Torino, Ostensione della Sacra Sindone 2013La sindone di Torino è un lenzuolo di lino con l’immagine del corpo di un uomo ucciso mediante una delle forme di esecuzione più crudeli possibili, al tempo dei romani riservata esclusivamente ai non cittadini quali schiavi ribelli o pirati: la crocifissione. La sua storia documentata inizia attorno al 1350 quando Goffredo di Charny e i suoi discendenti iniziano ad mostrare questa tela dichiarando che era l’immagine del corpo di Gesù Cristo. In quel periodo, esibire reliquie o presunte tali provenienti dalla Terrasanta per richiedere un obolo era pratica remunerativa e abbastanza diffusa: già Erasmo da Rotterdam, riguardo all’autenticità delle reliquie, ironizzava che con tutti i presunti pezzi della croce sparsi per le chiese europee si potesse costruire una nave intera.

Papi ed antipapi, da professionisti esperti nel campo del sovrannaturale, di dubbi ne avevano eccome. Clemente VII ne aveva autorizzato l’esposizione con una bolla papale a patto che si proclamasse ad alta voce che l’oggetto da intendersi come “un dipinto su tela”, al limite un’ “icona della passione di Cristo” non certo “il sudario di Nostro Signore”. Un po’ come attualmente sulla confezione dei  “medicinali omeopatici” si scrive “perciò senza indicazioni terapeutiche approvate”. Proprio a causa dell’esibizione di quella che diverrà nota come la sindone di Torino (ce ne sono altre meno famose) Margherita di Charny si beccò una scomunica papale a cinque stelle nel 1457. In ogni caso, tra alterne fortune e dubbi degli stessi uomini di Chiesa, e la prima foto di Secondo Pia, fotografo dilettante torinese, nel 1898 che ha dimostrato che l’immagine della sindone è in realtà un negativo alimentando il dibattito scientifico, si arriva al 1988 quando il cardinale di Torino Ballestrero acconsente a eseguire l’analisi del carbonio 14, la quale permette di datare con ragionevole certezza un manufatto antico.
Alla presenza dei rappresentanti di tre tra i più importanti laboratori mondiali fu tagliato un pezzo di tessuto poi diviso in tre, e posto assieme a dei campioni di controllo con datazione certa in cilindri numerati. La risposta dell’analisi (pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature) fu la stessa da parte dei tre centri: l’età della sindone era da collocarsi tra il 1260 e il 1390, in accordo con le prime evidenze storiche documentate. Era quindi un ingegnoso artefatto appartenente all’epoca medioevale e non ai primi anni della cristianità.

Vicenda chiusa definitivamente, quindi? Macché. Qualcuno non si è per niente dato per vinto e sui giornali sono riaffiorate le tesi autenticistiche di Francis Filas, professore di teologia alla Loyola University di Chicago, che esaminando le foto a bassa risoluzione del 1931 (ma non quelle più recenti) avrebbe individuato sugli occhi dell’’uomo della sindone’ l’impronta di due monete dell’epoca dell’imperatore Tiberio che proverebbero la datazione tradizionale della sindone smentendo che potesse essere un artefatto medioevale. Che l’eventuale corpo di Gesù potesse avere proprietà tali da rimanere impresso sulla sindone è già complesso da credere. Addirittura le stesse proprietà potessero anche essere trasferite alle monete romane? In ogni caso, la vicenda è stata notevolmente già dibattuta. In mia opinione, ci vuole un notevole sforzo di fantasia anche solo per riconoscere una forma tondeggiante nelle immagini, vedi qui, figuriamoci addirittura delle lettere, che tra l’altro non sarebbero quelle incise sulle monete originali ma derivanti da un “errore di conio”. Da qui in poi è partita tutta una serie d’improbabili ipotesi tese a smentire l’unico dato certo, la datazione del telo all’epoca medioevale tramite il carbonio 14, come ad esempio la sindone prodotta da una reazione piezonucleare grazie ad un terremoto verificatosi in Palestina in quegli anni (di cui non c’è traccia storica documentata), l’analisi dei pollini, l’innaturale arricchimento di carbonio 14 dall’aria, la presenza di un rammendo di epoca medioevale invisibile. Su quest’ultima congettura, c’è da dire che la rimozione del telo di supporto (“Tela d’Olanda”) applicato dalle suore clarisse dopo l’incendio del 1532, durante l’intervento di restauro del 2002 non ha evidenziato sul retro alcuna traccia di rammendo. Ma si sa, la realtà, quando si propongono valide ipotesi, è un dettaglio trascurabile.

Il nostro è un paese che di fronte ad evidenze inconfutabili (come la datazione tramite il carbonio 14) non si vuole rassegnare. Dalla città magica di Torino era partita la vicenda dello “smemorato di Collegno”, il tipografo pregiudicato creduto un reduce di guerra appartenente a un’importante famiglia, di cui l’Italia ha dubitato delle generalità per decenni nonostante la conferma delle impronte digitali, considerata prova inconfutabile sull’identità di un individuo già in Libia nel 1913. E come poteva rassegnarsi tutto un paese sceso in piazza prima per difendere un’inefficace forma di chemioterapia ideata da un vecchino buono e caro (il compianto professor Luigi di Bella, inventore del cosiddetto “Metodo di Bella”) e più recentemente una terapia a base di un intruglio in cui potrebbe essere presente forse anche qualche cellula staminale, (la cosiddetta “cura Stamina”) “scoperta” da un docente di lettere sempre di Torino, e definita dal ministro Lorenzin sulla base dell’ennesimo esame di un comitato scientifico “come telefonare al mago per farsi curare”?

E anche della Sindone si continua a discutere. In preparazione all’ostensione del 2015, giovedì 30 ottobre dalle 8:30, presso il dipartimento di Chimica dell’università “Sapienza” di Roma, si terrà il seminario (gratuito) ”L’enigma della Sindone” nel quale si parlerà di questo e altro e si discuterà tra scienza e storia sul lenzuolo di Torino. I relatori saranno Luigi Campanella (organizzatore dell’incontro, Sapienza), Luigi Garlaschelli (Università di Pavia), Paolo Di Lazzaro (Enea-Frascati), Filippo Burgarella, (Università della Calabria), Andrea Nicolotti (Università di Torino). Un evento sicuramente stimolante, visto il prestigio dei relatori, e che sarà l’ultima apparizione pubblica nelle vesti di rettore del Prof. Luigi Frati, il quale aprirà i lavori, con il prorettore alla ricerca, Giancarlo Ruocco.

Adesso sappiamo cosa non può essere la sindone (la testimonianza di un uomo vissuto ai tempi di Gesù Cristo), tuttavia capire come l’immagine negativa si sia formata ed eventualmente riprodurne il procedimento potrebbe essere davvero d’interesse storico e scientifico, e in questo senso il titolo dell’incontro ben rappresenta il problema: la sindone è un enigma affascinante.