Sono già iniziate le due battaglie che faranno vincere o perdere la rielezione al sindaco di Milano Giuliano Pisapia: la battaglia della casa e quella dei trasporti. La terza, quella dell’Expo, comincerà il 1 maggio e si vedrà. Intanto però su casa e trasporti l’intero centrosinistra milanese si sta giocando la faccia. Sulla prima ci sono segnali positivi: è bastato far vedere che si torna a una gestione seria delle case popolari per far crollare le occupazioni abusive. Erano 90 nell’ottobre 2014, 60 a novembre. Poi è arrivato lo scatto del Comune e il protocollo firmato da Comune, Regione, Aler e forze dell’ordine: e le occupazioni sono crollate. Solo 17 a dicembre. E ben 106 tentativi di ingresso abusivo sono stati sventati in flagranza, cioè entro poche ore dallo sfondamento delle porte.

Non c’è stato bisogno di mostrare i muscoli e rilasciare dichiarazioni incendiarie (che alzano la tensione sociale e accrescono il pericolo di scontri): è bastato far vedere che la pubblica amministrazione c’è e ha ripreso a curarsi delle case popolari e a far rispettare le regole. Il Comune è tornato a gestire (tramite Mm) il suo patrimonio di case popolari (29 mila), tolte all’Aler, controllato dalla Regione e responsabile per anni di una gestione lassista, dissennata e scandalosa. Ora però si deve dare risposte alle 20 mila famiglie in attesa di un alloggio, utilizzare i 10 mila appartamenti popolari vuoti, ristrutturare quelli inabitabili o degradati.

La seconda battaglia sarà più “politica”: si gioca sui soldi che governo e Regione daranno – o non daranno – a Pisapia per far funzionare metropolitane, tram e autobus nell’anno cruciale dell’Expo. Il presidente “verde” della Lombardia Roberto Maroni sta facendo di tutto per mettere in difficoltà il collega “arancione” del Comune: gli ha tagliato ben 17 milioni di euro dal contributo regionale per i trasporti per il 2015. Questo taglio si aggiunge a quello del governo: Milano aveva chiesto 42 milioni per far fronte all’aumento dei viaggiatori nei sei mesi di Expo e ne ha ricevuti solo 35, quindi 7 in meno.   

Intanto – fanno notare dentro l’amministrazione Pisapia – Maroni finanzia con ben 20 milioni la Brebemi, la nuova autostrada Milano-Brescia che è nata promettendo di non chiedere neppure un centesimo di denaro pubblico e che si è dimostrata, nei suoi primi mesi di vita, un assoluto fallimento: pochi utenti e conti in rosso. E ti credo: la direttissima Brescia-Milano, che dovrebbe alleggerire il traffico sulla parallela A4 Milano-Bergamo-Brescia, ha i pedaggi più cari d’Italia e in compenso non solo non ha né un autogrill né una pompa di benzina, ma è così mal collegata, ai due estremi, con Milano da una parte e dall’altra con la A4 a Brescia, che chi la usa per andare da Milano a Brescia (o viceversa) finisce per impiegare più tempo che con la A4. Insomma: l’unica opera finita in tempo per Expo si è dimostrata inutile ed economicamente fallimentare.   

E Maroni allora che cosa fa? Corre in aiuto, con soldi pubblici, ai signori dell’autostrada – capofila, il gruppo Gavio – regalando loro 20 milioni tolti ai trasporti pubblici milanesi. È il salvataggio pubblico di un’impresa fallimentare. Ed è, oltretutto, un bello scherzo, nell’anno di Expo: i visitatori nei sei mesi dell’esposizione non saranno i 20 milioni promessi, ma saranno comunque tanti e peseranno sul sistema dei trasporti di Milano. Se faranno andare in tilt la città, Pisapia sarà indicato come il sindaco incapace di gestire l’evento. Ecco dunque l’effetto politico della scelta di Maroni: un aiutino a Gavio e uno spintone al sindaco arancione, alla vigilia delle elezioni che dovranno riconfermarlo o bocciarlo alla guida della città.  

@gbarbacetto

Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2015