Seconda serata di Sanremo, le pagelle di Silvia Truzzi

Carlo Conti: l’intervista alla meravigliosa Charlize Theron batte quella che finora deteneva un record: quella della Canalis a Robert De Niro.  Imbarazzante. 3

I tre fiori (del male). Emma e Arisa non si possono vedere: calcano il palco dell’Ariston come se fossero alla fiera della caciotta. Rocio è bella e abbastanza spigliata, peccato che gli autori le facciano dire solo sciocchezze. A lei 6, alle due aspiranti principesse 0.

Rocco Tanica. E’ la rivelazione di questo Festival. Intelligente, simpatico, veloce, mai volgare. Lo trasmettono in fascia protetta, oltre mezzanotte. Bravissimo: Leone deve fargli condurre il Festival. 9

Nina Zilli: Troppo emozionato il suo blues, non canta bene. Si presenta vestita con Vivienne Westwood made in Cina. Peccato, lei è brava e bella. 6

Anna Tatangelo: la signora D’Alessio studia da Mara Carfagna, ma la strada è ancora lunga. Il vestito è grazioso, meno muchacha del solito. La canzone, priva di testo, è orecchiabile. 5 e mezzo

Marco Masini: Lui non ci mancava, il brano è un po’ grossier. Per questo piacerà. 5/6

Il volo:  Sono una boy band lirica: per loro impazziscono in Nord e Sud America. Sarà una questione geografica, ma non convincono. La canzone è un po’ troppo kitsch. 5 e mezzo

Irene Grandi: il brano, dal primo ascolto di quindici giorni fa, migliora. Lei è cresciuta, anche nell’interpretazione. Non urla ed è una delle poche con un look non circense. 7

Raf: molto minimal la sua “Come una favola”, il contrario degli urlatori. Cosa resterà degli anni Ottanta? Lui. 6

I soliti idioti. La marcetta stile Cochi e Renato è divertente. Almeno è un altro suono, rispetto allo zucchero imperante in queste due serate. Ovviamente non è la Canzone mononota di Elio &c. 5/6

Lorenzo Fragola. Ha vinto X Factor, è uno dei tributi del Sanremo nazional popolare ai talent tanto di moda. La canzone non c’è, ma lui è garbato. Si farà? 5

Moreno. E’ un rap di luoghi comuni, la sua Oggi ti parlo così. 4

Bianca Atzei. E’ tanto carina: Carlo Conti doveva chiedere a lei di fare la valletta. Incomprensibile la sua partecipazione alla gara big. Urla. 3

 

Seconda serata di Sanremo, le pagelle di Michele Monina

GIOVANI

Kutso, voto 7. A parte il dettaglio che il loro nome andrebbe pronunciato all’inglese, Cazzo, e loro non hanno avuto il coraggio di dirlo, un po’ come quando mi chiamano Molina, per il resto è la sola canzone sentita fin qui degna di aver vita fuori dal palco dell’Ariston, in ambito giovani.

Kaligola, voto 4. Il 4 è un voto di incoraggiamento, perché il ragazzino ha solo 17 anni, e non gli si può tarpare le ali. Ma la canzone sarebbe suonata vecchia anche negli anni 90, con un retrogusto Zampaglione/Senigallia che non si può sentire.

Enrico Nigiotti, voto 3. I Tiromancino sono una band che ha segnato il pop di una decina di anni fa. Una band ancora attiva. Una cover band dei Tiromancino ci sembra improbabile. Tantopiù se invece di una band sono un solista.

Chanty, voto 4. Ha fatto più danni quel mix di jazz e musica rarefatta che fa tanto Malika Ayane della pellagra. Le mani che si muovono sinuose, poi, erano lì a sottolinearlo. Come dire, originalità questa sconosciuta. Peccato, perché la voce ci sarebbe anche stata. Messa al servizio di cose vecchie.

BIG

Nina Zilli. Voto 2. Nina è bella. Sensuale. Quest’anno non copia manco Mina, per cui non posso esibire il mio classico Mina Zilli. Stavolta imita Nina Simone, cui in effetti deve il suo nome. E mostra le gambe. Ma la canzone è talmente tanto uno standard che non arriva, come uno che si presentasse cantando Marcondirondello. Solo più brutta. Un blues, dice, in effetti fa piangere.

Marco Masini, voto 7. La canzone di Marco Masini, lo dico senza se e senza ma, è la più bella sentita al Festival. Io tifo Nesli, è noto, ma un po’ anche lui, non fosse altro perché una settimana fa gli ho passato la congiuntivite. Federica Camba e Daniele Coro, col nostro, hanno tirato fuori un bel brano, aperto, solido. Da risentire e risentire.

Anna Tatangelo. Voto, 2. La Tata ci spiazza, ammettiamolo. Ci immaginiamo che arrivi sul palco la muchacha sexy, invece arriva una che potremmo definire sobria. Potremmo. La canzone pure è sobria, nonostante l’abbia scritta Kekko. Sobria, non espolde mai, ma è sobria. Il testo, però, cita il vento, il cielo, la luna, e un po’ di agenti atmosferici, al punto da spingerci a chiedere: Kekko, quando comincerai a occuparti di interni?

Raf, voto 6,5. Raf è Raf. Punto. La canzone è sottile, giocata su un filo lieve. E la voce del nostro, dal vivo, non è mai stato un punto di forza. Ma Raf è Raf, e nonostante il truccatore si fosse fatto prendere dalle sue tossicodipendenze al momento di prepararlo, ha regalato comunque emozioni. Un brano che si carica e non esplode mai, come deve essere. Da ascoltare registrata.

Irene Grandi, voto 6,5. Verrebbe da gridare al complotto, ma le canzoni migliori sentite fin qui arrivano dalla Toscana, almeno stasera. Spiazzante, nel suo essere melodica e sghemba, mai sopra le righe. Bella storia questa nuova versione della cantautrice fiorentina. Bentornata.

Il Volo, voto 10. Hanno vinto loro. Non c’è storia. Sono loro i campioni del Festival di Sanremo del 1965. Poco conta che loro hanno appena vent’anni, e dovrebbero strafarsi di ecstasy e ballare la EDM. Loro fanno musica che manco Al Bano. E la fanno bene. A me, personalmente, questa canzone fa orrore. Ma vincono. Eccome se vincono.

Fragola, voto 5. La canzone c’è, diciamolo pure. Si sente la mano di Cogliati. E forse anche quella di Fedez, sapessi com’è fatta. La canzone c’è. Leggera. Mai impegnativa. Leggera. Leggera, non so se l’ho detto. Manca il cantante. Lui non c’è proprio. Fa le facce, sì. Scrolla le spalle. Ma non canta. Forse ha visto Grignani e pensa si faccia così. La canzone c’è. Leggera. Sarà una hit, temo.

Biggio e Mandelli. Voto NC. La canzone è una citazione musicale di certi motivi di Cochi e Renato, di Jannacci, volendo essere larghi di manica. Tanto. Troppo. Loro non sono neanche male. Ma sta roba l’abbiamo già sentita. E quella che avevamo sentito era meglio. Perché? Questa la domanda da farsi e da far loro: perché?

Bianca Atzei. Il voto non lo conosco. Come non conosco Bianca Atzei. Ho messo in dubbio il fatto che Lara Fabian fosse una star internazionale, non so se si è notato. Di Bianca Atzei mi chiedo proprio perché sia lì, come del resto me lo chiedo per Fragola, che però almeno ha una bella canzone. Questa di Kekko, invece, è robetta. Ancora vento. Una sola frase si salva: tu non puoi capire. Esatto.

Moreno, voto 3. Madonna quanto ha stufato sto pop rap acqua e sapone. La canzone ha le spalle larghe come il rapper in questione, tipo trenta centimetri. Zero flow. Zero testo. Base decisamente meglio. Lui ha la simpatia di una supposta cascata nella sabbia (cit.). Nesli, convertitosi alla forma canzone, gli ha lasciato il ruolo di rapper. Sperò se ne penta.

Carlo Conti, voto 6. Stasera va meglio. Meno sbavature. Meno vallette. Meno comici che non fanno ridere (anche se Pintus prova a rovinare tutto). Tutto più asciutto e coeso. Poi, è chiaro, se metti in scaletta Biggio e Mandelli, Moreno e Bianca Atzei di fila, qualcosa scricchiola, ma complici le canzoni migliori, stasera fila tutto via più liscio. Bene. Se fosse finito un’ora prima sarebbe stato anche meglio. Unico neo, chiamare Conchita Wurst Tom e non farle il baciamano. Comunque, continua così.

Emma e Arisa, NC. Non si sono viste. E non ci sono mancate. Pensavamo in una nuova gara, è vero. Ce l’eravamo pure augurata, ma non ricordavamo che su quel palco sarebbe passata Charlize Theron, che avrebbe ammazzato qualsiasi competizione a riguardo. Rocio, lacrime sull’omaggio a Mango a parte, non pervenuta manco stasera.

 

Seconda serata di Sanremo, le pagelle di Domenico Naso

GIOVANI
Kutso 7
Band scanzonata, pezzo piacevole, anche se non proprio originalissimo. Passano il turno contro il giovanissimo Kaligola ed è giusto così.

Kaligola 5
Diciassettenne rapper romano, è la mascotte di questo Festival e viene voglia di abbracciarlo. Ma il pezzo non è indimenticabile e anche la sua tecnica deve migliorare. Il tempo c’è.

Enrico Nigiotti 5
Era scappato da Amici a gambe levate e per un paio d’anni non se n’è più saputo nulla. Ora rientra nel mondo musicale dalla porta principale ma è la solita copia di mille riassunti. Passa il turno a spese di una Chanty che meritava migliore sorte.

Chanty 6
Un po’ troppo clone di Malika Ayane, è vero, ma nella sfida contro Nigiotti era stata la migliore. Torna a casa, purtroppo. Ma in fondo di Sanremo chi se ne frega. C’è il mondo reale, fuori dall’Ariston.

BIG

Nina Zilli 6
Contavamo molto nella sua canzone per risollevare, anche solo in parte, le sorti misere di questo Festival. E invece la brava Nina non spicca il volo. Il pezzo non è nemmeno male, ma è troppo al di sotto delle aspettative.

Marco Masini 6
Torna alle origini con un pezzo paraculissimo. Magari non ci piace, ma funziona. Probabilmente si piazzerà tra i primi dieci. A volte ritornano.

Anna Tatangelo 5
A sorpresa vince la gara dello stile. Outfit impeccabile. Persino sobrio. Canzone banalissima, ma non è la più brutta sentita all’Ariston. E anche questa è una novità. È tra i quattro a rischio eliminazione. E forse stavolta non lo meritava.

Raf 4
Scialbo. E ci si aspettava tanto dopo 24 anni di assenza. Sembra spento, e dispiace. E forse sarebbe stato meglio prolungare l’assenza.

Il Volo 0
Tre ragazzini posseduti dallo spirito di Claudio Villa. Si piazzeranno benissimo, purtroppo. Ma persino la musica italiana ha fatto qualche passo avanti da Binario triste e solitario.
La canzone è l’ennesima stucchevole riproposizione del “bel canto all’italiana”, il nostro peccato originale. Hanno avuto successo in America? Anche Al Capone, se è per questo. Ma non me ne vanterei…

Irene Grandi 7
Finalmente matura, smette i panni della rocker e confeziona un testo bello e non banale. Magari musicalmente il pezzo è troppo mogio, ma dopo Malika Ayane è la cosa migliore di questo festival.

Lorenzo Fragola 6
Molto emozionato e si è sentito. Ma la canzone non è da buttare. È l’unico che prova ad avere un minimo respiro internazionale. Apprezziamo il tentativo, non completamente riuscito.

Biggio e Mandelli 2
Nel Sanremo più noioso della storia si adeguano anche loro con una canzone che non graffia. Cochi e Renato sono lontani anni luce. In confronto persino “Il babà è una cosa seria” di Marisa Laurito diventa un pezzo di protesta sociale. A rischio eliminazione.

Bianca Atzei 3
Si è parlato persino troppo della sua presenza al Festival. Non è abbastanza famosa? No, non lo è. E neppure una macchina da guerra discografica e promozionale potrà mai smentire questo dato di fatto. Il pezzo è scritto da Kekko Silvestre dei Modà. E si sente, purtroppo. A rischio eliminazione, appunto.

Moreno 4
Niente da segnalare. Il rap a Sanremo non funziona e si sa. Se poi Moreno porta un pezzo decisamente deludente, il quadro è completo. Occasione sprecata, e infatti è tra gli ultimi quattro a rischio.