Reduce da quello scivolone, sul palco del Petruzzelli di Bari, che gli e’ costato la rottura del collo del femore, Franco Battiato compie oggi 70 anni, nell’anno del cinquantesimo anniversario della sua carriera musicale. Correva infatti il 1965 quando, nella Milano del boom industriale e delle mille possibilità, Battiato incideva, col vero nome di Francesco Battiato, il suo primo 45 giri: si trattava della reinterpretazione di L’amore e’ partito, brano col quale Beppe Cardile aveva partecipato, quello stesso anno, al Festival di Sanremo. E così via fino alla fine della decade dei Sessanta, con una progressiva affermazione nel ruolo di interprete e autore di canzoni di musica leggera italiana. Poi pero’ succede qualcosa: inaspettatamente arriva la crisi e, senza troppi convenevoli, nel ’69 Battiato abbandona la canzonetta leggera e chiude coi dischi per l’estate. Molla tutto, straccia contratti e parte per Londra alla volta del Vcs3, quel sintetizzatore che Peter Zinovieff, ingegnoso ideatore del futuristico apparecchio musicale, aveva ancora venduto in soli due modelli: uno al nostro Battiato e l’altro, appena un mese prima, ad un gruppo di giovani musicisti inglesi particolarmente avvezzi alla sperimentazione: i Pink Floyd.

Tornato in Italia il siculo Battiato inaugura, in compagnia di Pino Massara e della sua Bla Bla Records, quella stagione tanto elettronica quanto sperimentale che prende il via con la pubblicazione di Fetus (1971), il primo di otto lavori che, alla vigilia della stagione dei grandi successi pop, lo porteranno, col brano L’Egitto prima delle sabbie (1979), a vincere il Premio Stockhausen di musica contemporanea. Eclettico, imprevedibile, continuamente alla ricerca di nuovi codici tanto musicali quanto esistenziali, Battiato volta nuovamente pagina: siamo nel 1979 e lui, divenuto di colpo insofferente verso la musica contemporanea (quella stessa che, appena un anno più tardi, nel ritornello di Up Patriots to arms lo ‘buttera’ giù’), decide di chiudere con l’avanguardia e di tornare, ma a modo suo, al mondo della canzone: una canzone raffinata, ragionata, musicalmente e testualmente colta.

I dieci anni sperimentali lo hanno profondamente segnato e quello che il maestro catanese inaugura con l’Era del Cinghiale Bianco e’ un cammino, nella cosiddetta musica di consumo, assolutamente personale, sganciato dalle ‘regole comuni’ che governano lo show business e le classifiche pop. Un cammino che, passando per il traguardo del primo disco a superare in Italia il milione di copie vendute, La voce del padrone (1981), pian piano lo conduce verso quell’album, Fisiognomica (1988), che Papa Giovanni Paolo II vorrà ascoltare dal vivo nella Sala Nervi del Vaticano: Battiato, primo musicista pop-rock a tenere concerto nello Stato Pontificio, eseguira’ per l’occasione E ti vengo a cercare e L’Oceano di silenzio, due tra i suoi brani forse più assolutamente ispirati. Iniziano dunque gli anni delle opere e dei dischi votati al misticismo, con titoli come Genesi, Gilgamesh, Messa Arcaica, L’ombrello e la macchina da cucire e Cafe’ de la Paix, in omaggio quest’ultimo al leggendario caffè parigino nel quale Gurdjieff, maestro di vita e guru ispiratore di Franco Battiato, riusciva, nel continuo via vai di gente, a trovare la concentrazione necessaria per scrivere i suoi libri.

Giungiamo al 1996 e Battiato, di colpo, riconquista le vette delle classifiche con L’imboscata, l’album che contiene al suo interno quel brano che un sondaggio di Rtl 102,5 ha sancito come “la canzone d’amore italiana più bella degli ultimi anni”: facciamo ovviamente riferimento a La Cura. Altri album e altri successi, ma anche il cinema, la pittura e la televisione, sempre pero’ e rigorosamente a modo suo. Oltre a film e documentari come Perduto Amor, Musikanten (sulla parte finale della vita di L.V.Beethoven), Niente e’ come sembra e l’ultimissimo Attraversando il Bardo, Battiato conduce, nel 2004, un programma televisivo per Rai Doc da lui stesso ideato insieme al filosofo, amico e assiduo collaboratore Manlio Sgalambro: Bitte, keine reclame (Perfavore, niente pubblicità). Un titolo emblematico di quella che e’ sempre stata e continua a essere la linea ispiratrice della vita del maestro di Jonia: fuori il superfluo, solo l’essenziale. Oggi Battiato, in convalescenza e reduce dal tour europeo del suo Joe Patti’s experimental group, compie 70 anni, e noi gli auguriamo un futuro ancora foriero di sempre nuove scoperte, di sempre nuove frontiere da esplorare.