Sette minuti e mezzo per valutare progetti di ricerca industriale da 25 milioni di euro. E’ il dato sconcertante che attira subito l’attenzione degli ispettori della Ragioneria dello Stato, mandati dal ministro Profumo a verificare le denunce pubblicate dal Fatto Quotidiano, nel novembre del 2012, sulla gestione dei fondi di ricerca del Miur. Un tempo decisamente sospetto, spiega il rapporto di 153 pagine che IlFattoQuotidiano.it ha potuto consultare: “Data la complessità della valutazione e la corposità della documentazione da valutare, appare decisamente non idoneo ad esprimere un giudizio compiuto e pertinente”. Sta forse in questa cifra la chiave di lettura dell’intera vicenda: procedure tanto veloci da risultare altamente sospette, regole disattese, valutazioni approssimative.

Mef: “7,5 minuti è un tempo che appare decisamente non idoneo ad esprimere un giudizio compiuto e pertinente”

Insomma, un vero disastro quello che si trovano davanti gli ispettori del Mef. E la loro analisi non lascia spazio ai dubbi, quel sistema di valutazione era “sicuramente inadeguato a definire una graduatoria finale”. Gli ispettori cercano di capire cosa non ha funzionato nella direzione generale del Miur retta da Antonio Agostini. Fanno un passo indietro, dirigono la loro attenzione sul punto di partenza della storiaccia brutta dei fondi europei di ricerca: tutto nasce dall’accelerazione improvvisa delle procedure all’arrivo al ministero di Agostini, con l’incarico di Direttore Generale. Era il 2009 e la paura di perdere i ricchi fondi diventa la chiave usata per giustificare procedure molto poco ortodosse con cui assegnare 6 miliardi di fondi comunitari dei Programmi operativi di sviluppo 2007-2013. “Il bandolo della matassa – spiega il rapporto del servizio ispettivo – è la delibera Cipe del 2011”. Ovvero la decisione che aveva preso il comitato interministeriale di fronte all’inerzia del dicastero guidato dal ministro Gelmini: o utilizzate i fondi, oppure quei miliardi li destiniamo ad altri progetti. Ed è qui che si inserisce la mano dell’uomo di fiducia dell’allora ministro Maria Stella Gelmini. E si sa, quando scatta l’emergenza le regole vengono meno.

Sette minuti per tanti milioni
Ma come vengono scelti i progetti? Qui c’è la maggiore criticità, che gli ispettori vagliano con molta attenzione. Prendono in mano le carte sui 222 progetti della linea di finanziamento sulla ricerca industriale (PonRic), ognuno dei quali dotato di un budget compreso tra i 5 e i 25 milioni di euro. Soldi veri, risorse essenziali per chi avrebbe voluto fare ricerca di alto livello. E’ bastato leggere i verbali delle riunioni del comitato Far (Fondo agevolazioni alla ricerca del Miur) – incaricato della valutazione – per scoprire che ad ogni domanda sono stati dedicati appena 7,5 minuti. Il tempo per prendersi un cappuccino e una brioche al bar la mattina. Si capisce meglio, allora, di cosa parlano gli ispettori quando ipotizzano per tutto il programma operativo Ric, avviato nel 2010 con una dote di 1,145 miliardi, il rischio di una rettifica finanziaria da parte della Commissione europea sulle risorse certificate al 31/12/2011 che potrebbe oscillare tra i 254 e i 101 milioni di euro. Forse di più ancora, visto che la graduatoria emersa dalle procedure di valutazione, ammissione e controllo “non era affatto idonea a produrre impegni giuridicamente vincolanti né a valere su risorse Pon”. Meglio, si fa per dire, è andata la valutazione finale di altri 83 progetti su un bando da 650 milioni. Gli ispettori hanno calcolato in 11 minuti a progetto il tempo dedicato dall’apposita commissione all’esame d’ammissione alle erogazioni. Semplice fretta? Forse no, più che altro un metodo. Leggendo le schede di valutazione di un’altra linea di finanziamento – la 254/ric, destinata al potenziamento della ricerca – gli ispettori del ministero hanno scoperto che praticamente tutte “presentano elementi di omogeneità e ripetitività delle motivazioni piuttosto evidenti”. Insomma, un copia e incolla. Talmente pacchiano che per un progetto “radicato esclusivamente in Calabria” i valutatori hanno scritto nella scheda “ha radicamento prioritario nella regione Puglia”. E le motivazioni che portavano a scegliere un’idea erano “ripetitive, generiche e sterilizzate da qualsiasi riferimento al progetto”. Tutte condotte che per gli ispettori, su più fronti, sono passibili di censura e compatibili con ipotesi di illeciti penali e richieste di danno erariale.

Le schede di valutazione “presentano elementi di omogeneità e ripetitività delle motivazioni piuttosto evidenti”. Insomma, un copia e incolla

Il programma oncologico? Lo valuta l’economista
Per dare l’idea del “sistema” si può citare l’organizzazione del pool di valutatori ed esperti che avrebbero dovuto giudicare i progetti di imprese, consorzi, enti di ricerca. Ebbene i valutatori della fase istruttoria, quando ci sono, non vengono assegnati per competenza. Così succede che un progetto da 15 milioni di euro per realizzare una “rete d’eccellenza per la ricerca preclinica e clinica sulla terapia personalizzata in oncologia e medicina rigenerativa” in Sicilia sia affidato alla valutazione di un tecnico che di professione non è neppure medico ma economista, che è poi il presidente della Commissione di valutazione. Risultati? La scheda del progetto sul sito istituzionale è ferma a un anno fa e ripropone non i risultati dell’intervento ma gli stessi contenuti generici della scheda obiettivi.

Milioni ad alta quota
Non si può dire, però, che al Ministero non riuscissero a volare alto. I soldi gestiti dal dipartimento di Agostini raggiunsero anche le vette del K2, con un progetto finanziato con 14,6 milioni di euro promosso attivamente dal ministro Gelmini. I tanti dubbi che già il “corvo del Miur” evidenziava vengono confermati in buona parte dalla Ragioneria dello Stato. Intanto sulla tempistica sospetta: il 25 novembre del 2011 l’autorità di gestione – che rispondeva alla direzione generale – firma il disciplinare di concessione. Quello stesso giorno il documento viene trasmesso all’associazione “Comitato Ev K2 Cnr”, che, a sua volta, in sole 48 ore prepara il progetto. L’intero dossier passa il vaglio in meno di un settimana e il 7 dicembre di quello stesso anno viene emesso il mandato di pagamento. Tempi incredibili. Per gli ispettori, però, i requisiti necessari per la selezione erano perlomeno dubbi. La linea di finanziamento prevedeva infatti il potenziamento di strutture di ricerca esistenti: la sede indicata dal Comitato Ev K2 Cnr era “al momento della domanda inesistente”. Non solo. Nel gennaio del 2012 Monte dei Paschi di Siena – banca scelta dallo stesso ministero per la valutazione economica – “comunica che il soggetto ha presentato una garanzia rivelatasi falsa“. Un peccato decisamente grave per chi gestisce fondi pubblici. Cosa accade? Nulla, tant’è che il progetto è ancora in piena attività. E i risultati? Ad oggi, avverte il sistema di monitoraggio degli esiti, il progetto è ancora in fase di start up e non si possono ancora rilevare risultati significativi.

Idee modeste? Nessun problema
Tra i progetti esaminati dall’Ispettorato della Ragioneria dello Stato ci sono idee apparentemente interessanti. Peccato che – anche in questo caso – le verifiche fatte dalle banche hanno dato un esito perlomeno dubbio. Il progetto in questione riguardava il Monitoraggio in area sismica dei sistemi monumentali (in sigla MASSIMO), per una cifra di 7,7 milioni di euro, più 670 mila euro per la formazione. Monte dei Paschi di Siena elencava i tanti punti critici della proposta: “Appare modesta la reale portata di innovazione del progetto – commentano gli ispettori del Mef – che non potrà sviluppare prodotti di avanguardia nel campo antisismico”. Nonostante queste parole alla fine l’esperto dà il parere positivo. E come sta andando a distanza di anni? L’inizio delle attività è avvenuto a giugno del 2012. L’ultimo aggiornamento sui risultati è datato dicembre 2013 e riguarda solo il primo semestre di attività. Da due anni non si hanno più notizie.