C’è una svolta nella vicenda dei fondi europei raccontata due anni fa da un’inchiesta del fattoquotidiano.it. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del segretario generale del ministero dell’Ambiente Antonio Agostini e del dirigente del Miur Cobis, a conclusione dell’inchiesta sulla gestione dei fondi per la ricerca e lo sviluppo. Agostini all’epoca dei fatti era direttore generale del Miur. L’inchiesta del fattoquotidiano.it aveva ricostruito un articolato sistema con il quale i dirigenti del ministero riuscivano a dirottare fondi europei per centinaia di milioni su aziende amiche sprovviste dei requisiti.

A far luce per primi sulla vicenda furono poi gli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato, attivati dall’allora ministro Profumo sulla scorta delle notizie apparse sul nostro sito. Dopo mesi di indagine, gli ispettori stilarono una relazione di 154 pagine in cui descrivevano le vistose anomalie nelle procedure di assegnazione dei fondi. Calcolavano, ad esempio, che per valutare progetti destinatari di fondi da 5 a 25 milioni di euro erano bastati 7,5 minuti. Anomalie venivano poi riscontrate anche nei soggetti scelti per le valutazioni, spesso sprovvisti di titoli e nei beneficiari i cui presupposti economici risultavano incompatibili con le erogazioni e i cui progetti avevano un interesse “quantomeno dubbio”.

Anche la Procura di Roma aveva poi acceso un faro sulla vicenda. A novembre i magistrati romani avevano depositato l’avviso di chiusura indagini a carico di Agostini e del suo collaboratore per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Di oggi la notizia della richiesta di rinvio a giudizio. La Procura di Roma ha chiesto di procedere contro di lui per turbativa d’asta, ipotizzando un suo ruolo di primo piano nella gestione opaca dei fondi europei destinati al finanziamento di centinaia di progetti di ricerca, per un budget complessivo superiore ai tre miliardi di euro.

L’inchiesta del pm Roberto Felici ha riguardato le procedure seguite per l’erogazione a pioggia di finanziamenti milionari della comunità europea, per progetti di ricerca senza la verifica dei requisiti previsti dalla legge. Secondo quanto accertato dalla procura e dal Nucleo di Spesa Pubblica e Frodi Comunitari della Guardia di Finanza, Agostini, nell’ambito di un primo bando, denominato “Avviso 1″, avrebbe nominato, senza averne le competenze, una commissione di esperti, quasi tutti del suo entourage, incaricata di esaminare i progetti per i quali si chiedeva il finanziamento ed, in sede di valutazione dei requisiti, sollecitato in determinati casi a soprassedere laddove sussistessero carenze a livello di solidità economica dei richiedenti.

Tra questi, un progetto dell’Idi presentato quando l’istituto era gia’ in stato pre-fallimentare. Non solo, secondo l’accusa Agostini avrebbe fatto inserire nella graduatoria dei destinatari dei fondi progetti gia’ valutati negativamente. Quanto al secondo bando, denominato “Avviso 254″, Agostini, in concorso con Cobis, avrebbe fatto inserire in una graduatoria di enti pubblici, specie universitari, destinatari dei fondi per la ricerca, anche enti privati che per la procura non avevano titolo a ottenerli.

La notizia è destinata ad avere anche un ricasco politico. Non curante della vicenda e dei suoi possibili risvolti, il governo di Matteo Renzi aveva però indicato proprio Agostini come capo dell’Isin, l’Ispettorato per la protezione nucleare, organismo che dovrà sovraintendere alla dismissione delle centrali atomiche e alla realizzazione del deposito unico nazionale. La sua nomina, che ha già ottenuto il parere favorevole delle commissioni riunite ambiente e industria di Camera e Senato, è al momento sul tavolo del premier Renzi, in attesa della firma finale. Che ora potrebbe davvero saltare per evidente “inopportunità”.

In questa direzione avevano fatto i parlamentari del M5S. “Non mandi un indagato a capo dell’Ispettorato Nucleare”, avevano chiesto con una lettera che è stata la prima richiesta ufficiale del Movimento al nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Pressioni in questo senso erano arrivate anche esponenti ambientalisti del Pd, rilevando l’incompatibilità dell’incarico. Il ministro Galletti, che aveva avanzato la nomina, ha atteso fino a oggi e presto dovrà prendere una decisione, anche per sbloccare la nomina all’Isin rimasta al palo in attesa di notizie dalla Procura.

“La giustizia farà il suo corso”, diceva solo poche settimane fa Antonio Agostini al fattoquotidiano.it, dopo aver adombrato un complotto ai suoi danni ordito per screditarlo ed evitare così il perfezionamento della nomina all’Isin. Evidentemente le controdeduzioni fornite agli inquirenti non sono state sufficienti a sollevarlo dalle accuse che sono anche oggetto di rilievo da parte della Corte dei Conti che ha indagato con ipotesi di danno erariale.