Le elezioni di domenica in Grecia segneranno con ogni probabilità, in caso di vittoria di Alexis Tsipras e di Syriza, un’occasione senza precedenti per cambiare verso alle politiche europee che stanno provocando, ovunque nel vecchio continente, una situazione di recessione, aumento della disoccupazione, insoddisfazione di fondamentali diritti sociali, in netta violazione dei documenti giuridici su cui l’Europa dovrebbe basarsi, a cominciare dalla Carta sociale europea e dalla Carta europea dei diritti fondamentali.

E’ chiara la duplice richiesta all’Europa contenuta nel programma di Syriza: emanciparsi dalla sottomissione alla Troika che sta provocando danni sociali ed umani senza precedenti in Grecia, ridiscutere il debito estero, sulla base di un’inchiesta conoscitiva che renda pubblici nomi e qualità dei creditori, natura degli atti giuridici che hanno condotto alla sua accumulazione, finalità delle spese effettuate. In altre parole, occorre procedere al recupero della sovranità dello Stato greco, gravemente e irresponsabilmente alienata in questi ultimi anni a potenze esterne (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale), che hanno fatto carne di porco della popolazione greca e dei suoi diritti inalienabili.

Ciò dimostra le indubbie valenze internazionali e universali della vittoria di Syriza e del dibattito in seno all’Europa che essa sta immancabilmente per aprire. Un’occasione per mettere finalmente sul banco degli accusati Angela Merkel e la dominazione tedesca sull’Europa, di cui sono vittime tutti i cittadini europei (maggioranza della popolazione tedesca compresa), ma soprattutto e in primo luogo i popoli dell’Europa mediterranea. Ma anche per porre in discussione il dogma neoliberista della subordinazione della politica e della società agli imperativi della finanza. Procedere all’eutanasia del redditiere seguendo il suggerimento formulato da Keynes rappresenta oggi un imperativo urgentissimo per restituire un futuro alle nostre società, e soprattutto ai giovani.

Quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni in Europa costituisce in effetti una sorta di parodia della democrazia. E la gente lo ha capito, come dimostra il fatto che i votanti sono in calo ovunque. Tendenza che può essere invertita solo laddove, come domenica prossima in Grecia, torna in gioco un’alternativa effettiva al dominio dei mercati.

Occorre quindi sperare che la vittoria di Tsipras metta in gioco le migliori energie dell’Europa mediterranea e non solo, affinché questa alternativa torni a vivere anche in altri Stati, come la Spagna, dove è probabile un’analoga vittoria di Podemos, il cui leader ha partecipato con Tsipras al comizio finale di ieri ad Atene.

Il Portogallo, dove pure è possibile una vicenda analoga. E la nostra amata Italia, oggi soggiogata da un’alleanza davvero indicibile fra il pregiudicato capofila dei corrotti ed evasori fiscali e il suo imitatore in sedicesimo che tentano oggi di liquidare la democrazia parlamentare con le loro cosiddette riforme.

Si profila quindi la possibilità di una valanga che, a partire dal Mediterraneo, si abbatterà sull’attuale Europa serva del capitale finanziario internazionale. O riuscirà a cambiarne a fondo le politiche, dando la giusta priorità ai diritti e ai bisogni dei cittadini europei, ovvero ne risulterà travolta e bisognerà pensare, sulla base del necessario recupero della sovranità nazionale, a nuove forme di integrazione regionale e cooperazione internazionale.

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