Viola Davis, 49 anni, sarà Harriet Tubman, la “Mosè dei neri“, nel nuovo film della Hbo. Il canale televisivo americano celebra l’eroina abolizionista che nell’Ottocento salvò centinaia di persone con le sue fughe segrete attraverso la Underground Railroad, una rete di strade e case sicure per ospitare gli schiavi in fuga dal Sud verso la libertà: New York, New England e l’attuale Ontario del Sud, parte dell’Impero britannico, dove la schiavitù era stata abolita.

Davis interpreterà così il ruolo che fu già di Cicely Tyson, la vecchia serva Constantine di The Help (2011), pellicola che è valsa alla stessa Davis una seconda nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista. La storia di Harriet Tubman affascina l’attrice a tal punto che figura anche tra i produttori esecutivi del film. Del resto, in questi mesi l’Underground Railroad è al centro di una vera e propria riscoperta: è ancora in via di definizione il cast della serie tv Underground, che porta la firma di Kanye West come consulente musicale, e fa già parlare di sé l’annunciata serie Freedom Run della Nbc, prodotta da Stevie Wonder.

Viola Davis, l’attrice nata in una ex piantagione di schiavi
Davis, cresciuta a Rhode Island in una famiglia numerosa e povera, dove mancava persino il cibo in tavola, è molto sensibile al tema del razzismo. Che affligge pure la luccicante industria hollywoodiana, secondo lei. “Un’attrice bianca di 25 anni che studia a Yale o alla Juilliard o all’Università di Purchase o a quella di New York oggi può rifarsi a una dozzina di attrici bianche che stanno lavorando, passati i 40 anni, in ruoli eccezionali. Non puoi dire la stessa cosa per un sacco di ragazze nere. Ecco perché faccio quello che faccio” ha affermato l’attrice, nata in South Carolina, nella fattoria della nonna, su un terreno che fino a un secolo prima era una piantagione coltivata da schiavi.

Harriet, paladina dei neri e delle donne
Non molto lontano da dove, nel North Carolina, la Tubman aveva guidato un assalto alle piantagioni durante la guerra di secessione. Era il giugno del 1863 ed Harriet, a sua volta fuggita dalla schiavitù, si era unita all’esercito dell’Unione per combattere gli Stati del Sud. Unica donna a guidare i soldati, raggiunse a bordo di navi a vapore alcune piantagioni. Ordinò l’assalto e riuscì a salvare 750 schiavi, tra cui molti bambini. Alta appena un metro e 57 e perseguitata da visioni (dovute con ogni probabilità a dei colpi alla testa ricevuti da piccola), nel corso della sua vita la Tubman salvò almeno una settantina di famiglie. Preferiva condurle attraverso il Paese di notte, d’inverno, quando il buio dura di più e in giro non c’è nessuno. Usava come punto di riferimento la stella polare e si serviva di mille trucchi per evitare i cacciatori di schiavi. Pregava, pregava molto e ad alta voce: a volte per dare dei segnali in codice ai suoi assistiti, in vista di un pericolo. Non sapeva leggere, ma quando, alla fine della sua vita, terminata nel 1913 in una casa di riposo da lei stessa finanziata per i neri indigenti, il movimento delle suffragette iniziava a chiedere il voto alle donne, lei seppe subito da che parte stare.