festival delle scienzeLa serata più bella del Festival delle Scienze è stata organizzata dall’Infn, e ora ve la racconto. Roma, Auditorium, venerdì scorso. Il titolo era “Quello che non so”, si è trattato di uno spettacolo teatrale, misto musica, misto esperimenti, misto molte chiacchiere. E speriamo vengano fatte altre mille così. Argomento di punta: la materia oscura, a corredo giocoleria e quadri di sabbia in jazz. I fisici presenti sul palco erano: Fernando Ferroni (presidente dell’Infn), Antonio Masiero (il suo vice), Camilla Maiani (ricercatrice del lab Cea) e in collegamento da Ginevra, il direttore del Cern, Fabiola Gianotti.

Le domande, i dubbi che si ponevano erano tantissimi: spaziavano dalle ultime scoperte nei laboratori di ricerca, ai luoghi comuni che vengono raccontati sul Big Bang, dagli interrogativi sulla vita, alle questioni di stretta attualità. Non fornivano risposte, ma incrementavano la voglia di sapere di ciascuno dei presenti. Una celebrazione del dubbio, declinato tra fisica, biologia, psicologia e linguistica, e del modo di penetrarlo che è proprio del metodo scientifico. Si è parlato di energia oscura e asimmetria tra materia e antimateria. Dell’esistenza di universi paralleli e della possibilità di viaggi nel tempo.

Gli scienziati hanno condiviso la scena con lo scrittore Stefano Benni, voce narrante della serata, gli artisti Ivan Bert, alla tromba, Rémi Lasvenes, giocoliere e mimo della Compagnie Sans Gravité, e Gabriella Compagnone, sand artist. Tutto molto bello.

Uno spazio importante è stato riservato al Meet Lhc, piccola mostra dedicata ai 60 anni del Cern e al contributo italiano ai suoi successi, in cui si è potuto ripercorrere la storia dell’Lhc, il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato. É stato ricordato anche l’uomo dell’anno appena concluso, il 2014 (secondo la rivista Nature, è nella lista di dieci), il cui nome è Andrea Accomazzo: l’italiano che ha guidato la sonda Rosetta nel suo viaggio di oltre sei miliardi di chilometri fino alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. festival delle scienze1

Volevo infine segnalare un libro di neuro-scienza che ho conosciuto durante questa serata all’Auditorium, il titolo è “Come cambiare la propria vita (sfruttando il potere segreto del cervello)”, scritto da David DiSalvo (editore Bollati Boringhieri, 20 euro, 272 pagine). Il sottotitolo è: il cervello è capace di riconoscere le proprie fissazioni e i propri trabocchetti. E’ una sorta di sfida, un gioco per andare oltre, un pochino più in là con la propria testa. DiSalvo descrive come funziona il pensiero e ci regala trenta ricette per vivere meglio (ricette nel senso di intuizioni pratiche); fa leva sulle capacità adattive del cervello, un potente strumento che si può tenere sotto controllo tramite i suoi feedback e la metacognizione.

E se non avete fatto in tempo a passare all’Auditorium, Meet Lhc (completa ora di questo componente originale proveniente dal Cern) giovedì si sposterà per una settimana in piazza Mignanelli (in pratica: piazza di Spagna), qui a Roma. Ne vale la pena.