No Martini, no Festival: l’equazione sta in piedi da molti anni, ma ora dà nell’occhio. Torino cambia verso, e il renzismo non c’entra: finita l’epoca dei Nanni, dei Gianni e dei Paoli, la direzione del 32 esimo Film Festival, dal 21 al 29 novembre, è affidata a Emanuela Martini, critica acuta, assidua sotto la Mole. Perché un passo dietro ai Moretti, agli Amelio e ai Virzì delle ultime edizioni “stellari” c’era sempre lei: vicedirettore, ovvero donna-macchina, sgobbona di gusto e sostanza dietro il cartellone.

Ora le toccano le luci della città, ma non se ne vanta: ringrazia, in primis, “Nanni per il rigore identitario, Gianni per la passione cinefila, Paolo per l’intelligenza pop”. Prendendosi una pausa dalla promozione americana de Il capitale umano, Virzì tornerà a Torino per fare da guest director, con sezione ritagliata su misura: “Diritti e rovesci” (bel titolo) accoglierà Let’s go di Antonietta De Lillo, Per tutta la vita di Susanna Nicchiarelli, Qualcosa di noi di Wilma Labate, Triangle di Costanza Quatriglio e Il viaggio di Marco Cavallo di Erika Rossi e “l’intruso” Giuseppe Tedeschi.

Già, dalla Martini alle nostrane tenniste, passando per la campionessa indie Usa Josephine Decker (omaggiata da Onde), Torino è donna, e alla bisogna fare anche i conti della serva: 2 milioni e 200 mila euro di budget, ovvero 200 mila meno dell’anno scorso, ma qui nessuno si dispera. Perché il red carpet non è di casa, il mantra recita “l’importante è il film e non chi l’accompagna”, e così la spending review taglia senza colpo ferire la madrina e lascia alla Signorina Silvani di fantozziana memoria, la gloriosa Anna Mazza-mauro, gli onori e oneri della serata finale.

Dunque, i film: 15 i titoli in Concorso, tutti eccetto uno opere prime e seconde, che guardano a “Gus Van Sant, danno grande attenzione al genere” e annoverano due italiani, Frastuono di Davide Maldi e N-Capace di Eleonora Danco. Se la non-commedia flaubertiana Gemma Bovery e il liberatorio Wild con l’Oscarizzabile Reese Whiterspoon apriranno e chiuderanno il festival, in mezzo ci sono il nuovo di Woody Allen Magic in the Moonlight, l’atteso The Theory of Everything di James Marsh su Stephen Hawking, Diplomatie di Schlondorff e il meritatissimo Gran Premio Torino a quel punkettone di Julian Temple.

Di tutto, di più (di molti altri festival), ma senza esagerare: 197 i titoli in programmazione, tra cui Storm Children, Book 1 del filippino-fiume Lav Diaz e l’anti-cinepanettone di Torre, Vendruscolo e Ciarrapico (Boris) Ogni maledetto Natale. Chi manca? Udite, udite: Ferzan Ozpetek, presidente di giuria affiancato da Carolina Crescentini, Geoff Andrew, Debra Granik e Georgy Palfi.

Insomma, Torino è pronta, allacciate le cinture.

il Fatto Quotidiano 12 Novembre 2014