di Carblogger

VolkswagenFerdinand Piech, padre padrone dell’impero Volkswagen, assomiglia sempre più a Crono, il più giovane dei Titani nella mitologia greca. Crono divorava i suoi figli alla nascita dopo che un oracolo gli aveva predetto che uno di loro lo avrebbe un giorno spodestato. Goya ne ha fatto un celebre quanto truculento dipinto che teneva in sala da pranzo, oggi visibile al Prado di Madrid.

Piech, 78 anni il 17 aprile, avrebbe divorato (o starebbe per farlo) Martin Winterkorn, l’amministratore delegato del gruppo da lui insediato nel 2007 e destinato a prendere il suo posto alla fine del 2016 nel supervisory board.  Non è (o non sarebbe) la prima volta che alla Volkswagen un figlio designato alla successione sparisce. Quella di Piech e della sua famiglia è una saga che attraversa due secoli. La storia di questi giorni, oltre che una classica lotta di potere, è un segnale che nell’impero tedesco non basta fare 12,7 miliardi di euro di profitti operativi (2014) per sostenere che sia tutto ok.

Il mito greco racconta che Rhea, o Cibele, sposa di Crono, disperata di perdere i figli divorati dal padre, incinta di Zeus lo partorì sulla terra nell’isola di Creta affidando il piccolo alle ninfe e portando al marito una pietra che lui comunque inghiottì. Nascosto e protetto, Zeus crebbe, tornò sull’Olimpo e detronizzò il padre.  Il problema a Wolfsburg appare però più complicato: Ursula, moglie di Ferdinand, sta totalmente dalla parte del marito. Nascondete Zeus a Piech, se un giorno ci sarà uno Zeus.

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