Non si può avere “l’iPhone e cercare il buco per infilare il gettone” (Matteo Renzi, intervenendo alla Leopolda). Eppure il Presidente del Consiglio – almeno sul tema dell’energia – ha intenzione di inondare il Paese di “vecchie e sorpassate cabine telefoniche in cui infilare i gettoni”, piuttosto che puntare su innovazione e tecnologie pulite.

La politica energetica del governo – che programma trivellazioni in mare per estrarre le ultime gocce di petrolio, ignorando l’efficienza energetica e attaccando le rinnovabili – non è certo un esempio di innovazione, ma piuttosto un complesso di scelte che ci legherà ad energie del passato, con l’aggravante di essere un vero e proprio regalo ai petrolieri.

Dopo i proclami di New York contro i cambiamenti climatici (durante il suo discorso, Renzi è sembrato a tratti il nuovo leader dei Verdi), tutto si è “normalizzato” e lo slogan del governo in Italia è tornato ad essere “Più trivelle per tutti”. Proprio oggi è stato votata alla Camera la fiducia sul decreto “Sblocca Italia” che, indebolendo la Valutazione di Impatto Ambientale e svuotando di potere le regioni, rende il nostro mare un far west e lo consegna nelle mani dei petrolieri.

Se il decreto verrà convertito in legge, le coste della Sicilia, dell’alto Adriatico e molte altre zone della penisola diventeranno il Texas d’Italia, con enormi rischi per l’ambiente e per le economie locali, che vivono in gran parte di pesca sostenibile e turismo.

Poco importa se diverse Regioni e moltissimi Comuni si oppongono a questa scellerata politica fossile. Poco importano le proteste di decine di migliaia di persone che hanno detto chiaramente che il mare è dei cittadini e non dei petrolieri, che vogliono sfruttarlo solo per ricavarne profitti. Renzi se ne infischia e tira dritto per la sua strada, anche se a sostegno di questo “Sblocca trivelle” non c’è la benché minima argomentazione, neppure a livello economico: sono i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico infatti a dire chiaramente che tutto il greggio presente nei mari italiani coprirebbe appena pochi mesi dei consumi nazionali.

Dei soldi provenienti dall’oro nero, i cittadini – ovviamente – vedrebbero ben poco: non è d’altronde un mistero che l’Italia abbia royalties tra le più basse al mondo, e che gli abitanti della Basilicata – dove si concentra la maggior parte del petrolio italiano – non siano certo tra i più ricchi del Paese. Altro che innovazione e premier rottamatore, la storia è sempre la stessa: in pochi si arricchiscono sulle spalle dei cittadini e dell’ambiente.

Ma c’è qualcosa di nuovo: i “comitatini” (come li ha definiti Renzi) aumentano di giorno in giorno e sempre più i cittadini chiedono un futuro rinnovabile, e non una svolta fossile. Oggi il loro pensiero è arrivato alla Camera dei Deputati, su uno striscione di 10 metri – aperto proprio durante la votazione della fiducia allo Sblocca Italia – con il messaggio: “No trivelle, sì rinnovabili”. Un messaggio semplice, che Greenpeace ha portato direttamente a chi sta decidendo il futuro della nazione senza tener conto delle opinioni dei cittadini, degli amministratori locali e di esperti economisti. Ora Renzi e tutta la maggioranza non potranno più fare finta di nulla, ignorando le richieste che vengono da decine di migliaia di cittadini: il messaggio è stato recapitato direttamente a domicilio. Forte, chiaro e sotto gli occhi di tutti.

E visto che al premier piace coniare nuove metafore, noi rispondiamo con un motto gandhiano che ci ispira da sempre: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Noi non ci fermiamo.