Consola poco che la stima sia stata rivista al rialzo. Perché rimane inferiore dello 0,2% rispetto a quelle del governo. Ma soprattutto la Penisola è quasi fanalino di coda dell’Eurozona: solo Cipro, quest’anno, crescerà di meno. A prevederlo è il Fondo monetario internazionale, secondo il quale il pil dell’Italia nel 2015 crescerà dello 0,5% (+0,1 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio), per poi accelerare all’1,1% nel 2016 (+0,3). L’esecutivo invece, nel Documento di economia e finanza, prevede un +0,7% nel 2015 e un +1,4% per l’anno successivo.

Sempre secondo l’Fmi – che nel World Economic Outlook ha scritto che “liberalizzare il mercato del lavoro non aiuta la crescita economica”, una svolta in netta controtendenza rispetto a quanto sostenuto per anni – quest’anno il tasso di disoccupazione della Penisola si attesterà al 12,6% e al 12,3% nel 2016. Attualmente, in base a quanto comunicato dall’Istat, il dato complessivo è al 12,7%. Quanto all’inflazione, è vista pari a zero rispetto al +0,2% dello scorso anno, con i prezzi al consumo che dovrebbero risalire dello 0,8% nel 2016.

Per quanto riguarda invece la crescita globale, sarà del 3,5% nel 2015, in lieve accelerazione dal 3,4% del 2014, e sarà del 3,8% nel 2016. Rispetto a gennaio il Fmi ha lasciato invariata la crescita di quest’anno e ha ritoccato di 0,1 punti percentuali quella del 2016. Fra i rischi che pesano sull’economia mondiale ci sono le tensioni legate alla Grecia e il dollaro forte.

“Un ulteriore forte apprezzamento del dollaro potrebbe innescare tensioni finanziarie in altre parti del mondo, soprattutto nei mercati emergenti”, scrive il Fondo, sottolineando che il caro-dollaro è uno dei rischi insieme all’eventuale riemergere delle tensioni finanziarie nell’area euro innescate dall’incertezza politica legata alla Grecia o a turbolenze politiche. Fattori che potrebbero intensificare il rapporto fra banche, debito sovrano ed economia reale.

In Eurolandia, poi, Fmi sottolinea che “oltre a politiche macroeconomiche per la domanda bassa, le priorità sono meno tasse che disincentivino l’occupazione, fra cui un cuneo fiscale più basso, programmi di formazione mirati e politiche attive per il mercato del lavoro”.

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