Cosa succederebbe se Farage vincesse le elezioni britanniche di maggio? Channel 4 ha provato a rispondere alla domanda con un docu-film andato in onda lo scorso lunedì, dove immagina ‘I primi 100 giorni dello Ukip nella stanza dei bottoni’; il (vero) giornalista del canale inglese, segue una (finta) deputata del partito di Farage, unica donna di origini indiane eletta alla Camera Bassa nelle file dello Ukip ed il vacillare delle sue certezze degli inizi dopo che l’ossessiva e monotematica retorica faragiana anti-immigrati diventa azione politica e scatena un inferno in Inghilterra. Nella fiction si immagina che la prima misura sia l’immediata uscita dall’Ue, seguita da una vera e propria militarizzazione delle frontiere e del territorio, con uomini della polizia impegnati a tempo pieno a rastrellare immigrati senza documenti alle fermate della metro, nei mercati, nei negozi e dietro i tornelli delle fabbriche. E mentre il Farage-premier istituisce una festa nazionale, come arma di distrazione di massa, le strade vanno a fuoco, riempite da nazionalisti e da antirazzisti che si fronteggiano.

Un buon lavoro con un ritmo discreto e le sequenze dei “riots” molto verosimili, che non ha spalancato le porte all’inferno in terra che profetizza (almeno non ancora) ma ha guadagnato a Channel 4 ben 1600 esposti all’Ofcom, l’autorità britannica di vigilanza sulle telecomunicazioni. (Quasi un record) Imbufaliti, manco a dirlo, gli uomini di Farage e lo stesso Nigel, che minacciano fulmini e saette contro la fiction “faziosa” che a detta loro, dipingerebbe lo Ukip come una scatola vuota ossessionata da “annunci e marketing”. Il messaggio del docu-film, indipendentemente dalla critica televisiva, è però chiaro e diretto: nell’era di internet e della società liquida, mettere su dal nulla un partito e vincere le elezioni è impresa non impossibile. Ma spenti i fuochi della festa e smaltita la sbornia bisogna governare e con gli slogan, non si governa.

Ciò che vale per il Regno Unito, vale a maggior ragione per l’Italia: vi immaginate Matteo Salvini che sale al Colle per ricevere l’incarico di formare il governo? Ne parlavo in un post di qualche settimana fa: lo scenario da film horror di una eventuale vittoria elettorale di Matteo Salvini (a dire il vero, a giudicare dai toni che usa, più che ad un film horror, verrebbe da pensare ad una commediaccia italiana degli anni ’80, una di quelle con Jerry Calà ed Ezio Greggio per capirci) segnerebbe anche la fine dell’innocenza, per il giovane leader; quando i suoi elettori si accorgeranno che oltre alla bulimia di status su Facebook, non c’è molto altro nei suoi piani anti-immigrati ed anti-Europa, cosa faranno? La docu-fiction sui primi 100 giorni dello Ukip al potere, tra le righe del prodotto commerciale per la tv, lancia un monito serio: un conto è parlare, un altro agire. Un conto promettere ai sostenitori di rastrellare ed espellere tutti i “clandestini”, un altro trovarsi a firmare decreti -che hanno effetti in tutto il paese- concentrando le risorse del comparto sicurezza sulla caccia agli irregolari.