui che succederà, a partire dal 2018, nella carica di direttore dell’orchestra a Sir Simon Rattle. Un rito, questo dell’elezione del direttore stabile della principale orchestra tedesca, che va avanti dall’anno della sua stessa fondazione, il 1882, e che ripetendosi nel tempo ha sancito alcune delle più celebri collaborazioni musicali della storia, portando sul podio berlinese direttori del calibro di Wilhelm Furtwängler, Sergiu Celibidache, Herbert Von Karajan e, last but not least, Claudio Abbado.

Una specie di ritiro sacerdotale segreto quello dei filarmonici berlinesi che, mantenendo il più assoluto riserbo sul luogo del loro raduno (la chiesa di Gesu’ Cristo a Dahlem, come comunicato solo nella tarda mattinata di lunedì), senza contatti col mondo esterno (niente cellulari e niente internet) e senza alcun accompagnatore, si attestano come l’unica orchestra al mondo a scegliersi da se il proprio direttore. Una decisione dunque democratica e autonoma quella degli orchestrali della filarmonica berlinese, ognuno dei quali esprime la propria preferenza fino a giungere a delle short list dalle quali, in conclusione, esce di volta in volta il nome del nuovo ‘dirigent’.

Un nome che pero’ questa volta, non avendo raggiunto alcuna maggioranza, non ha visto la luce, posticipando il tutto di un anno. Ancora dunque non si sa chi succederà al Sir dei direttori d’orchestra che, eletto a sua volta dopo il nostrano Claudio Abbado, ha proseguito sulla strada già battuta dal direttore italiano, con scelte di repertorio progressiste e molto poco conservatrici. Scelte coraggiose che, qualora fosse uscito il nome di Christian Thielemann, tra i papabili di questa tornata elettiva insieme a Gustavo Dudamel, Andris Nelsons e Daniel Barenboim, avrebbero subito un duro colpo, data la vena molto più tradizionalista e statico-conservatrice del direttore prussiano.

Un caso unico dunque quello dei Berliner Philharmoniker, gli unici non solo a eleggere democraticamente e “dal basso” il proprio direttore, ma gli unici anche, da statuto, a far selezionare i candidati dal gruppo strumentale cui appartiene il posto da ricoprire: se nella successiva audizione il candidato risulta di gradimento a tutta l’orchestra e al direttore, a quel punto lo stesso viene proposto all’Amministrazione comunale per un contratto di un anno. Su chi cadra’ dunque la scelta che da qui a un anno gli orchestrali berlinesi si ritroveranno a dover compiere? La rosa dei nomi, nonostante possibili sorprese, non dovrebbe subire grandi variazioni, ma se dovessimo ascoltare le preferenze dell’attuale direttore, Sir Simon sceglierebbe qualcuno che oggi non e’ più fra noi, qualcuno come il grande Gustav Mahler. Come afferma lo stesso Rattle: “(…) le nuove tecnologie non sono abbastanza sviluppate per riportarlo in vita. Per fortuna saranno i Berliner a decidere: sono padroni del loro destino”.

Una passione, quella per Mahler, che Rattle condivide con il compianto Abbado, il primo direttore di area non austro-tedesca ad essere chiamato alla guida dei Berliner nonché l’unico a lasciarla con un annuncio tanto improvviso quanto inatteso dato ben quattro anni prima della chiusura del contratto. Annuncio che lascio’ di stucco e increduli gli orchestrali, tanto da far commentare il tutto come “Sconvolgente” dall’allora presidente dell’orchestra Peter Riegelbauer, che proseguendo affermava: “Sono stupito ed estremamente dispiaciuto. Questa notizia arriva proprio in un momento in cui la collaborazione fra il Maestro e l’orchestra aveva raggiunto il suo apice. Non posso immaginare per Abbado qualcosa di meglio che stare alla guida dei Berliner”.

Ma il successo di un’orchestra risiede anche nella possibilità di cambiare con una certa cadenza il proprio direttore, sperimentando nuovi stili di direzione e nuove scelte di repertorio possibili, perché come fa presente il quasi uscente Rattle: “Un direttore e un’orchestra che convivono troppo a lungo rischiano la stagnazione. Festeggerò chi verrà dopo di me, avvertendolo che questo non è il più facile lavoro del mondo, ma di sicuro è il più straordinario”.