Non esclude il passo indietro ma evoca addirittura un complotto. Parla Antonio Agostini, il segretario generale del Ministero dell’Ambiente raggiunto da un avviso di garanzia mentre sul tavolo del governo, che l’ha proposta, c’era la sua nomina alla presidenza dell’Ispettorato nucleare. Una vera e propria manovra – sostiene – partita due anni fa che punterebbe a scalzarlo dall’Isin, l’agenzia che dovrà occuparsi dell’eredità nucleare italiana. E’ questa, in sintesi, la verità che l’ex direttore generale della ricerca del Miur e attuale segretario generale dell’ambiente affida a una lunghissima lettera inviata alla stampa (leggi il testo completo) 24 ore dopo l’avviso di chiusura delle indagini a suo carico relative alla gestione dei fondi comunitari per la ricerca e lo sviluppo industriale.

Agostini – accusato di turbativa d’asta e abuso d’ufficio – rivendica la correttezza del suo operato. Raggiunto al telefono dal fattoquotidiano.it aggiunge poi alcuni elementi alla linea difensiva che userà per rispondere alle contestazioni della Procura della Repubblica di Roma. Il primo riguarda le indebite interferenze che da direttore generale avrebbe esercitato perché venissero ammessi a finanziamento soggetti e progetti sprovvisti dei requisiti di ammissibilità, già bocciati in sede di valutazione col risultato di garantire loro “indebite utilità patrimoniali”.

L’uomo che dovrebbe gestire lo smantellamento di centrali e scorie nucleari spiega che l’Italia aveva un ritardo di quasi due anni sull’erogazione dei fondi e rischiava di perderli. Agostini rivendica allora di aver impresso una forte accelerazione alle procedure per impegnare le risorse. “Ci siamo ritrovati a lavorare in urgenza e avevamo un problema di fondo. Al ministero era un via vai di parti economiche e sociali che venivano a lamentare il fatto che dal 2000 al 2010, con la crisi economica, le imprese avevano difficoltà ad accedere ai fondi, lamentavano che il nostro vecchio regolamento, che risaliva al 2000, era troppo rigido. E allora ci dicevano che dovevano cercare di praticare il principio del favor partecipationis, di evitare di buttare fuori la gente per delle sciocchezze e noi così abbiamo fatto, senza però ridurre l’azione di controllo”. Per gli inquirenti, invece, l’urgenza e le direttive conseguenti sarebbero state la ragione per allentare i meccanismi di valutazione e controllo sul corretto destino delle risorse, avvantaggiando alcune società e enti. Gli ispettori, nella relazione di 153 pagine, puntano il dito contro procedure tanto veloci da risultare sospette, regole disattese, valutazioni approssimative. Calcolano ad esempio in 7,5 minuti il tempo dedicato alla valutazione di progetti di ricerca industriale da 5 a 25 milioni di euro. “Data la complessità della valutazione e la corposità della documentazione da valutare, un tempo decisamente non idoneo per un giudizio compiuto e pertinente”.

I gruppi d’interesse e Francesco Profumo – Agostini rinnova, poi, l’attacco al Fatto quotidiano, già accusato davanti alle commissioni parlamentari di “giornalismo a orologeria”: “Sicuramente il vostro articolo arrivato il giorno delle audizioni parlamentari può aver indotto chi stava indagando a dare un segnale sull’esistenza di un’indagine a carico in prossimità di una nomina delicata”. Agostini, inoltre, chiama in causa pressioni di “gruppi di interesse intenzionati a mantenere nel settore nucleare il consueto ed attuale status quo, in evidente antagonismo con le scelte del governo, ponendo ostacoli all’effettiva costituzione ed avvio della Autorità preposta alla regolamentazione, presidio e controllo di un settore di attività così delicato e controverso. Se così fosse, ciò darebbe adito alle più gravi preoccupazioni e risulterebbe meritevole di approfonditi accertamenti”.

I “gruppi di interesse” a cui si riferisce, secondo la sua versione, avrebbero manipolato la stampa fornendo informazioni false per accreditare un fumus di mala gestio intorno alla sua figura di direttore al ministero dell’Istruzione. Situazione che avrebbe poi colto al volo l’allora titolare del dicastero, Francesco Profumo, contro cui Agostini punta ora il dito accusandolo di “cinismo”. L’ex ministro dell’istruzione e della ricerca del governo Monti – secondo la versione di Agostini – avrebbe deliberatamente usato quelle ombre per farlo fuori: “Ma lei lo sa perché io dovetti andare via dal Miur? Si ricorda il caso dell’incompatibilità di Profumo, che non voleva lasciare la presidenza del Cnr e il rettorato del Politecnico? Fui io in qualità di direttore di vigilanza a chiamarlo dicendogli che si sarebbe dovuto dimettere perché le due cariche non erano compatibili… E poi me lo sono trovato ministro”.

Da qui l’accusa di una sorta di “vendetta postuma” ai piani alti del Miur. “Sa che alla fine si dovette dimettere lasciando la vicarietà a Cristina Messa. Ma non prima di presentare un quesito all’Antitrust dove sperava di trovare persone disponibili a sostenere il contrario. Ad adoperarsi per lui fu l’ex segretario generale Luigi Fiorentino. La legge non era aggirabile ma il risultato fu che Fiorentino lasciò l’Antitrust per l’incarico ministeriale, come capo di gabinetto di Profumo. E sa che Fiorentino veniva dalla Ragioneria Generale dello Stato, quella alla quale da capo di Gabinetto si è rivolto per attivare l’ispezione?  Ho fatto accesso agli atti e sono rimasto sorpreso che la stessa mattina, uscito il primo pezzo (del Fatto Quotidiano, ndr), era partita una lettera dall’ufficio del ministro al segretario generale dello Stato per chiedere di attivare un’ispezione. Siccome lei è una persona intelligente, la prego di cominciare a capire le cose…”.

Sul punto interviene proprio l’ex capo di Gabinetto del Ministro, Luigi Fiorentino. “Sono accuse ridicole”, commenta a ilfattoquotidiano.it. “Ricordo come fosse ieri quel sabato mattina in cui uscì la vostra inchiesta (leggi). Venivano rappresentati allora fatti gravissimi, se verificati, risalenti a gestioni precedenti. Entrambi convenimmo sul fatto che quelle rivelazioni vertevano sulla gestione di uffici interni al ministero e che dunque non sarebbe stato sufficiente attivare una verifica interna, col rischio che venissero inquinati documenti o di ritrovarsi un’amministrazione che assolve se stessa. Per cui abbiamo stabilito di attivare un corpo ispettivo come la Ragioneria dello Stato che fa analisi e controlli gestionali su tutte le amministrazioni come organismo terzo. Profumo si è mosso nell’unica direzione che avrebbe tutelato davvero il Ministero”.

“Abbandonato dal Miur, per me una minorata difesa” – Da lì, la parabola discendente per Agostini, consegnato a suo dire dal Miur alla mercé degli inquirenti e con “minorata capacità di difesa“. “Il ministero dopo le prime inchieste ha svolto un’estesa attività di verifica interna e di auditing che sono state trascritte in due apposite relazioni datate dicembre 2013 e luglio 2014, in cui viene sostanzialmente ribadita la piena correttezza e il legittimo operato dell’amministrazione. Ma queste relazioni, alla luce degli atti, sembrerebbero non essere state acquisite o non essere ancora note alla Autorità inquirente”. Il Miur però non avrebbe difeso il funzionario fino in fondo. “A fronte di questa opera unilaterale che ha fatto la Ragioneria non mi hanno dato uno straccio di memoria preventiva. Hanno impiegato più di un anno per fare una verifica e scrivere una relazione che conferma la correttezza del mio operato, avevano il dovere di farla subito, quando è uscito il primo pezzo. Non facendolo e non facendomi poi partecipare al procedimento, mi hanno messo in una condizione di soggetto con minorata difesa. Nonostante io avessi scritto di voler contribuire, di essere disponibile a chiarimenti”.

Le indagini contestate da Antonio Agostini sono effettivamente partite da un’ispezione della Ragioneria generale dello Stato, durata circa sei mesi, voluta dell’ex ministro Profumo dopo la pubblicazione di un articolo del Fatto quotidiano. Ma da quel rapporto sono poi nate diverse inchieste, condotte dall’antifrode europea – Olaf – dalla Corte dei conti e dalla procura di Roma. I fatti contestati dall’ispettorato sono stati investigati dal Nucleo spesa pubblica della Guardia di finanza, che ha ricevuto una delega specifica dai magistrati romani. La conclusione dell’inchiesta notificata nei giorni scorsi ad Agostini e Fabrizio Cobis (autorità di gestione dei fondi europei, ancora in carica al Miur) è solo un primo risultato delle indagini. Altri filoni sarebbero ora al vaglio della procura, mentre l’antifrode europea dovrà ora valutare l’eventuale richiesta di restituzione dei fondi concessi: solo per i 18 progetti contestati nella conclusione delle indagini si parla di una cifra di circa 315 milioni di euro.

La campagna di stampa “diffamatoria”. Ma l’indagine a carico conferma le inchieste del Fatto Il Fatto Quotidiano, che per Agostini sarebbe stato strumento “forse inconsapevole” di gruppi di interesse intenzionati a impedirne la nomina all’Isin in realtà ha riportato i risultati dell’inchiesta della Ragioneria dello Stato, che in buona parte confermano l’inchiesta giornalistica pubblicata nel novembre del 2012, prima della decisione delle commissioni parlamentari sulla nomina del direttore dell’Isin, e tornata attuale solo per l’evidente rilevanza pubblica della scelta del governo di puntare su Agostini. Gli articoli del 2012 – che non sono mai stati contestati formalmente da Agostini in questi due anni – si basavano su riscontri provenienti da documenti ufficiali e pubblici (Camera di commercio, Ufficio del territorio, etc.). Nel novembre del 2012 il Fatto quotidiano lo ha poi incontrato al Ministero dell’Ambiente, riportando poi la sua versione dei fatti negli articoli. Un brano di quell’intervista – registrata in video – è stata pubblicata su ilfattoquotidiano.it anche nei giorni scorsi. Aggiungiamo, infine, che il diretto interessato è stato cercato telefonicamente pochi minuti dopo la divulgazione della notizia dell’indagine della Procura di Roma. Agostini non ha però ritenuto di rispondere. Poi alle 21.45 è intervenuto con la sua lunga lettera.

Sollecitato via sms ha deciso poi di parlare e fornire la sua versione dei fatti, convinto di poterla sostenere fino in fondo, magari anche di fronte alle commissioni parlamentari competenti, qualora lo volessero. E mentre il ministro dell’Ambiente Galletti, che ha proposto il suo nome in Consiglio dei Ministri, ha fatto trapelare la possibilità di revocarlo, è Agostini stesso a non escludere il passo indietro per “ragioni di opportunità”. A precisa domanda, risponde che non scarta l’ipotesi delle dimissioni: “Ci sto pensando – dice – ma di certo non lo dico a voi; devo ancora incontrare il ministro Galletti e queste sono cose riservate”.