Esistono altri mondi paralleli al nostro? Cosa accade all’interno di un buco nero? Com’è fatto il 96% dell’universo? La risposta più corretta a questi, come a tanti altri quesiti di natura scientifica, è “non lo so”. Nella scienza la certezza non è mai garantita, solo l’incertezza lo è. Lo sanno bene gli organizzatori del Festival della scienza di Roma che, nella scelta del tema dell’edizione 2015, la decima, hanno deciso d’ispirarsi all’insegnamento del fisico premio Nobel Richard Feynman: “Tenere socchiusa la porta verso l’ignoto, se si vogliono fare progressi”. Quest’anno le conferenze, i dibattiti, gli spettacoli e le mostre, in programma dal 22 al 25 gennaio all’interno delle testuggini disegnate da Renzo Piano per l’Auditorium Parco della musica, saranno infatti incentrate su “L’ignoto. La scienza e l’importanza del non sapere”.

Una celebrazione del dubbio, declinato tra fisica, biologia, psicologia e linguistica, e del modo di penetrarlo che è proprio del metodo scientifico. Tra gli appuntamenti più attesi una conferenza spettacolo dal titolo “Quello che non so”, con alcuni dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, premiata con il Nobel nel 2013, come la neodirettrice generale del Cern Fabiola Gianotti, in collegamento in videoconferenza dai laboratori di Ginevra.

A inaugurare la rassegna una “lectio magistralis”, intitolata “La scienza ci dà certezze?”, di Carlo Rovelli, fisico teorico presso l’Università di Aix-Marsiglia, il cui nome è stato appena inserito tra i cinque finalisti del premio Galileo per la migliore opera di divulgazione scientifica dell’anno, con il libro “La realtà non è come ci appare”. “L’unica strada per imparare qualcosa è partire dal riconoscere che non sappiamo, dalla nostra incertezza – sottolinea lo studioso, citando Socrate -. Il filosofo greco girava per le strade di Atene ponendo domande a cui nessuno sapeva rispondere: gli ateniesi hanno finito per metterlo a morte. Oggi – spiega Rovelli – è meno pericoloso indicare l’ignoranza di chi sostiene di conoscere verità, ma è altrettanto impopolare”. Nel suo intervento Rovelli, che coordina il gruppo di gravità quantistica dell’ateneo francese, si concentrerà sui molti aspetti ancora ignoti dell’universo, della fisica contemporanea e di noi stessi. “Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo – afferma lo scienziato – brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”. “L’incertezza è fonte di grande conoscenza – aggiunge Vittorio Bo, direttore scientifico del festival -. È un falso mito che la scienza sia esatta. Invece, è sempre in continua evoluzione, e porta a tanti risultati da cui nascono maggiori domande. Per questo – suggerisce Bo -, non bisogna mai smettere di studiare”.

E proprio agli studenti sono indirizzati, come nelle precedenti edizioni, molti appuntamenti del festival. Numerose le attività didattiche previste tra cui, ad esempio, “Ansa scienza lab”. Un laboratorio di giornalismo scientifico riservato alle scuole medie, dove i ragazzi potranno improvvisarsi giornalisti, intervistare alcuni degli ospiti del festival, e seguire tutte le fasi della lavorazione di una notizia. Senza dimenticare, come afferma il celebre cosmologo Stephen Hawking – in questi giorni protagonista nelle sale italiane con una pellicola dedicata alla sua straordinaria vita, dal titolo La teoria del tutto -, che “il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione di sapere”.