Servono novanta minuti, due supplementari e addirittura diciotto rigori per assegnare la Supercoppa italiana al Napoli, dopo il 2-2 dei tempi supplementari. Una partita infinita, che ha vissuto più match al suo interno. Segnata dai colpi dei campioni e dalle doppiette di Carlos Tevez e Gonzalo Higuain. Dominata a lungo dal Napoli, che ha dovuto essere più forte dei propri errori (a volte davvero macroscopici) e anche della sfortuna per battere un avversario nettamente superiore. La Juventus si è cullata troppo sul vantaggio iniziale e sulla sua capacità di controllo. Eppure è stata ad un passo dal trofeo in più occasioni: a due minuti dal 120’, prima del pareggio in extremis di Higuain. E di nuovo ai rigori, sprecando incredibilmente due match point con Chiellini e Pereyra. Mentre il Napoli non si è arreso mai, neppure quando tutto sembrava perduto. Per questo merita probabilmente di portare a casa l’ultimo trofeo del 2014, che aveva un valore grande per la squadra di Benitez, lontana in classifica e fuori dalla Champions, e molto più relativo per la Juve, concentrata su altri traguardi. Ma in attesa delle sfide più importanti del 2015, Massimiliano Allegri ha perso il primo trofeo sulla panchina bianconera.

A Doha, in Qatar, ha fatto tanto, quasi tutto il Napoli. Sin dall’inizio, dall’errore clamoroso che sblocca il match già al quinto minuto: retropassaggio di David Lopez, Albiol e Koulibaly si scontrano come in una gag da cabaret e lanciano in porta Tevez. Inutile anche solo sperare che l’argentino sprechi un simile regalo: 1-0, la gara si fa terribilmente in salita quando già i pronostici erano tutti per i bianconeri. L’autolesionistico svantaggio potrebbe indirizzare il trofeo verso Torino, invece fa bene al Napoli, che si gioca molto più della Juventus e forse per questo trova la forza di reagire. Per dieci minuti la pressione partenopea si fa consistente, e culmina nel palo colto da Hamsik con una conclusione da fuori deviata da Chiellini. La squadra di Benitez ci prova con aggressività in mezzo al campo e manovra avvolgente, anche Higuain impegna Buffon. Ma alla Juventus basta un lancio lungo di Pirlo, una sponda di Llorente e un gran tiro del solito Tevez per sfiorare il raddoppio. La differenza fra le due difese è evidente, e così il valore generale delle due formazioni. Ma stasera il Napoli è molto diverso dalla brutta copia che tante volte si è vista in questa stagione. E soprattutto può contare sul miglior Hamsik da tempo immemore.

È lui ad inizio ripresa a smarcare davanti alla porta Callejon, ma lo spagnolo non è più il cecchino infallibile d’inizio stagione e divora l’occasione. Ed è sempre lo slovacco a pennellare l’assist per Higuain qualche minuto dopo, stavolta il pallonetto millimetrico s’infrange sul palo alla sinistra di Buffon. È il secondo legno di una serata che sembra stregata. Invece l’1-1 arriva finalmente proprio grazie ad un colpo di testa del “Pipita”, perso in area da Chiellini su cross di De Guzman. Il pareggio appaga il Napoli e non scuote la Juve, adagiata sugli allori del vantaggio e su ritmi poco consoni al suo gioco. I bianconeri si svegliano solo nei minuti finali ma è troppo tardi per evitare i supplementari. Qui comincia un’altra partita, che la Juventus non si accontenta più di interpretare da comparsa: Pogba e Tevez si fanno dominanti, e nel secondo supplementare confezionano il gol che vale la Supercoppa, dopo che già Koulibaly aveva salvato sulla linea su Vidal.

Sembra fatta ma non lo è. L’altalena di emozione è ancora lunga, perché il Napoli ha esaurito la benzina, non il cuore. Si ributta in avanti, Higuain sbatte contro il muro di Buffon, poi a due minuti dalla fine trova la zampata vincente per portare tutti ai calci di rigori. Dal dischetto sbagliano subito Jorginho e Tevez, ad oltranza la Juve spreca due match-ball con Chiellini e Pereyra. E alla fine Rafael dopo diciotto rigori para il penalty decisivo di Padoin. Vince il Napoli, che il trofeo l’ha voluto fortissimamente, più della Juventus. E probabilmente è l’epilogo corretto per una delle più belle edizioni di sempre del torneo. Che forse avrebbe meritato una vetrina migliore. La Supercoppa si è giocata a Doha, a quasi 5mila chilometri di distanza dall’Italia. Davanti a pochi tifosi italiani, e pochi spettatori in assoluto: il trofeo è stato relegato nel piccolo “Al Jassim Stadium”, 14mila posti a sedere (e forse neppure tutti occupati). Alla Lega calcio importa poco: la Supercoppa è emigrata per i 2,5 milioni di euro versati dagli emiri, non certo per andare incontro alle esigenze del pubblico. Ma forse dovrebbe far riflettere che un anno fa di questi tempi in Qatar c’erano più di 50mila persone per assistere ad un’amichevole fra Real Madrid e Paris Saint-Germain. Oggi per un trofeo ufficiale italiano gli organizzatori hanno ritenuto sufficiente un impianto minore, cornice modesta per un evento di secondo piano. Tanto vale il nostro calcio nel mondo, nonostante il grande spettacolo offerto da Napoli e Juventus.

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