Rosy Canale, paladina dell’antimafia, è stata scarcerata. Il provvedimento del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria le è stato notificato dai carabinieri nel pomeriggio di oggi. La fondatrice del movimento “Donne di San Luca” era agli arresti domiciliari da quasi tre settimane, dopo che il gip ha confermato la richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Resta l’accusa di truffa e peculato che i magistrati di Reggio Calabria contestano a Rosy Canale che, con con il suo movimento e la fondazione “Enel Cuore”, aveva ottenuto l’affidamento di uno stabile confiscato alla cosca Pelle di San Luca e un finanziamento di 160mila euro per allestire la sede dell’associazione antimafia.

Cosa che è avvenuta solo in parte. La paladina dell’antimafia, infatti, secondo gli investigatori avrebbe intascato quei soldi e li avrebbe utilizzati per motivi privati.

Stessa sorte anche per i 40mila euro che la prefettura le aveva assegnato per il progetto “Le Botteghe artigianali” che doveva servire a promuovere l’attività manifatturiera del sapone. Piuttosto che valorizzare e finanziare l’impegno delle donne di San Luca che avevano aderito al movimento, Rosy Canale acquistava direttamente il sapone da rivendere con il logo della sua associazione.

Denaro pubblico che era stato elargito dalla presidenza del Consiglio regionale della Calabria e che Rosy Canale avrebbe utilizzato per acquistare una minicar, ma anche le hoogan per la figlia e le borse Louis Vuitton. Una Fiat 500, la presidente delle “Donne di San Luca” l’ha comprata con i soldi del Ministero della Gioventù, all’epoca guidato da Giorgia Meloni.

Con l’ex ministro, Rosy Canale si è anche incontrata nel 2010, lo stesso anno in cui ha ricevuto una medaglia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Giorgia vedi che cazzo devi fare e mi dai un posto e uno stipendio nel tuo ministero”. Sono questi i propositi con i quali Rosy Canale programma l’appuntamento con il ministro Meloni.

“Giorgetta mi ha dato un finanziamento di 18500 euro”. Nell’auto, comprata con i soldi destinati a progetti antimafia, c’era una microspia dei carabinieri che riassumono così un’intercettazione finita nell’ordinanza di custodia cautelare: Rosy dice che “la stessa Meloni le ha detto di fare quello che vuole con i soldi e di spenderli a sua discrezione e lei ha comprato la macchina e si è fatta fare la fattura a noleggio”.

Dalle carte dell’inchiesta sono emerse anche le velleità politiche dell’indagata che, nel 2010 voleva candidarsi alle regionali. Una campagna elettorale che alla fine non la vedrà in lista, ma che ha registrato i contatti tra Rosy Canale e Italia dei Valori. Ma soprattutto con l’ex segretario del Socialisti Italiani Saverio Zavettieri e con con l’ex senatore del Pd Luigi De Sena che avrebbe portato il curriculum dell’arrestata alla senatrice Anna Finocchiaro.

Nell’inchiesta, denominata “Inganno”, era stato arrestato anche l’ex sindaco di San Luca Sebastiano Giorgi che sarebbe stato eletto con i voti della ‘ndrangheta e avrebbe favorito le cosche. Alle ditte mafiose, infatti, Giorgi avrebbe assegnato gli appalti per la metanizzazione del territorio e tutta una serie di lavori pubblici che dovevano essere eseguiti con urgenza.

Ritornando alla scarcerazione di Rosy Canale, i giudici del Riesame hanno accolto la richiesta dell’avvocato Giancarlo Liberati che ha fornito alcuni documenti circa l’utilizzo delle somme ricevute dal movimento “Donne di San Luca”.

Resta comunque aperto in Calabria il problema dell’antimafia e dei soldi pubblici destinati alle associazioni più attente alla partita iva che alle reali iniziative di contrasto alla criminalità organizzata. Associazioni che, negli ultimi anni, hanno creato falsi simboli dietro i quali si nasconde un business da centinaia di migliaia di euro.