D’ora in poi in Italia per scegliere un dirigente utilizzeremo il metodo De Rita, veloce, economico e sicuro: garantisce il genitore!

Giorgio, secondogenito del fondatore e presidente è stato nominato segretario generale e direttore generale del Censis. La notizia è stata accompagnata da un coro di critiche negative e ironiche, cui mi unisco volentieri. Solo il professor De Rita non capisce: alla giornalista de Il Fatto Quotidiano che chiedeva spiegazioni, ha risposto prima stupito, poi arrogante. Infine ha concluso assertivo la vicenda con una categoria sociologica: cazzate! E predicendo la carriera futura del figlio con la nomina a presidente fra un anno. Evidentemente lo statuto della Fondazione Censis ritiene superfluo regolare simili conflitti di interesse, come avviene nella norma. Dal canto loro, gli autorevoli membri del consiglio direttivo, responsabili della decisione, porteranno il metodo nelle grandi imprese che rappresentano. Un bel vantaggio: inutili i bandi, i lunghi processi di selezione, il costo dei cacciatori di teste, i comitati di garanzia. Ma a pensarci bene, che il Censis sia diretto dal padre coadiuvato dal figlio, “francamente, me ne infischio”, come dice Rhett Butler, alias Clark Gable, a Rossella O’Hara, nella scena finale di Via col vento.

Colpisce invece l’ennesima esibizione di nepotismo, favorire i figli e i parenti negli incarichi. Una pratica in uso per secoli nella chiesa cattolica. Il Pontefice, spesso vecchio e stanco, nominava a occuparsi delle faccende amministrative del papato una persona di cui si fidava, e chi meglio del figlio o del nipote? Nel 1692  Papa Innocenzo XII vietò di attribuire cariche e prebende a figli e parenti. Purtroppo il mondo civile italiano non ha registrato la svolta: le università sono piene di “nipoti”, così come le professioni e le stesse aziende private. Addirittura abbiamo corso il rischio di veder lasciare in eredità ai figli i partiti politici! Un meccanismo di selezione della classe dirigente che accresce il rischio di mediocrità e insieme danneggia la nostra reputazione sulla stampa internazionale. Secondo la Bbc news: il nepotismo in Italia è vivo e caccia a calci (i meritevoli). E nella scorsa primavera, l’influente New Yorker, metteva in dubbio la riuscita di Matteo Renzi anche a causa dei nostri mali endemici: raccomandazioni, nepotismo, anzianità.

Devastanti sono i potenziali effetti del messaggio sui giovani. Se il cognome fa la differenza, perché spendere tempo e fatica ad accumulare competenze?