Sul fatto che Snowden rappresenti un vero e proprio eroe dei nostri tempi non ho mai avuto dubbi. Mettendo a repentaglio la propria vita, libertà e carriera, questo funzionario dei servizi segreti statunitensi ha rivelato l’esistenza di un mostruoso piano di spionaggio e di violazione della privacy di milioni di persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo, suscitando le sdegnate reazioni di molti Stati (non il nostro ovviamente) che pure sono alleati o comunque in rapporti cordiali con Washington ma non gradiscono che si ficchi il naso nelle loro comunicazioni interne.

Si registra da ultimo un’interessante presa di posizione della Corte d’appello di New York su di un aspetto centrale di tale attività spionistica massiccia. Si tratta di una decisione resa ieri, 7 maggio 2015, su ricorso di varie associazioni statunitensi dei diritti civili, tra le quali l’American Civil Liberties Union (Aclu) contro una serie di alti funzionari dei servizi segreti, il Segretario alla Difesa, il Direttore del Fbi e il Procuratore generale degli Stati Uniti.

Annullando la precedente decisione resa in merito dalla Corte distrettuale di New York, la sentenza afferma che la raccolta di metadata attuata dagli organismi addetti alla sicurezza eccede la portata dell’autorizzazione concessa dal Congresso con la sez. 215 del Patriot Act. La Corte ha argomentato come la circostanza che i metadata non includano il contenuto delle conversazioni effettuate, non fa venire meno le preoccupazioni relative alla violazione della privacy.

Il punto chiave del ragionamento effettuato dalla Corte di appello di New York riguarda la circostanza che i metadata raccolti non appaiono finalizzati ad alcuna specifica indagine, come invece richiesto dalla Sez. 215. Il concetto di rilevanza, afferma la Corte, non può essere interpretato, come vorrebbe invece il Governo, in termini talmente generici da sostenere che ogni dato raccolto può essere rilevante a una specifica indagine o divenirlo in un secondo momento. Tale affermazione appare rafforzata che l’autorizzazione contenuta nella Sez. 215 esclude espressamente i cosiddetti “threat assessments”, indagine meno penetrante e più generica che può svolgere la Fbi sulla base delle Guidelines che ne disciplinano l’attività. Occorre auspicare che il Congresso degli Stati Uniti, prendendo spunto anche da questa decisione, ponga fine a questo genere di attività illegali.

Il discorso può essere allargato a ogni forma di comunicazione a distanza, sia telefonica che in Rete, del resto tra loro sempre più strettamente intrecciate per effetto degli sviluppi tecnologici in atto a ritmo crescente. Come scrivo nel libro, curato insieme a Paola Marsocci e Marina Pietrangelo, La rete Internet come spazio di partecipazione politica: una prospettiva giuridica, che presenteremo a Roma il 22 giugno prossimo, “La tutela della privacy degli utenti della Rete e la loro difesa contro intromissioni da parte di governi e aziende deve costituire un preciso imperativo per la comunità internazionale” comunità che ha avuto del resto modo di pronunciarsi più volte al riguardo in seno alle Nazioni Unite.

Gli sviluppi tecnologici in atto sono del resto tali dal potere essere indirizzati verso la crescita della democrazia o verso la sua riduzione. Come osservato dallo stesso Snowden in un’intervista rilasciata a L’Espresso nel giugno 2014, «Internet è uno straordinario amplificatore di potere, ma amplifica sia il potere degli individui che quello degli Stati. Potenziare i super-Stati, già strapotenti e ultra-organizzati, ha ristretto il dominio delle nostre libertà in modo grave, perché gli Stati avevano già molto più potere rispetto a qualsiasi singolo individuo, ma se consideriamo il potere aggregato delle comunità civili che si formano su Internet per solidarietà verso una certa causa, senza barriere nazionali – una comunità digitale che mai prima d’ora era esistita nella storia – c’è ragione di sperare. Gli Stati sono potenti, ma questa comunità unita è ancora più forte e l’energia potenziale di una comunità tecnica globale, organizzata ma senza frontiere nazionali, rende anche il più potente degli Stati solo e vulnerabile».