Con debunker s’indica qualcuno che svela un fatto volutamente esagerato o inventato da qualcun altro, e in italiano si potrebbe tradurre con “demistificatore”. Generalmente si riferisce a chi svela le falsità della pseudoscienza e ne mette in luce le contraddizioni.

Organizzazioni che si occupano di questo sono ad esempio in Italia il Cicap  e il blog Medbunker, oppure a livello internazionale l’associazione Sense About Science. La disponibilità diffusa della rete internet ha creato un flusso d’informazioni incontrollate su terapie mediche miracolose, integratori con proprietà sorprendenti, e anche su argomenti più o meno credibili non correlati direttamente alla scienza, (ad esempio le classifiche di università che dimostrerebbero la bassa qualità dell’università italiana).

Come si contrastano in modo efficace i miti? Il debunker è una persona familiare con il metodo scientifico, sa riconoscere le bufale ma smentirle non è ovvio. In fondo, nelle università nessuno insegna in modo sistematico come smentire la pseudoscienza. Il fai-da-te in qualsiasi campo può non essere la soluzione ottimale. Soprattutto, il pericolo maggiore per chi si rivolge a una platea che legge in modo superficiale è di rafforzare involontariamente i miti, dandogli indirettamente attendibilità (backfire effect).

Perché la missione sociale degli scienziati non è solo “fare ricerca” ma anche sfatare i miti? La pseudoscienza è raramente gratis: le pillole miracolose costano pochissimo a chi le produce, ma hanno un rincaro notevole per l’utilizzatore finale. Soprattutto, le terapie non scientificamente provate che distolgono da cure di efficacia dimostrata sono pericolose, perché possono ritardare i trattamenti in modo anche fatale o essere addirittura dannose in modo diretto.

Come potrebbe operare allora in modo efficace il debunker? Questo interessantissimo articolo della Bbc esamina proprio quest’aspetto e contiene anche il link al “manuale del giovane demistificatore”. Secondo gli autori, oltre ovviamente a raccontare in modo più corretto possibile la verità perché non si possono combattere le bugie con altre bugie, è importante già nel titolo offrire in poche parole la versione corretta del mito, e ribadirla subito.

Ad esempio “il prof. Luigi di Bella ha ideato un’inefficace forma di chemioterapia, infatti, molti dei farmaci che impiegava erano chemioterapici noti e nonostante migliaia di pazienti si siano sottoposte negli anni al cosiddetto “Metodo Di Bella” non esistono casi convincenti di persone che abbiano avuto un significativo beneficio al di là dell’effetto già noto” oppure “l’omeopatia impiega delle soluzioni di sostanze in acqua a diluzioni tali che le fiale di acqua vendute come “medicinale omeopatico” non sono distinguibili con nessun metodo da altre fiale di acqua”.

Il mito è inizialmente più affascinante della realtà (è bello credere che l’onesto buono e caro prof. modenese avesse trovato la “cura per il cancro” oppure che ci si possa curare tramite l’omeopatia in modo efficace senza alcun effetto collaterale). Da un punto di vista giornalistico, è purtroppo sicuramente più facile “vendere” una notizia controversa o sensazionalistica che non raccontare la realtà.

Questo contagia in modo analogo anche scienziati non esattamente di primo livello che tentano di riscattare una carriera non esaltante con un’effimera notorietà (es. chi con improbabili esperimenti tenta di dimostrare che la Sindone di Torino risalirebbe addirittura all’epoca di Gesù Cristo perché la datazione tramite il carbonio 14, eseguita in modo indipendente da ben tre prestigiosi laboratori sarebbe errata per cui “non può essere un artefatto medioevale” come in realtà è).

In fondo, tutti i debunker sono in realtà persone che a un certo punto della propria vita sono rimaste affascinate da misteri e pseudoscienza credendo in buona fede a improbabili complotti. Forse, proprio chi ci è cascato e se n’è reso conto sviluppa gli anticorpi contro la pseudoscienza, un po’ come gli ex-fumatori sono tra i più intolleranti verso i fumatori. È difficile rendere accattivante e interessante il processo di “debunking” ma è una sfida alla quale gli scienziati che scrivono di “fatti quotidiani” non dovrebbero sottrarsi.