L’Italia a noleggio: il Belpaese scopre che la proprietà non è tutto. Perfino dell’auto, malgrado la concentrazione sia tra le più alte al mondo (in Europa, con 698 veicoli ogni mille abitanti, lo Stivale è secondo solo al Lussemburgo). Secondo il presidente Fabrizio Ruggiero, il 14° Rapporto sul noleggio dei veicoli presentato dall’Aniasa (l’associazione di categoria che fa capo a Confindustria) rivela una “ancora complicata uscita dalla crisi dell’economia” ma fornisce anche l’indicazione “di un progressivo maggior interesse verso una cultura ‘pay per use’, meno vincolata alla proprietà del bene auto, che ben si coniuga con le nuove tecnologie”.

Gli italiani stanno infatti dimostrando di apprezzare anche il car sharing, che ha debuttato nell’estate del 2013 e che in meno di due anni conta già 487.000 iscritti (267.000 dei quali a Milano) per un totale di quasi 5,3 milioni di viaggi registrati a fronte di una flotta di 3.300 unità. Nel mondo, lo scorso anno, gli utenti erano 5 milioni con un parco a disposizione di 100.000 vetture.

In questo periodo di crisi, il mercato deve molto al settore dei noleggi. Nel 2014, il comparto ha contabilizzato un volume d’affari di 5,17 miliardi di euro (+0,8%) con una flotta di 690.000 veicoli (+3,1%). L’autonoleggio a breve e lungo termine ha sostenuto le vendite con una crescita del 14,6% con un picco del 25,4% per il noleggio a lungo termine a fronte del 4,2% del totale. Vale a dire 34.000 auto in più nonostante una fiscalità penalizzante.

Il fatturato del “breve termine” – cioè il noleggio di pochi giorni – è cresciuto dell’1,9% (1,064 miliardi) con un utilizzo medio della flotta in leggero aumento (+0,7%) a 76,1% e oltre 28,63 milioni di giorni di noleggio (+3,5%) con un fatturato medio al giorno di 35,1 euro contro i 35,8 del 2014. A sostenere il giro d’affari, si legge nella ricerca, “sono state soprattutto le location aeroportuali (+3,7% di fatturato), che lo scorso anno hanno beneficiato anche di un generale aumento del traffico passeggeri (+5%)”. Presso gli scali, le società hanno realizzato il 65% del fatturato globale.

Il “lungo termine” ha significato oltre 4,04 miliardi di fatturato, che sale a 5,4 includendo la rivendita dell’usato (voce che è cresciuta del 14,6%). La flotta media ha sfiorato i 538.000 veicoli. I contratti hanno una durata di 45,8 mesi contro i 46,9 del 2013 (ma anche contro i 43,8 del 2012) con volumi mensile di 621 euro (-1,5%). Sul fronte occupazionale, il comparto ha assicurato un lavoro a 2.850 persone (+1,6%).

Quelli che “impressionano” sono i tuttavia i dati del primo trimestre dell’anno. Le immatricolazioni sono schizzate del 22%, in pratica 98.500 auto, quasi 18.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2014. Il mercato italiano dell’auto nuova è cresciuto nello stesso periodo del 13,5% (428.464 unità). Da solo, il noleggio ha significato il 23% delle vendite (il 25% in aprile). Il giro d’affari è aumentato del 5,3%.

Il tutto, segnala Aniasa, malgrado “la consueta pressione fiscale ben oltre la media europea, l’incredibile riproposizione dell’assenza di targhe presso gli sportelli della motorizzazione civile, risolta solo di recente, che ha causato il rallentamento delle immatricolazioni e maggiori costi per la mobilità di aziende e privati e, non ultimo, il negativo peso della burocrazia che ha generato nuove disposizioni che rischiano di rendere più complessa la mobilità delle imprese italiane”. L’associazione definisce “incomprensibile norma” quella relativa alle revisioni del Codice della Strada e che riguarda l’obbligo dellintestazione temporanea delle vetture per un periodo superiore a 30 giorni: “Una misura che non esiste in nessun altro paese del mondo con queste modalità”. La sua applicazione è attualmente sospesa in attesa del giudizio di merito del TAR al quale si sono rivolti gli operatori del settore.