Cari lettori dei blog de il Fatto Quotidiano,

vorrei provare a rispondere un po’ in generale ai vostri commenti. So che è una pratica “antipatica” unire tutto in un’unica risposta, ma visto che siete moltissimi a scrivere, ciò rende impossibile la risposta uno per uno, anche perché la discussione si allarga a Twitter e Facebook e non ho neppure il tempo materiale per leggerli tutti (e non credo esista persona al mondo che ce l’abbia). Voglio però che sappiate che un po’ io, un po’ il mio staff cerchiamo di leggerne il più possibile. Sono comunque felice che i miei post generino una così ampia discussione. Su Facebook e Twitter ci sono molti commenti positivi, sulla pagina del Fatto quasi sempre negativi. Alcuni hanno anche del contenuto oltre alla critica distruttiva e a questi mi rivolgo.

Perché continuo a scrivere dei post su il Fatto Quotidiano? E’ un giornale la cui linea editoriale non sempre condivido, ma ho profondo rispetto per le persone che ci lavorano all’interno e per la libertà d’espressione che è data attraverso i blog. La mole di risposte che genera è utile, a prescindere dai contenuti perché aiuta a crescere e provare a capire una parte dell’opinione pubblica. Quindi non è mai tempo vano.

Perché rimango nel Pd? Rimango nel Pd perché credo nel progetto di un grande partito democratico che abbia al proprio interno strumenti liberi e trasparenti di selezione della classe dirigente. Non ho il paraocchi e vedo gli errori e le distorsioni che vengono perpetuate, ma ciò non toglie che l’idea non si meritevole e vada perseguita. Il partito sta facendo molti passi avanti e continuerà a farli grazie a chi, come me, rimane al suo interno perché crede al progetto che l’ha originato e alle speranze che ha suscitato.

Sapevo di Roma e di altre questioni? Beh, qualcosa si sapeva da tempo, grazie alle inchieste dell’Espresso e di Report, che fosse così esteso e con così tante persone coinvolte non lo immaginavo. Se l’avessi saputo l’avrei denunciato e qui parla la storia, perché qualche anno fa in Consiglio Regionale del Veneto denunciai che sulla questione del Mose molte cose non andavano bene, conscia che la questione riguardasse anche esponenti del Pd. Fosse stata aperta una vera inchiesta forse – nonostante i fatti ascritti abbiano visto coinvolti G.d F. e magistrato alle acque, dunque controllati e controllori – si sarebbe fatta pulizia molto prima dell’inchiesta della magistratura.

Il Pd è tutto marcio? Assolutamente no! Ci sono delle mele marce, c’è un sistema di cernita della classe dirigente che in taluni casi e zone geografiche, risponde a opachi criteri di crescita (fittizia) di tesseramenti o di fedeltà all’ombra del capo corrente di turno più che di serietà, lavoro, affidabilità, capacità di rappresentanza etc.. Il Pd sono centinaia di migliaia di iscritti o militanti che operano gratuitamente sul territorio, gente stupenda che opera nei circoli e nella realtà territoriale con passione autentica, denunciando ingiustizie e malaffare, creando cultura e sostenendo la democrazia quotidianamente aprendo a dialogo e approfondimento su ogni tema. Quando mi schierai a favore di un governo di alleanza tra Pd e M5S lo feci consapevole che se c’erano differenze tra i vertici dei due partiti, insisto nel credere che fu un errore nel 2013 non metterci insieme con un programma breve e chiaro, come nel 2014 quando non si è inteso creare un laboratorio politico in Veneto per le elezioni regionali al fine di sconfiggere il sistema malato e di potere della lega. Sono convinta, e i sondaggi lo confermano, che le due “basi” elettive sono le più simili a volte persino sovrapponibili.

Sono compromessa perché rimango nel Pd che governa con il centrodestra? Non sono compromessa, sono governativa. Perché i Paesi si governano non ci si appella continuamente a nuove elezioni come se fossero la soluzione e si torna sempre allo stesso punto…Se il compromesso che nasce obbligatorio dal non averle vinte le elezioni, non risulta troppo condizionante o penalizzante per le politiche volute, il governo non si scioglie. E’ un difficile equilibrio, certo, dal mio punto di vista e da dentro la situazione ora è migliorata rispetto al governo Letta. Per mole di lavoro e per obiettivi dati. Ci sono momenti in cui mi pare non si stia facendo la cosa giusta e allora, voto appellandomi alla coscienza, anche diversamente dal parere del mio gruppo (è successo 162 volte in 2 anni, l’ultima sulle intercettazioni di Azzollini). Checché se ne dica, è una posizione molto più libera autentica e rispondente all’art. 67 della Costituzione, piuttosto che rimanere ferma in una posizione senza alcuna possibilità di dialogo. Sono consapevole che la verità è complessa non è lineare o sempre facile da leggere. In ossequio al detto che “la libertà non è stare sopra un albero”, mi sporco le mani. L’ho sempre fatto e lo giudico necessario, un valore. Come intervenire chirurgicamente in caso d’urgenza è positivo, perché se lo fai “rischi” di salvare un paziente, con margini di errore certo, ma almeno qualcuno ci prova…