In questo periodo sto seguendo un corso informatico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, obbligatorio in quanto dirigo un dipartimento universitario ed ho quindi responsabilità per le quali la legge prescrive una formazione. Studiare le normative in vigore è sempre un esercizio interessante: la conoscenza della legge non è solo un obbligo, ma fornisce la “visione del mondo” del legislatore, che di solito è un esperto giurista. Sebbene per sommi capi io già conoscessi la visione del mondo del legislatore in materia di sicurezza, alcune norme continuano a sorprendermi: il legislatore sembra muoversi in un mondo astratto, nel quale la sua materia ha priorità assoluta su qualunque altra e le difficoltà pratiche sono irrilevanti.

ricercatore interna nuova

Una norma che a mio parere merita riflessione è la seguente: il datore di lavoro o responsabile di struttura è tenuto non soltanto a mettere in atto ogni norma di sicurezza prevista dalla legge, a formare i lavoratori ed a fornire loro i dispositivi di protezione necessari e le istruzioni sul loro uso; è anche responsabile della sorveglianza sulla corretta condotta lavorativa del dipendente, e deve prevenire, ove possibile, anche i danni che possano derivare dalla negligenza o disattenzione del dipendente. Ovvero, ad esempio, non basta che il Direttore del dipartimento renda disponibili camici, guanti occhiali e mascherine (o il capocantiere compri caschi e scarpe, etc.): deve anche di persona, o per il tramite di dipendenti allo scopo individuati, verificare che i dipendenti ne facciano uso ricorrendo ove necessario anche a sanzioni contro il dipendente inadempiente. Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro la norma è sacrosanta: protegge il dipendente dalla sua stessa negligenza, nel superiore interesse di evitare lui danni fisici e costi al Servizio Sanitario Nazionale.

Dal punto di vista dei rapporti interpersonali sul luogo di lavoro, la norma è un po’ strana e vagamente sinistra: il tuo collega e vicino di scrivania può in qualunque momento essere delegato a diventare il tuo controllore, con potere di sanzioni nei tuoi confronti. Di norma noi ci aspettiamo che in un Paese democratico il potere di controllo e sanzione nei confronti del cittadino sia delegato a funzionari della Pubblica Sicurezza, identificati e soggetti a leggi specifiche: il collega controllore evoca il capomanipolo della milizia volontaria fascista. Una istituzione molto grande può organizzare un corpo di vigilanza interno, composto di personale che fa solo questo, ma in un Dipartimento il controllore della sicurezza, che ti multa se non hai indossato il camice, non può essere altri che il tuo vicino di scrivania, col quale collabori ogni giorno, una duplicità di ruoli certamente imbarazzante (che, io credo, fa sì che il controllo sia in genere disatteso). Aggrava il problema il fatto che nella visione del legislatore, la normativa sulla sicurezza non si limita a quelle norme che devono prevenire gli incidenti mortali: se io un giorno nel mio ufficio decido di aprire una persiana, il monitor del computer col quale lavoro viene a trovarsi in una situazione di illuminazione che non è consentita dalla normativa vigente e divento passibile di una multa erogata dal mio delegato alla sicurezza.

Il danno causato alla serenità del luogo di lavoro dalla norma che tutela il lavoratore dalla sua stessa negligenza sarebbe risolto molto facilmente se il datore di lavoro o responsabile di struttura potesse con una piccola tassa delegare il controllo del corretto uso dei dispositivi di sicurezza alla Pubblica Sicurezza: la Polizia o i Carabinieri farebbero ogni tanto una passeggiata all’interno della struttura e multerebbero i dipendenti che non indossano il camice (o il Direttore se i camici non sono stati resi disponibili). Il controllo sarebbe effettuato da chi ne ha titolo e sarebbe certamente più efficace; inoltre scomparirebbe l’imbarazzo di una situazione in cui io dovrei collaborare amichevolmente e fattivamente col collega che mi ha appena multato. Ma a volte sembra che in Italia si preferisca emettere norme difficilmente applicabili e creare inadempienti e colpevoli piuttosto che emetterne di applicabili e prevenire i problemi.