La crescente diseguaglianza esistente in tutto il mondo in termini sia di redditi che di patrimoni rappresenta certamente un grave ostacolo sia per l’efficienza dell’economia che per l’equità sociale.

Una recente inchiesta realizzata da La Repubblica dimostra come l’Italia costituisca da tale punto di vista uno dei Paesi peggiori a livello europeo e mondiale. Un dato estremamente significativo è il seguente: i patrimoni delle dieci famiglie più ricche (Michele Ferrero, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, Leonardo Del Vecchio, Giorgio Armani, famiglia Benetton, Stefano Pessina. Silvio Berlusconi e famiglia, famiglia Rocca, famiglia Perfetti, Renzo Rosso), pari a 98 miliardi di euro, sono superiori alla somma di quelli del 30% più povero del Paese pari a circa 18 milioni di persone.

Negli ultimi sette anni i patrimoni dei citati “paperoni” sono aumentati di 40 miliardi di euro, pari al 70%, il che conferma che la crisi lavora a favore dei più ricchi. Nello stesso periodo di tempo infatti i 18 milioni di Italiani più poveri sono scesi da 114 miliardi di euro a 96 miliardi di euro, con un decremento pari a circa il 20%. Il tutto nel contesto di un crollo del patrimonio totale a disposizione degli Italiani pari a circa 814 miliardi di euro negli ultimi cinque anni. Si conferma insomma come la crisi approfondisca le differenze sociali.

La diseguaglianza, d’altronde, costituisce, a sua volta, un fattore di crisi, come dimostrano da ultimo vari studi, fra cui in particolare quello recentemente compiuto dall’Ocse , che ha dimostrato come la disparità, in questo caso fra i redditi, abbia prodotto la perdita di vari punti di crescita. Si tratta anche in questo caso, per l’Italia, di un rapporto abbastanza abnorme, con riferimento agli altri Paesi occidentali, dato che il 10% più ricco ha redditi pari a dieci volte quelli del 10% più povero.

Così va il “mercato”, così va il mondo. Verso la miseria per un numero crescente di persone e ricchezza sconfinata per pochi privilegiati. Ne risulta l’urgenza e l’inevitabilità di politiche pubbliche volte ad attuare una piena redistribuzione dei redditi a vantaggio sia dell’efficienza economica che dell’equità sociale. Tutto il contrario di quanto va facendo il governo di Renzi, autore invece da ultimo di una “riforma” che salvaguarda gli evasori fiscali e si guarda bene dall’intervenire su fenomeni deplorevoli come l’elusione fiscale.

Anche da questo punto di vista, del resto, Renzi è pienamente in linea con l’Europa di Juncker, piena di paradisi fiscali e costituita da Stati in competizione fra di loro per offrire migliori condizioni al capitale. Un’Europa afflitta, d’altronde, da crescente disoccupazione specie giovanile, cui lorsignori si illudono di rimediare trasformando i lavoratori in precari a vita. Ma neanche questo servirà, in assenza di politiche di investimento pubblico.

Meglio gli Stati Uniti di Obama che si apprestano ad incrementare le tasse sui redditi alti, specie quelli che risultano dalla speculazione finanziaria.

L’Europa dei burattini del capitale sta andando a fondo e l’Italia con essa. L’alternativa necessaria deve poggiare su di un’imposta patrimoniale e su un netto appesantimento delle imposte sui redditi più alti, per ricavare le risorse necessarie a rilanciare gli investimenti pubblici in ricerca, istruzione ed innovazione e il reddito garantito per tutti i disoccupati. Ovviamente per attuare una linea di questo tipo occorre liberarsi dell’attuale classe politica Pd-Pdl, oramai tendenzialmente unificati sotto l’egida di Renzi. Ci riuscirà il popolo italiano?

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