Coppie gay e fecondazione in vitro sono al centro dell’attenzione e i politici italiani fanno a gara per esprimere la propria idea. Sfruttando le dichiarazioni di Dolce&Gabbana, si susseguono i pensieri e le polemiche. La coppia di stilisti, in un’intervista, ha espresso preferenza per la “famiglia tradizionale”, non approvando i “bambini sintetici”. Dopo la netta presa di posizione di Elton John, non hanno tardato ad arrivare le opinioni dei politici italiani. Il senatore Carlo Giovanardi ha paragonato i “talebani gay” a nazismo e comunismo: “nel secolo scorso aberranti ideologie hanno massacrato interi popoli; questo secolo si apre con un violento attacco al diritto naturale, con metodi squadristi di aggressione a chi non condivide un ritorno a forme di schiavitù e di sfruttamento della povertà e della disperazione”. Della stessa opinione è il deputato di Area popolare (Ncd-Udc), Alessandro Pagano, che definisce la pratica dell’utero in affitto “di una violenza inaudita” e il botta e risposta tra le star come un “indecente spettacolo”.

A Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana, non è piaciuta la definizione di “bambini sintetici”. Secondo il Governatore siciliano, gay dichiarato, “ogni vita è sacra, qualunque sia il metodo con cui è stata generata”. Secondo Eugenia Rocella, parlamentare di Area Popolare e Vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, Elton John ha adottato un comportamento fascista. Boicottare gli abiti di Dolce&Gabbana per le loro idee, equivarrebbe a metterlo a tacere. “L’avversario va subito manganellato, e le sue idee non meritano alcun rispetto”. Gian Luigi Gigli, deputato di Scelta Civica, critica l’affitto dell’utero di una “schiava”, una “povera donna che per soldi si lascia portare via il bambino”. Elton John è attaccato anche dal senatore Maurizio Gasparri, che lo invita piuttosto a “dedicare una canzone alle persone omosessuali uccise dall’Isis”. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia, teme “una vera e propria fatwa alla stregua dei terroristi islamici”. Roberto Fiore approfitta dell’atmosfera per definire “inaccettabili” i diritti civili per le coppie gay. Il leader di Forza Nuova difende le dichiarazioni di Dolce&Gabbana, definendo le rivendicazioni gay come “una moda”, che “passerà come il ’68”. L’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, Cristina Cappellini, esprime “solidarietà a tutte le vittime dell’integralismo gender che attacca il matrimonio e la famiglia”.

E arrivano le prime prese di posizione anche dall’entourage dei due stilisti, con Giuliano Federico, direttore di Swide.com, settimanale di Dolce & Gabbana, che sceglie Facebook per annunciare le proprie dimissioni: “Credo che gli stilisti debbano fare gli stilisti e parlare con i vestiti. E credo che sia doveroso riconoscere a Stefano e Domenico l’ambiziosa e visionaria volontà di rendere il proprio marchio e le proprie creazioni di moda portatori di valori. Tuttavia, le recenti opinioni legittimamente espressa da Gabbana e Dolce nell’intervista al settimanale Panorama in merito a cosa sia una famiglia e quali siano le modalità con cui le persone possano legittimamente formare famiglia, dunque due valori che toccano il dibattito pubblico italiano, e non solo, sono totalmente incompatibili con la mia coscienza di essere umano del mondo contemporaneo e incoerenti rispetto al mio impegno di cittadino che partecipa al dibattito politico“.

Nel frattempo si mobilita anche il mondo dello spettacolo. All’hashtag boycottDolceGabbana hanno aderito, fra gli altri, Ricky Martin, Courtney Love e Martina Navratilova