Sei anni di carcere per l’ex sindaco di San Luca, arrestato nel dicembre 2013 nel’ambito dell’inchiesta “Inganno”. Lo ha deciso il gup al termine del processo che si è celebrato a Reggio Calabria con la formula del rito abbreviato. Sono stati condannati anche l’ex assessore all’Ambiente del Comune della Locride, Francesco Murdaca (5 anni) e Francesco Strangio (8) mentre è stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso Giuseppe Cosmo, di 37 anni. L’ex sindaco Sebastiano Giorgi aveva guidato il Comune di San Luca fino al giugno 2013 quando il governo ha disposto lo scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose.

Stando alla ricostruzione fatta dai pm Nicola Gratteri e Francesco Tedesco, infatti, Giorgi sarebbe stato eletto con i voti della ‘ndrangheta e avrebbe favorito le cosche. L’ex sindaco avrebbe assegnato alle ditte mafiose gli appalti per la metanizzazione del territorio e tutta una serie di lavori pubblici che dovevano essere eseguiti con urgenza.

Con l’operazione “Inganno”, la Dda ha fatto luce anche sulla gestione dell’area mercatale durante la festa della Madonna della Montagna al Santuario di Polsi. Area che sarebbe stata controllata dal boss Francesco Strangio, detto “Ciccio Boutique” il quale avrebbe assegnato le concessioni secondo il pagamento di una quota alla cosca di ‘ndrangheta. È lo stesso Strangio che, per i pm, sarebbe stato uno dei grandi sostenitori della candidatura alle elezioni regionali dell’ex sindaco Giorgi nella lista ”Libertà Autonomia – Noi Sud” a sostegno della coalizione di centrodestra.

Qualche mese prima di essere arrestato, l’ex sindaco aveva contestato lo scioglimento del suo Comune per mafia in un’intervista alfattoquotidiano.it durante la quale aveva criticato la scelta del governo di inviare i commissari prefettizi a San Luca. Nell’inchiesta “Inganno” era stata arrestata anche Rosy Canale, fondatrice del movimento “Donne di San Luca”, scrittrice di libri sulla ‘ndrangheta e vittima delle cosche mafiose della Locride. La donna, ritornata libera il 31 dicembre del 2013, è accusata di truffa e peculato per la gestione dei finanziamenti ottenuti dalla sua associazione. Reati per i quali, Rosy Canale è sotto processo davanti al Tribunale di Locri.