Quelli di Charlie Hebdo se la sono cercata? L’articolo di Tony Barber sul Financial Times ha riassunto quello che molti pensano in queste ore. L’editor europeo del giornale scrive: “Se Charlie Hebdo si ferma un attimo prima degli insulti espliciti, non è comunque uno dei più convincenti campioni della libertà di espressione” e poco più avanti aggiunge che “troppo spesso la stupidità editoriale ha prevalso a Charlie Hebdo”.

Non ho letto abbastanza il settimanale francese, di cui però conservo un notevole speciale su Nicolas Sarkozy, da averne un’opinione netta. Ma la grevità delle loro vignette (non sempre spassose) o lo scarso rispetto per la sensibilità altrui è in qualche modo legato al giudizio morale che si deve dare sulla strage di Parigi?

Come dopo ogni strage di matrice islamista, si diffonde una certa tendenza giustificazionista, soprattutto a sinistra: è colpa nostra, dell’Occidente, perché abbiamo fatto la guerra in Iraq (anzi due), quella in Afghanistan, perché non usiamo abbastanza energia verde e troppo petrolio, perché siamo complici dell’ “imperialismo americano”. E questa volta si aggiunge la provocazione: in fondo quelli di Charlie Hebdo erano stati avvertiti, perché hanno insistito a provocare i musulmani di tutto il mondo offendendo il loro profeta? (Assieme a molti altri intoccabili, da Gesù al Papa ecc).

Domande assurde: se Charlie Hebdo non avesse mai pubblicato una sola vignetta su Maometto, l’Isis sarebbe esistito lo stesso e comunque avrebbe trovato un nemico occidentale cui opporsi. Le mille cause dei problemi del mondo arabo – molte delle quali hanno in effetti un legame con decisioni occidentali – non possono in alcun modo essere scaricate sulle 12 vittime di Parigi. Loro, sicuramente, non ne hanno alcuna responsabilità diretta.

Dopo l’11 settembre il compianto Christopher Hitchens usava l’espressione “fascismo dal volto islamico”. Parole che a molti non sono piaciute ma che hanno un senso: ieri Al Quaeda e oggi i commando formati dall’Isis c’entrano assai poco con l’Islam, così come i nazisti e i fascisti avevano conservato quasi nulla del socialismo, loro matrice. Gli islamisti che hanno colpito Charlie Hebdo sono prima di tutto fascisti, che odiano nell’Occidente le stesse libertà che i regimi totalitari del Novecento hanno soppresso. Quello dell’Islam è soltanto un codice, un linguaggio, i morti di Parigi non sono in alcun moto imputabili a Maometto così come non si possono attribuire quelli delle Crociate agli evangelisti. Si tratta di politica, non di religione.

In un suo articolo del 20 settembre 2001, su The Nation, Hitchens scriveva a proposito degli attentatori delle Torri gemelle: “Quello che detestano dell’Occidente, per dirlo con una frase, non è ciò che i liberal occidentali non amano e non possono difendere del loro sistema, ma invece proprio ciò che loro amano di più e che devono difendere: le sue donne emancipate, la sua ricerca scientifica, la sua separazione della chiesa dallo Stato”. E la sua capacità di ridere di se stesso, bisogna aggiungere da ieri.

Per essere del tutto onesti bisogna riconoscere che anche nelle nostre società occidentali ci sono limiti alla libertà di espressione: in Francia sono osteggiate le manifestazioni pubbliche di fede religiosa, nel tentativo di preservare l’ideale di laicità della République, in mezza Europa si persegue un reato di opinione come quello del negazionismo della Shoah, in Italia non si può invocare la rinascita del partito fascista, e anche l’aggravante di omofobia riguarda la sfera delle opinioni. A essere davvero volteriani, bisognerebbe tollerare tutto, anche le idee più rivoltanti. Però qui non stiamo parlando di “noi”, non è oggi il giorno per cavillare con le autocritiche.

L’attacco a Charlie Hebdo è un tentativo di intimidazione, in puro stile fascista. E il guaio di queste violenze è che spesso funzionano: negli anni scorsi molti giornali si sono spaventati dopo le ritorsioni contro Charlie Hebdo e il danese Jyllands-Posten che avevano pubblicato vignette su Maometto usate come innesco per rivolte in vari Paesi arabi. E ieri alcune testate hanno pubblicato le vignette di Charlie Hebdo oscurate, per coprire gli aspetti potenzialmente disturbanti per i musulmani (meglio: per i terroristi).

Questa volta i fascisti islamici sembrano però aver ottenuto il risultato opposto: la campagna mondiale su Twitter #JesuisCharlie non sembra solo una di quelle effimere manifestazioni di simpatia che durano il tempo di un tweet. Ma è la rivendicazione che i nostri valori migliori, quelli che rendono l’Occidente giustamente orgoglioso delle proprie conquiste culturali, sono più forti di un colpo di kalashnikov.

I soliti commentatori benaltristi chiedono che “i capi musulmani” parlino e condannino, che le “comunità islamiche” prendano le distanze, ma è un po’ difficile in una religione che non ha gerarchie. E comunque i fedeli musulmani non hanno niente a che fare con l’attentato. Siamo noi – noi occidentali, figli dell’illuminismo, di qualunque religione ci professiamo fedeli – che dobbiamo parlare, che dobbiamo rivendicare i valori che questi fascisti islamici ci costringono a non dare più per scontati.

La reazione c’è stata, sull’onda dell’emozione. La cosa difficile sarà, nei mesi che verranno, resistere a ogni tentazione di autocensura, vincere all’ipocrisia di mascherare con il politically correct la semplice paura per la propria incolumità. Lo dobbiamo ai morti di Charlie Hebdo.

 

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