In ascesa nei sondaggi e riunita in piazza Duomo alla ricerca dello spirito di un tempo, la Lega Nord rispolvera le vecchie battaglie degli anni che furono: in primis quella contro l’immigrazione, il nemico comune contro il quale migliaia di camicie verdi hanno sfilato nel pomeriggio per le strade di Milano mescolati ad un migliaio di militanti di Casapound (“Eravamo 2.000″, la stima dell’organizzazione). “Siamo moltissimi stasera, centomila anzi centounomila, alla faccia dei gufi di sinistra e degli sfigati dei centri sociali – ha scandito il segretario della Lega Matteo Salvini dal palco, a corte concluso e a piazza riempita – i ladri e i razzisti sono nelle altre piazze e non qui”. Un leader della Lega a tutto campo quello che ha arringato la base del Carroccio. La Lega non è contro l’immigrazione, ha specificato, “ma siamo qui perché siamo contro gli immigrati clandestini, punto”, ha detto ancora Salvini secondo cui Mare Nostrum è un’operazione “schiavista e razzista”.

Martedì a Strasburgo “chiederò insieme a Marine Le Pen che venga sospeso il trattato di Shengen e si vengano controllati i confini”, ha annunciato il segretario, che ha trovato anche il modo di elogiare il presidente russo Vladimir Putin, che ieri ha incontrato a Milano e che a suo giudizio “non è una persona pericolosa ma lungimirante, una diga contro il terrorismo islamico“. “Integrazione di massa? Se c’è lavoro, se non c’è lavoro non è possibile l’integrazione”, aveva tuonato in precedenza dal palco il presidente della Lega, Umberto Bossi. Secondo l’ex leader, di fronte all’immigrazione “la vera difesa non è Mare Nostrum, ma fare gli accordi economici”, tuttavia “la sinistra vuole i disperati perché vuole i loro voti“. 

Video di A. Madron e F. Abati 

Prima del segretario, dal palco della manifestazione, Roberto Maroni aveva toccato i temi dell’economia. Lo aveva fatto alla sua maniera, quella che tanto piace alla base leghista: coi tagli della legge di stabilità, il “governo ci costringe a chiudere ospedali o alzare le tasse: io non lo voglio fare, piuttosto dico a tutti i sindaci: stiamo pronti a fare la rivolta fiscale“, ha detto il presidente della Lombardia, Roberto Maroni.

Nel pomeriggio i leghisti avevano “preso” i dealmente la città: padroni delle strade del capoluogo i big del Carroccio, dal segretario Matteo Salvini e il vice presidente del Senato Roberto Calderoli, ma anche l’eurodeputato Mario Borghezio e il governatore leghista del Veneto Luca Zaia. Tutti i leader si sono detti soddisfatti, guardando le strade affollate per il centro della città: alcune migliaia gli elettori del Carroccio scesi in piazza al grido di “secessione, secessione, secessione”. Una soddisfazione aumentata anche dall’ultimo dato dei sondaggi, che vede la Lega di Salvini crescere all’8,65%

In testa al corteo di Milano, sindaci leghisti che hanno indossato la fascia “Stop invasione”. Una manifestazione che, partita da Porta Venezia, è arrivata in piazza del Duomo. “Oggi nasce una Lega più grande, immensa, che non ha confini politici né geografici – ha scandito Mario Borghezio dal palco per scaldare la folla – qui si difendono i confini. Cari Alfano e Renzi, traditori”. Prima di confluire in piazza del Duomo, i manifestanti si sono fermati davanti a Palazzo Marino al grido “La moschea a Milano non la vogliamo”.  Tantissime le bandiere, in un mix di vessilli della Lega, del Veneto, della Padania. “Chi non salta clandestino è”, “Chi non salta musulmano è” e “Secessione” fra gli slogan più intonati dai manifestanti, i cui bersagli privilegiati, come si legge negli striscioni, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Alto  il numero delle forze dell’ordine, anche perché a pochi chilometri di distanza è in corso la manifestazione contro la Lega organizzata dai centri sociali con l’adesione della Sinistra radicale. 

Video di F. Martelli e S. De Agostini 

Mentre le camicie verdi sfilavano in corteo per il centro di Milano, infatti, il capoluogo lombardo è stato attraversato dalla contro-manifestazione antirazzista organizzata dai centri sociali e associazioni e partecipata da numerosi migranti. Partiti alle 15 da largo Cairoli, gli attivisti hanno percorso le vie della città intonando cori contro la Lega Nord. Il corteo antirazzista è terminato in piazza Santo Stefano, a pochi metri dal comizio leghista. Lì è stato fermato da un cordone di forze dell’ordine predisposto affinché non allungasse la marcia fino a piazza del Duomo. Unici momenti di tensione, per altro subito stemperata, si sono registrati proprio all’arrivo nella piccola piazza quando gli organizzatori del corteo si sono lamentati con gli agenti della Digos in quanto erano presenti più auto in sosta di quante ne fossero previste: un fatto ritenuto dagli antagonisti come una “provocazione” poiché, a loro dire, l’evento era stato segnalato con largo anticipo. Diverse le testimonianze dei migranti in piazza: c’è chi racconta episodi di razzismo di cui è stato vittima, chi lamenta le lungaggini burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno, chi si scaglia contro la legge Bossi-Fini. 

 

“Mentre nei giorni scorsi proprio da Milano, i capi di Stato europei e asiatici si sono confrontati per cercare soluzioni pacifiche alle controversie e hanno rafforzato i legami di amicizia tra popoli, purtroppo la Lega alza un muro fatto di xenofobia – ha commentato il sindaco Giuliano Pisapia – Milano è ed è sempre stata una città democratica che non può accettare tali atteggiamenti lesivi della dignità dell’essere umano solo perché straniero. La nostra è una città accogliente nel pieno rispetto della legalità e continuerà a esserlo”.