Ecco come inizia la giornata un italiano, in Sicilia, e come la inizia, lo stesso italiano, a Londra.
Ore 7.30 a.m. di un giorno qualunque del mese di gennaio.
Suona la sveglia, in Sicilia, nella quiete sicula di un paese in provincia di Palermo, dove l’unica cosa che si ode al mattino è, forse, il rumore delle onde del mare.
L’italianoinItalia” posticipa la sveglia di un’oretta prima di andare a lavoro. Indossa un jeans, una camicia ed una giacca.
Fuori c’e’ il sole.
Torna dentro e prende gli occhiali da sole per poter guidare “il motore” fino al posto di lavoro.
Prima, però, si ferma al bar di fiducia sotto casa per fare colazione con un bel caffè espresso, leggermente macchiato, con una spolverata di cacao sopra, una spremuta fresca di agrumi ed una bella “iris” alla ricotta.
Il tutto al solito prezzo di 2,80 euro tutto incluso.
(L’acqua, “con le palline o senza” è gratis).
Sfoglia il quotidiano gratuitamente sul tavolo del bar e poi si mette in sella alla sua Vespa con una leggera brezza che gli accarezza il volto.
Dopo 10 minuti davanti a lui si intravede il Posto di lavoro ed è carico per iniziare a Lavorare.

Ore 7.00 a.m. dello stesso giorno qualunque, dello stesso mese di gennaio, ma a Londra.
L’italianoaLondra” si sveglia con l’inconfondibile (ed indescrivibile) rumore della City, già sveglia da qualche ora.
Così si alza repentinamente senza neanche aspettare la sveglia, indossa uno (facciamo due) paia di calze, un paio di Jeans, una t-shirt, un maglione, una felpa con la zip ed il cappuccio, un piumino, una sciarpa, un cappello ed un paraorecchie.
Va in cucina, in condivisione con altre 6/7 persone, che la sera prima hanno lasciato i piatti sporchi, riempie il bollitore d’acqua (invenzione tutta english), prende una tazza termica molto capiente da portarsi “on the road” e vi versa al suo interno un bel cucchiaio di Nescafè.
Infine apre il frigo prende una bottiglietta di orange juice (comprata al Tesco ad 1 pound la sera prima) e, se gli va bene, mordicchia un muffin (solo se ha tempo s’intende, dopo una rapida doccia con acqua, rigorosamente, solo calda o solo fredda per mancanza del miscelatore nei meno moderni bagni inglesi).
La stessa colazione, non made at home, sarebbe costata, in caffetteria, il modico prezzo di 7.50 sterline (più di 10 euro per intendersi) considerato che il Caffè Americano costa 2.80 pound, l’orange juice in bottiglietta, con conservanti e coloranti all inclusive, 2.40 pound ed il muffin 2.30. Ah, dimenticavo, ovviamente solo la “tap water” è gratis (acqua dalla canna per dirla alla siciliana).
Esce di corsa con il caffè americano che utilizza come scaldamano.
Fuori piove.
Rientra per prendere l’ombrello.
Da quel momento inizia la frenetica corsa verso l’underground (metro) con l’intento di entrare nel treno delle 7.40 a.m. (nel suo spazietto da compressione per acciughe sottovuoto).
Da qui, due cambi linee e circa 14 fermate prima di arrivare, dopo 1 ora e quaranta, sul posto di lavoro prestando attenzione al “mind the gap between the train and the platform” dopo aver, al volo, afferrato il giornale gratis dalle cui immagini si scopre sempre l’ultimo vestitino scelto per il royal babe.
Ora anche “L’italianoaLondra” può iniziare la Giornata.

Ecco, questi sono due “inizi a confronto” che rispecchiano due tenori di vita palesemente agli antipodi.
Forse non tutti leggendoli vi si rispecchieranno ma forse molti altri sì.
Potrei continuare fino alla fine della giornata ma se il buongiorno si vede dal mattino… credo possa bastare.
Non importa che lavoro Costui stia facendo, a Palermo o a Londra.
Cameriere o Avvocato che sia la verità è che ciò che è differente è l’attitudine alla routine e dunque alla vita.
Ci si è chiesti più e più volte da dove nasca proprio quella spinta vitale che dà al primo, L’italianoinItalia, la forza di scegliere di essere il secondo, L’italianoaLondra.
Perché, in altri termini, l’italiano è disposto a rinunciare a “tanto” per nulla, abbassando il suo tenore di vita pur di stare a Londra?
Cosa lo spinge ad abbandonare persino l’iris alla ricotta del bar di fiducia per scegliere la pioggia londinese, la convivenza con sei persone, il misero stipendio da cameriere di 6.50 pound ed i paraorecchie?
Forse Lavorare a Londra come cameriere fa figo?
Forse è, come dicono in tanti ormai, “una moda”?
In realtà la risposta non è così riduttiva.

Credo di riuscire a capire perché L’italiano scelga di esser”L’italianoaLondra” pur soffrendo ogni giorno.
Solo ora che ho scelto di essere L’italianaalondra, dopo 6 mesi trascorsi qui e dopo aver osservato ed intervistato gli italiani qui (le cui storie son raccolte nel mio blog) posso azzardare una risposta.
La scelta di cambiare tenore di vita, di abbandonare la “bella Italia”, di scegliere il Freddo ed il Nescafé è solo una reazione. Una reazione all’insoddisfazione del nostro Paese che continua ad infrangere i sogni di tanti giovani italiani con concorsi truccati, dottorati manipolati, tangenti da pagare o ritmi di lavoro estenuanti non pagati.
Ma non illudiamoci che a Londra sia tanto diverso, non illudiamoci che là ci sia la fantomatica “meritocrazia” che attende a braccia aperte L’italianoaLondra.
No, non lo è ed il più delle volte il doloroso trasferimento diviene solo la reazione di un italiano sconfitto.
Eh già, sconfitto dal solo fatto di non essere riusciti a cambiare il proprio Paese o forse di non averci neanche provato.
Il confronto fa bene, aiuta a cambiare la coscienza sociale e, forse, un giorno, L’italianoaLondra sceglierà di tornare ad essere L’italianoinItalia e ricomincerà a lottare per quei sogni che cercava di realizzare, con sofferenza, altrove.

di Flavia Zarba, giornalista freelance, per raccogliere le testimonianze degli italiani qui a Londra ho scelto il blog “lamialondra.over-blog.it

 

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