Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace e incontro tra popoli”. Così, con un tweet sul suo account ufficiale @Pontifex, Papa Francesco si è unito alle celebrazioni della Giornata della memoria, 70 anni dopo la fine della Shoah. La Santa Sede è sempre più determinata a fare luce su quegli anni con i silenzi di Pio XII, di cui è in corso il processo di beatificazione, da alcuni definito il “Papa di Hitler”. Il prossimo 2 marzo, anniversario della nascita e dell’elezione di Pacelli, proprio in Vaticano si terrà l’anteprima mondiale del film inchiesta su Pio XII, intitolato “Shades of Truth”, scritto e diretto dalla regista Liana Marabini, che a maggio sarà presentato al festival di Cannes e a settembre a Philadelphia in occasione dell’ottavo incontro mondiale delle famiglie a cui parteciperà Bergoglio.

La pellicola, prodotta da Condor Pictures in associazione con Liamar Media World, rappresenta un tassello importante per il processo che dovrebbe portare al più presto Pacelli agli onori degli altari perché è stata realizzata attraverso testimonianze inedite di alcuni degli ebrei salvati da Pio XII. Una beatificazione che, come ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle cause dei santi, si potrebbe tenere subito, anche senza il miracolo, come avvenuto per san Giovanni XXIII, se solo Papa Francesco lo volesse. Infatti, per Pacelli è già stato emanato il decreto vaticano che ne attesta l’eroicità delle virtù che è l’unico elemento veramente indispensabile per la beatificazione. Ma c’è ancora chi lo accusa di essere stato filonazista.

La pellicola della regista Marabini, la cui sceneggiatura è basata su una documentazione storica di oltre 100mila pagine, smentisce completamente questa posizione dimostrando, carte inedite alla mano, che Pacelli, con la sua opera silenziosa in favore degli ebrei, è stato lo “Schindler del Vaticano”.

“Ne ha salvati dalla deportazione e dalla morte – racconta la regista a ilfattoquotidiano.it – più di 800mila: è un numero impressionante. Questa azione è stata compiuta in vari modi: dalle lettere e disposizioni che impartiva ai vescovi del mondo intero, nelle quali raccomandava l’assistenza a 360 gradi agli ebrei in pericolo, alle case e strutture della Chiesa, perfino all’interno delle mura vaticane, in particolare nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo, dove li nascondeva. Un aiuto – sottolinea Marabini – non solo spirituale, ma anche materiale. Un autentico esempio di coraggio e per questo il film vuole fargli giustizia”. La stessa posizione di Papa Francesco che ha sempre ricordato che “nella deportazione degli ebrei di Roma molti istituti religiosi, monasteri e le stesse basiliche papali, interpretando la volontà di Pio XII, hanno aperto le loro porte per una fraterna accoglienza”.

Liana Marabini, che è anche autrice della sceneggiatura, è andata alla ricerca della verità attraverso lo studio dei documenti vaticani riservati e l’ascolto delle testimonianze inedite dei superstiti. “Ho studiato e letto – racconta la regista – tutto quello che era possibile e perfino inimmaginabile. Ho consultato centinaia di fonti storiche, in Vaticano e in altri luoghi. Ho incontrato persone, ho ascoltato e registrato le loro testimonianze, le ho filmate mentre evocano Pio XII con le lacrime agli occhi: sono tutti ebrei. Qualcuno ha più di novant’anni, altri sono discendenti, per lo più figli e nipoti, di ebrei salvati dal grande Pontefice, altri ancora esistono grazie a lui”.

Il film è stato girato tra Roma, Asti, Berlino, New York, Lisbona e ovviamente nel territorio della Santa Sede. Dopo l’anteprima mondiale in Vaticano, uscirà in 335 sale cinematografiche italiane, in 280 sale francesi, in Belgio, Germania, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Spagna e Portogallo, per poi approdare in televisione.

Twitter @FrancescoGrana