A volte, grazie al cinema arrivi a comprendere elementi strutturali che vivi a tua insaputa. E’ la forza delle storie, della loro narrazione, della possibilità di centrare il punto e svelarti dettagli che avevi tralasciato. Da tempo cercavo un tassello che mi aiutasse a capire. ‘Still Alice mi ha aiutato a leggere il momento. Viviamo in una comunità affetta da una nuova malattia: esordio di ‘Alzheimer civico’.

Siamo di fronte ad un sistema che ci rende soggetti smarriti, che si perdono, che vedono la memoria disfarsi ed indietreggiare. Dobbiamo prendere appunti per fermare l’adesso che svanisce e concentrarci sul domani. Sparuti momenti ed episodi ci rammentano che abbiamo bisogno dei nostri ricordi, della nostra memoria per essere tra gli altri, mentre il processo di cancellazione procede inesorabile con una barra orizzontale che si riempie come quando scarichiamo un file. Lenta ma inesorabile viaggia da sinistra per raggiungere la fine. Ogni tanto si ferma per caricare, ma viaggia senza interruzioni.

Pochi e sparuti individui appaiono ed all’improvviso ci ricordiamo cosa eravamo, cosa è il mediterraneo, la democrazia, l’agora’. Un desiderio si affaccia, di rivoluzione ispano ellenica, ma poi svanisce sommerso da inconcludenti twitter che intasano l’adesso rendendolo del tutto inutile e vacuo. Ci perdiamo in parole nuove che non digeriamo. Sono pillole che sciogliamo sotto la lingua per dimenticare il dolore…che poi inesorabilmente tornerà’.

Jobs act, zero drag, spread…mentre intorno tutto sfuma e le urla della guerra si fanno sempre più assordanti. Un ragazzetto cinguetta buoni propositi non riuscendo a dare che cattivo esempio ed intanto spezzoni di memoria si perdono nei buchi neri dell’universo civico. Il senso delle parole si trasfigura e la comunicazione diventa sempre più un perpetuo brain storming che rende un risultato nato senza origine. L”Alzheimer civico’ non si può curare. Forse lo si può rallentare e sperare in arditi sviluppatori che riescano a creare applicazioni e strumenti che in futuro potranno  combatterlo. Ma la performance sembra un processo ineluttabile.

Ed allora cerchiamo sprazzi di ricordo nella musica, nelle parole, nelle voci che dovremo salvare dal grande imballaggio che si prepara. Sì perché alla fine, quando la memoria è piena si imballa e si colloca all’esterno. Si archivia nel vuoto. È la società dei consumi bellezza…liquida e rapida, efficace come un farmaco e progressiva nel determinare i nostri destini. L’arte, solo l’arte ci potrà ristorare, anche se solo temporaneamente e potrà rallentare fino a bloccarlo il processo di download che questa malattia civica ha avviato.vi

Negli ultimi due anni ho pubblicato due libri : ‘desktop’ ed ‘iBlog’, che rappresentano proprio la voglia di mettere al sicuro due periodi che il sistematico ‘Alzheimer civico’ tende a far scomparire. L’aveva intuito perfettamente Travaglio quando scrisse ‘La scomparsa dei fatti’ che questa malattia progressiva ci stava distruggendo.

‘Still Alice’ è un forte appello alla Resistenza civica che parte dall’individuo e che solo la molteplicità degli individui possono attuare. Le librerie oggi sono i “covi” dentro i quali rintracciare pezzi di noi stessi sopiti e svaniti. Mi sono fermato dieci minuti in una di queste zone eversive e quasi sempre a rischio chiusura. Ho preso in mano un vecchio libro dagli scaffali e mi sono letto la biografia di Gramsci…e con sorpresa mi sono accorto che non ricordavo più nulla di quella storia bellissima. L’Alzheimer civico aveva colpito ancora.