Potrebbe uscire nell’estate del 2015, e si fa voce anche di una loro partecipazione al prossimo Festival di Glastonbury. Ma sappiamo bene quanto sono imprevedibili i nostri demiurghi musicali del cuore. Di certo c’è che i Radiohead hanno iniziato a registrare il loro nuovo album, il nono della serie. Chiamiamolo, per il momento, “LP9”. A darne social-collettiva notizia è stato il numero 2 della band che ha rivoluzionato il modo di fare pop e avanguardia insieme: il chitarrista e compositore tout-court Jonny Greenwood. “Stiamo suonando e registrando” queste le sue lapidarie parole. Sufficienti però ad accendere la luna dei sogni dei milioni di fan del gruppo di Oxford. Sempre Greenwood ha poi aggiunto: “Lavorare con i Radiohead significa ripetitività, e lavorare lentamente. È divertente rivedere tutti, era da parecchio tempo che non lo facevamo, ci stavamo aspettando tutti a vicenda da un bel po’”.

“Lavorare con i Radiohead significa ripetitività, e lavorare lentamente. È divertente rivedere tutti, era da parecchio tempo che non lo facevamo”

E poi ancora: “Sembra sempre, quando cominciamo, che non sappiamo esattamente né come fare né cosa fare. Guardare le cose dall’alto è un modo gentile di spiegare il tipo di progressione a caso che facciamo, fondamentalmente perché ogni volta che proviamo a fare le cose come la volta precedente – perché aveva funzionato!-, non sembra andare bene. Quindi parliamo di approcci differenti e attualmente stiamo cercando di pescare dal mucchio”. Quest’ultima è sembrata proprio un’affermazione sibillina, tale da mandare in orbita noi inguaribili analisti della galassia Radiohead. A quel punto la giostra del toto-canzoni che finiranno su “LP9” è partita da sé. Anche perché Tom Yorke e compagni non sono nuovi né alle riesumazioni dal passato remoto né alle incoronazioni improvvise di brani nati come semplici scherzi in studio, o nel pomeriggio di un concerto. “Nude”, per esempio, gemma di “In Rainbows”, era già stata suonata sul finire degli anni novanta.“Morning Mr. Magpie” aveva visto la luce già nel 2002, quasi dieci anni prima della sua inclusione in “The king of limbs”, l’ultimo disco dei Radiohead al completo. Così, a proposito del loro lavoro numero nove (in gestazione più o meno avanzata), s’avanzano le ipotesi più frementi e suggestive.

Altri giurano che ascolteremo e riascolteremo su cd/vinile “Ful stop”, molto Can e kraut rock decenni dopo le odissee nello spazio. Altro pezzo dato per scontato, o poco giù di lì, “I Froze Up”, le cui prime avvisaglie sono databili in un webcast del fecondissimo 2002

C’è chi dice che non mancheranno sicuramente, cascasse il mondo, “Skirting On The Surface”, diffusa nel 2012, un blues nemmeno troppo futuribile; e “The Present Tense”, sentita la prima volta nel 2009, ballata acustica e siderale poi entrata nel repertorio live dei consanguinei Atoms for Peace. Altri giurano che ascolteremo e riascolteremo su cd/vinile “Ful stop”, molto Can e kraut rock decenni dopo le odissee nello spazio. Altro pezzo dato per scontato, o poco giù di lì, “I Froze Up”, le cui prime avvisaglie sono databili in un webcast del fecondissimo 2002. Qui siamo dalle parti delle più vibranti elegie per solo pianoforte cosmico di Tom Yorke: c’è stato un periodo in cui si preconizzava, per il Nostro, un futuro luminoso e infallibile seduto al pianoforte; addio ai guizzi e ai saltelli spasmodici e “myxomatosi” sul palco, e largo a una specie di Elton John dal karma elettronico, a un Keith Jarrett che da ragazzo suonava il rock drammatico e si sentiva creep. Ma poi, con uno scarto dei loro, Tom ha lasciato perdere. Troppo facile. Eppure quando torna al suo pianismo denso, lirico e obliquo, sono assalti al cielo. “Cut A Hole”, messa in scena nel febbraio del 2012 a Miami, vorticosa e operistica, col suo crescendo vocale ed emozionale sarebbe perfetta, anzi sarà, come epilogo del loro nuovo disco. “Identikit”, bellissima, provata spesso in pubblico nel 2012, pare invece uscita dai migliori anni settanta, con annesse svisate di Hammond, rullante in primo piano, arpeggi di chitarra e melodia semplice semplice. E “Come To Your Senses”, suonata in un soundcheck a Berkeley nel 2006? E “I lie awake”, orecchiata sempre in un soundcheck del 2008 a Dublino? O “’Open The Floodgates”, medesima modalità di apparizione, ma a San Diego, e nel 2006?

Come suonerà “Lp9”, è ancora presto per dirlo; ma si presagisce e si spera un ritorno alla matrice chitarristica,“The bends” style. Nel loro ultimo e ottavo disco, i Radiohead erano andati all’osso dell’elettronica d’atmosfera. E dopo un grado zero così, non resta che il ritorno al futuro, sospinto da un incontenibile passato. Le scommesse sono ancora aperte.