Vive in Grecia, proviene dal Comune di Molenbeek, roccaforte dell’Islam nella regione di Bruxelles capitale. Abdelhamid Abaaoud, 27 anni, conosciuto con il nome di battaglia di Abou Omar Soussi: è lui, belga di origine marocchina cresciuto nel quartiere di Molenbeek, a due passi dal centro di Bruxelles, il regista occulto che ha guidato dalla Grecia la cellula jihadista di Verviers smantellata giovedì 15 gennaio. Abou Omar Soussi sarebbe stato arrestato dalla polizia ad Atene nel tardo pomeriggio insieme ad altre tre persone, le loro impronte digitali inviate in Belgio per verificarne l’identità. Gli arresti sono avvenuti, secondo le informazioni raccolte, a metà giornata in una zona centrale di Atene. Al momento mancano conferme ufficiali. Le indiscrezioni parlano comunque di un’operazione realizzata grazie alla cooperazione messa in campo dall’Interpol con la polizia greca e quella belga e grazie al contributo dei servizi segreti statunitensi e dal Mossad israeliano.

Dopo aver postato un video in cui inneggiava alla jihad, Soussi era salito alla ribalta delle cronache nazionali nel marzo del 2014, quando su Youtube era stato pubblicato un video truculento che lo ritraeva, presumibilmente in Siria, alla guida di un pick-up che si trascinava dietro, legati con delle corde, i cadaveri di quattro ‘infedeli’. E aveva fatto parlare di sé, anche sui giornali inglesi, pure per un’altra sua tragica iniziativa. Il reclutamento nelle forze dello Stato islamico di suo fratello minore Younes, di appena 13 anni, diventato “il più giovane jihadista della Siria”. Secondo la ricostruzione dei suoi movimenti, dopo essere stato in Siria lo jihadista si sarebbe riposizionato in Grecia, da dove avrebbe progettato l’attentato e tenuto i contatti con la cellula belga. Proprio le telefonate di Soussi al fratello di uno dei due jihadisti morti durante il biltz compiuto a Verviers avrebbero messo le forze speciali federali sulle tracce della cellula terroristica.

Sono invece ancora in stato di fermo i due uomini bloccati nei pressi del traforo del Frejus, sfuggiti al blitz della polizia belga che ha portato all’arresto di 13 persone, pronte al rapimento di un personaggio famoso, per poi ucciderlo e postare il video della sua morte su Internet. Nel frattempo, due francesi, legati ad Al Qaeda, sono stati arrestati in Yemen. Lo riferisce il sito della tv panaraba Al Arabiya, citando il capo dei servizi di sicurezza yemeniti, Mohammad al-Ahmadi: “Nei due giorni passati, due cittadini francesi accusati di appartenere ad Al Qaeda sono stati arrestati”, ha detto al-Ahmadi.

Turchia, intelligence: “Tremila persone legate all’Isis”
In Turchia ci sono circa tremila persone che hanno legami con lo Stato Islamico. Lo rivela un rapporto dell’intelligence di Ankara, che parla di allarme rosso per possibili attentati da parte delle “cellule dormienti”. A questo numero vanno aggiunti i 700-1000 turchi che combattono tra le fila dell’Isis e di cui ha parlato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. La Turchia ha quindi espulso 1.165 persone e vietato l’ingresso ad altre 7.250, aveva ricordato Cavusoglu.

Libia, Isis rivendica bombe all’ambasciata algerina
“Lo Stato Islamico”, attraverso una foto con didascalia postata su Twitter, ha rivendicato l’attentato dinamitardo contro l’ambasciata algerina a Tripoli che ha causato tre feriti. Alcune vetture nelle vicinanze sono state danneggiate ma non ci sono notizie immediate di vittime: a rimanere ferite sono state tre guardie della sicurezza. L’Algeria e la maggior parte degli altri Paesi hanno evacuato i loro diplomatici quest’estate durante i combattimenti tra le fazioni rivali che lottano per il controllo dello Stato. L’account Twitter è lo stesso su cui giovedì scorso era stato rivendicato il rapimento di 21 cristiani egiziani (copti).

Roma, fedeli alla Moschea: “Charlie Hebdo provoca, va fermato”. Non si placano le polemiche del mondo musulmano contro la pubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo. Alcuni fedeli, riunitisi in una Moschea in zona Parioli, a Roma, protestano: “Continuano a provocarci”. 

Belgio: in campo anche l’esercito. In Belgio è attivo il pacchetto di sicurezza varato dal governo, con cui circa 300 militari presidieranno gli obiettivi più sensibili che potrebbero essere attaccati da terroristi nelle città di Bruxelles e Anversa, tra cui ambasciate e edifici nei quartieri ebraici. Per la prima volta, in 30 anni, il Belgio ricorre all’esercito per rafforzare il lavoro della polizia. Il governo guidato da Charles Michel ha alzato da 2 a 3 il livello di allerta dopo il blitz di Verviers, dove i due terroristi uccisi, rispettivamente di origine cecena e marocchina, progettavano insieme a un terzo, ferito, di sequestrare degli ostaggi su un autobus. Centocinquanta soldati sono dispiegati a protezione di una quindicina di luoghi sensibili a Bruxelles e Anversa. Il numero di militari, ha riferito Le Soir, raddoppierà la prossima settimana, secondo quanto ha fatto sapere il ministero della Difesa.

Le misure antiterrorismo in tutta Europa. Dopo gli arresti di presunti jihadisti al confine con l’Italia e a Berlino, in tutta Europa si rafforzano le misure antiterrorismo. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha incontrato a Madrid il suo omologo spagnolo Jorge Fernandez Diaz. Entrambi si sono trovati d’accordo “sulla necessità che l’Unione Europea affronti il fenomeno della pressione migratoria a partire da un approccio condiviso. I due ministri – si legge in una nota del Viminale – hanno valutato positivamente gli effetti sulla sicurezza, della direttiva del passenger name record (Pnr), confidando nel Parlamento europeo per una rapida approvazione”. Alfano e Diaz hanno anche approfondito i temi della migrazione verso i Paesi del Sud d’Europa, considerando “imprescindibile che l’Unione Europea non solo consolidi la sua politica migratoria, ma la includa nella sua agenda di gestione come una delle sue principali priorità secondo un approccio comune e una responsabilità condivisa“.

Francia: la rete di Coulibaly. Nel frattempo, a Parigi, sono stati prolungati i 12 fermi compiuti nell’ambito dell’inchiesta sulla rete di appoggio al terrorista Amedy Coulibaly. I fermati sono sospettati di aver assicurato “sostegno logistico”, in particolare armi e veicoli, al terrorista ucciso dopo il sequestro di ostaggi nel supermercato kosher di Vincennes. Si tratta di 8 uomini fra i 22 e i 46 anni e 4 donne fra i 19 e 47 anni, queste ultime compagne di quattro degli uomini fermati. Tutti sono pregiudicati, ha detto il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve.

Le proteste nel mondo islamico per le nuove vignette di Charlie Hebdo. Mentre l’ultimo numero di Charlie Hebdo, la rivista satirica decimata dai terroristi il 7 gennaio scorso, andrà ancora in ristampa e la tiratura raggiungerà i 7 milioni di copie, non si arrestano, nei Paesi musulmani, le proteste dopo la pubblicazione delle nuove vignette, considerate blasfeme nei confronti dell’Islam. Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha definito la vignetta su Maometto un insulto verso l’Islam e i musulmani. In un comunicato diffuso dal governo di Kabul, Ghani ha parlato anche di “vergogna” e “atto assolutamente irresponsabile”.

Proteste molto accese stanno avvenendo in Niger, tanto che, negli scontri con la polizia, sono morte 4 persone e almeno 50 sono rimaste ferite. Secondo media internazionali, altre tre chiese sono state date alle fiamme dopo le due incendiate ieri a Zinder e le altre due saccheggiate e devastate dal fuoco oggi nella capitale Niamey. Due attacchi a edifici religiosi sono avvenuti a Maradi, località a 600 chilometri dalla capitale, e uno a Gourè, nell’est.  “Faremo altre manifestazioni – ha detto uno dei dimostranti – se Charlie Hebdo continuerà a fare caricature del nostro profeta“.

Nella repubblica caucasica dell’Inguscezia, a maggioranza musulmana, erano attese 3mila persone per un corteo contro le vignette satiriche. I partecipanti, che sono stati invece più di 20mila, hanno anche manifestato contro l’estremismo terroristico. Secondo il presidente inguscio Yunus-Bek Yevkurov, la pubblicazione delle vignette “altro non è se non dimostrazione di estremismo da parte di certi Paesi occidentali”. Anche il leader ceceno, Ramzan Kadyrov, ha proclamato una analoga manifestazione di protesta per la prossima settimana.