“A Roma serve un sindaco della Lega”, dice Matteo Salvini che fa bene a pensare in grande, visto che la Mafia Capitale delle coop rossonere, dei Pd a libro paga del boss Carminati omaggiato dalle star sta lavorando per lui. L’altro Matteo è un ragazzone non antipatico che, dopo una giovinezza da “fancazzista” (come del resto il Matteo premier), ha costruito una carriera politica geniale sugli slogan che porta stampati sulla felpa, tipo: “No Euro”, “Basta tasse”, “Stop invasione clandestini”. Altro che corposi programmi e pensose leopolde: per conoscere il Salvini pensiero, è sufficiente mettere in sequenza le foto del suo abbigliamento preferito. Teoria e prassi del salvinismo sgorgano rigogliose dall’incazzatura collettiva che si spande a macchia d’olio in un paese declassato, ma con due primati nazionali assoluti: la disoccupazione e la corruzione. Ma quando tra le macerie di questo panorama spuntano le buste gonfie di euro distribuite dai postbanditi della Magliana e la prostituzione di assessori e funzionari viene esibita e pretesa dai papponi bipartisan affiliati alla Coop 29 Giugno (“metti la minigonna e vai a battere”), la desertificazione susseguente allo sputtanamento delle istituzioni diventa terra di conquista. Certo, la fedina penale della Lega fa ugualmente schifo, ma l’ex fancazzista è stato bravo a far dimenticare le scorribande nel pubblico denaro dei Belsito e dei Trota. E intanto parla, parla, parla dalle mille tv alla pancia del paese e dice “chi, razzista io?”, ma vuole gli immigrati fuori dalle balle e guai a dargli del fascista anche se volentieri si accompagna al fascismo declamatorio di CasaPound.

Davvero Matteo Renzi pensa di fronteggiare il sacco di Roma mobilitando il povero Matteo Orfini a protezione del sindaco marziano Marino (troppo ingenuo o troppo furbo?), che sarebbe come guarire l’ebola con un’aspirina? Nessuno gli ha spiegato come funziona la cloaca massima? Che Roma Capitale è una ricca tavola dove siedono le diverse famiglie politiche a libro paga delle numerose cosche affaristico-mafiose? La “terra di mezzo”. Rifiuti , Metro C, campi Rom, centri immigrati solo per citare i “piatti” principali. Mentre il livello inferiore è alimentato da una sorta di pizzo legalizzato sotto gli occhi di una burocrazia che li tiene bene aperti per non farsi sfuggire neppure un centesimo. Da questa grande abbuffata restano esclusi in pochi: certamente i 5 Stelle, che con tutti i loro errori le mani nella marmellata non le mettono. Non si accorge il premier che non bastano più le professioni di ottimismo a frenare l’emorragia che sta dissanguando quella che era una delle democrazie più partecipate e oggi langue nell’astensione di massa? Occorre fare molta attenzione con la favola delle poche mele marce, perché l’incazzatura collettiva può superare gli argini. E, dopo le felpe di Salvini, possono arrivare i latrati di qualche giustiziere in camicia nera. Guai all’ira dei deboli.

il Fatto Quotidiano, 7 Dicembre 2014