Il Nobel per la Fisica è stato assegnato a Peter Higgs e Francois Englert. Sono gli scopritori del bosone di Higgs ovvero la particella di Dio. Un premio atteso per una scoperta che dall’ipotesi scientifica è passata alla certezza grazie al lavoro degli scienziati del Cern di Ginevra. L’annuncio è stato dato dall’Accademia svedese delle scienze, in ritardo di oltre un’ora rispetto al previsto. I due scienziati, Higgs britannico e Englert belga, sono stati premiati per “la scoperta teorica di un meccanismo che contribuisce alla nostra comprensione dell’origine della massa di particelle subatomiche”.

“Credo che poche volte nella storia dei Nobel sia così evidente che chi ha previsto una particella come il bosone di Higgs debba essere premiato” aveva detto questa mattina il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, in una sorta di pronostico prima dell’annuncio. L’Infn ha organizzato un evento in occasione del premio con un collegamento in diretta con il Cern di Ginevra in festa per il premio. Con il britannico Higgs Ferroni aveva pronosticato anche il riconoscimento al belga Francois Englert, che aveva previsto l’esistenza della particella in un articolo diverso da quello di Higgs. Il 4 luglio dell’anno scorso il Cern aveva annunciato al mondo di aver provato l’esistenza del bosone (leggi). Presente nella sala della conferenza stampa del Cern quel giorno di luglio c’era anche  l’84enne Higgs, che al termine della presentazione dei risultati ottenuti dall’esperimento Atlas aveva faticato a trattenere le lacrime per l’emozione e aveva abbracciato Fabiola Giannotti, coordinatrice internazionale dell’esperimento Atlas. 

Englert, 81 anni, della Libera Università di Bruxelles (a destra nella foto), e Higgs, 85 anni, dell’università di Edinburgo (a sinistra), hanno teorizzato l’esistenza del bosone di Higgs in modo indipendente nel 1964. Englert aveva pubblicato il suo articolo insieme all’americano Robert Brout, morto nel maggio 2011, pochi mesi prima dell’annuncio dei dati preliminari sulla scoperta, presentati nel dicembre 2011 al Cern. Vista la scelta di assegnare il premio ai fisici teorici fatta dalla Fondazione Nobel, il terzo dei premiati avrebbe potuto sicuramente essere Brout. Non è stato possibile però premiare anche Brout perché il regolamento del Nobel non prevede l’assegnazione del premio a ricercatori deceduti. Englert e Higgs teorizzarono l’esistenza della particella negli anni ’60, per rispondere all’interrogativo sul perché la materia abbia massa. Sono passati decenni prima che lo scorso anno il Cern di Ginevra confermasse la sua esistenza, con la scoperta del bosone di Higgs, ha scritto nelle motivazioni l’Accademia svedese.

Per raggiungere questi risultati al Cern erano stati analizzati le particelle prodotte dagli scontri di protoni che, praticamente alla velocità della luce, collidevano all’interno di Lhc, l’acceleratore di particelle Large Hadron Collider. Analizzando le particelle che venivano liberate dallo scontro, secondo diversi canali sulla base del loro decadimento, gli scienziati avevano  potuto individuare il presunto bosone. Il bosone di Higgs è chiamato “particella di Dio” perché grazie ad essa ogni cosa ha una massa e la materia esiste così come la conosciamo (leggi). E’ considerato l’ultimo mattone del quale la fisica contemporanea ha bisogno per completare la principale delle sue teorie, chiamata Modello Standard. “Sono senza parole nel ricevere questo premio, ringrazio l’Accademia reale svedese” e “spero che questo riconoscimento della scienza fondamentale contribuisca a aumentare la consapevolezza sul valore della ricerca di base” dice  Higgs.

I fisici italiani hanno festeggiato con applausi e un brindisi.Alle prossime particelle!”, hanno brindato oggi il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni, e il vicepresidente Antonio Masiero. Lo spumante era davvero in fresco da giorni perché “se il premio quest’anno non lo danno a Higgs non vedo proprio a chi possano darlo”, come dicevano i ricercatori riuniti nella sede dell’Infn di Roma. C’è stato un brindisi virtuale anche con Tonelli e Gianotti, collegati in videoconferenza dal Cern di Ginevra. “Siamo felici: penso proprio che i ragazzi del ’64 se lo meritino”, ha detto Tonelli. “Sono molto emozionata per il Nobel dato alla fisica delle particelle e ad una scoperta che spiega la struttura dell’universo”, ha detto Gianotti. “Indirettamente – ha proseguito la ricercatrice – è un premio anche alla scoperta sperimentale, che dopo 50 anni ha permesso di confermare la teoria. E’ stato un risultato ottenuto grazie a tanti italiani. E’ un momento bellissimo”.

Da Stoccolma è arrivato infatti anche un riconoscimento nelle motivazioni del premio ai due fisici agli esperimenti Atlas e Cms. “Credo che questo sia il massimo che la Fondazione Nobel possa fare, considerando che il suo statuto non prevede la premiazione di collaborazioni internazionali”, ha osservato il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni. E’ anche un segno dei tempi, ha aggiunto, in quanto “all’inizio del ‘900, quando Alfred Nobel ha dettato le regole del Premio, la scienza era organizzata in modo molto diverso e le grandi collaborazioni internazionali non esistevano”. 

“Sono emozionato che quest’anno il premio Nobel sia andato alla fisica delle particelle”, questo momento “segna il culmine di decenni di sforzi intellettuali di molte persone in tutto il mondo” dice il direttore del Cern di Ginevra, Rolf Heuer. 

“Il Premio Nobel per la Fisica assegnato oggi appartiene moralmente a chi ha fatto studi e ricerche in questo campo – dice ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Maria Chiara Carrozza – Noi italiani con i nostri investimenti, attraverso le tasse dei cittadini, e con i nostri scienziati abbiamo collaborato alla validazione della teoria” scoperta da Higgs e Englert. “Il premio a due fisici teorici mi emoziona, io – ricorda il ministro- ho studiato fisica teorica e sono stata al Cern qualche mese. E la cosa più bella della fisica teorica è che alcune persone pensano una teoria e poi altri, anni dopo arrivano alla scoperta”.