La critica a chi lo critica dall’interno del suo partito. E a chi ha preferito la piazza della Cgil alla Leopolda. Il superamento di un’idea di sinistra che si fonda sulla nostalgia. E che “tutte le volte che ha cercato lo strappo ha perso e fatto perdere Italia”. Poi il precariato, “che non si sblocca più con i cortei”. Matteo Renzi chiude la kermesse attaccando chi lo ha attaccato, in primis Rosi Bindi (che aveva definito imbarazzante la convention fiorentina) e ciò che rappresenta, ovvero una “classe dirigente di reduci”. Parola di Renzi, parola di premier. Su chi c’era prima e chi c’è dopo. Sul passato e futuro. Lo spartiacque è la Leopolda, perché nel suo intervento conclusivo, l’ex rottamatore non parla al Pd ma al popolo della ex stazione fiorentina, “che si è allargato fino ad arrivare al 41%”. Il nome del Partito democratico, del resto, spunta solo dopo venti minuti di palco, quando si tratta di far pesare i numeri delle urne rispetto a quelli degli altri leader europei. E di attaccare gli avversari interni. Per il resto, è tutto un “noi”, dove quel “noi” è il governo di Renzi e chi lo sostiene. Le corde toccate dal premier sono la summa delle sue uscite negli ultimi mesi. La tecnica non cambia: slogan e frasi per colpire la pancia della gente, il tutto condito da simpatia e battute di spirito. Un Renzi di governo, quindi, ma anche da campagna elettorale. Che mette subito in chiaro la sua posizione sul milione di persone che ieri sono scese in piazza a Roma con la Camusso. “Quelle come quella di ieri della Cgil sono manifestazioni politiche, e io le rispetto e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso – dice Renzi – Sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro“.

Renzi: “Leopolda imbarazzante? Non consentiremo di fare del Pd il partito dei reduci, delle statue di cera”

Renzi s’infervora contro la vecchia guardia del Pd che ha criticato la sua kermesse. Comicità e dileggio, con il potere dei voti che diventano sfondo e mezzo. “C’è chi si imbarazza perché dopo 25 anni uno riesce a mettere insieme le persone che parlano di politica – attacca il premier parlando di Rosi Bindi – A chi ha detto che la Leopolda è imbarazzante diciamo che non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd e riportarlo dal 41 al 25%. Non consentiremo a nessuno di fare del Pd il partito dei reduci, delle statue di cera”. Poi la stoccata definitiva: “Quelli che hanno voglia di continuare con la facce di sempre non vedono l’ora di un nostro fallimento“. Prima, però, era stato il turno del lavoro e di un tema assai caro al premier: il superamento dell’articolo 18: “Nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino” dice Renzi rispolverando due effetti comici di scherno già usati in passato. Poi il carico: “Le forme di tutela devono essere estese a tutti, la maternità è un diritto per tutti non solo per chi è garantito, questo è il Jobs Act, ditelo ai vostri amici che sono scesi in piazza”.

Per Renzi “lo Stato deve farsi carico di chi perde il posto”. “Per anni ci siamo divisi in modo profondo tra chi voleva combattere il precariato organizzando manifestazioni, e chi voleva farlo organizzando convegni – ha detto Renzi – ma il precariato si combatte innanzitutto cambiando la mentalità delle nostre imprese, e le regole del gioco“. Il messaggio, neanche a dirlo, è alla sinistra del Pd: “Di fonte al mondo che cambia a questa velocità, puoi discutere quanto vuoi ma il posto fisso non c’è più – è il parere di Renzi – Siccome è cambiato tutto, la monogamia aziendale è in crisi, un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?”.

Renzi: “In Ue c’è un atteggiamento, in parte voluto dagli italiani, secondo cui il problema è l’Italia”

Non poteva mancare un passaggio sull’Europa e su come l’Europa percepisce l’Italia e i suoi problemi. “A Bruxelles c’è un atteggiamento, in parte voluto dagli italiani, secondo cui il problema dell’Europa è l’Italia, che l’Italia sia l’ultima ruota del carro. Cambierò questo atteggiamento causato da chi c’era prima di noi” ha detto Renzi. “Siamo qui per anche indignarci quando vediamo e leggiamo le rappresentazioni banali che vengono fatte di noi. Cose lontane dalla realtà – dice il premier – Ci raccontano che facciamo le cose un po’ per caso. Noi, invece, non solo abbiamo un disegno organico, ma partiamo dal fatto che il mondo è interconnesso, un gran casino e che l’Italia ha un futuro se cambia sé stessa ma deve liberarsi di alcune paure”. Il premier parla di sè e dei suoi, perché “per noi il futuro è solo l’inizio”. Per Renzi, “investire nella politica è investire in dignità” e in questo caso è centrale la politica estera: “E’ una cosa seria, se si investe nella politica estera dell’Europa è per restituire dignità e orgoglio alla politica”.

Serracchiani a minoranza Pd: “Basta cercare scissione atomo”
Prima dell’intervento del segretario del Pd, però, il terzo giorno della Leopolda si è aperto con le polemiche su quanto accaduto 24 ore prima. O, meglio, sui contrasti tra sinistra renziana e minoranza Pd dopo la manifestazione della Cgil a Roma, dove oltre un milione di persone hanno contestato la politica del governo sul lavoro. A ritornare sui dissidi è la vicepresidente dem Debora Serracchiani, ieri protagonista di una lite in diretta con Rosy Bindi. “La piazza di ieri era una bella piazza, non lo dico per piaggeria” ha detto il governatore della Regione Friuli, che poi ha attaccato: “Sono state utilizzate parole lavoro, dignità, uguaglianza. Ma perché queste parole non possono appartenere a questa stazione? Perché a sinistra abbiamo sempre bisogno di fare la scissione dell’atomo senza produrre energia?” ha sottolineato l’esponente renziana.

Migliore critica Serra: “Sciopero è ultimo diritto a disposizione quando non si hanno altri strumenti per lottare”

Un tema, quello della piazza, toccato anche da Stefano Bonaccini: “Lancio un appello a chi litiga nelle piazze: il terremoto in Emilia ci ha fatto capire che quando operai e imprenditori si rimboccano le maniche insieme anche le battaglie più dure possono essere vinte” ha detto il candidato Pd alla Regione Emilia Romagna, salutato da un grandissimo applauso. Chi cerca di mettere insieme le due istanze (di piazza e di governo) è stato il ministro Dario Franceschini: “Abbiamo un leader di governo che ci ha portato a realizzare la vocazione maggioritaria – ha detto – Il Pd è anche il partito di chi ieri era in piazza, ma non può essere il partito solo di chi ieri era in piazza, ciò che ci dobbiamo lasciare alle spalle è la vocazione minoritaria, abbiamo bisogno della vocazione maggioritaria”.

La platea, poi, ha salutato con un grande applauso il primo intervento da esponente dem dell’ex Sel Gennaro Migliore. “Sono convinto della scelta che ho fatto” perché gli ideali di sinistra “possono stare dentro questa nuova sfida”. Secondo l’ex vendoliano, poi, è necessario “guardare alla piazza di ieri a Roma come una grande risorsa democratica”, perché “se uniremo le forze della democrazia saremo un argine al populismo”. Non ha risparmiato, però, una critica secca al finanziere Davide Serra sulla questione del diritto di sciopero: “Non è uno dei tanti diritti, è il primo, perché è l’ultimo a disposizione quando non si hanno altri strumenti per lottare” ha detto Migliore. Sulla stessa linea d’onda il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Noi abbiamo in testa l’Italia. L’Italia di ieri a Roma, l’Italia di oggi, l’Italia di domani. L’Italia è una cosa faticosa – ha detto il titolare del Welfare – Perché non si possono fare le cose che servono, ma quelle che una circolare prevede… ma come si fa a immaginare il futuro con l’autorizzazione“.

Segretario locale Fiom escluso da interventi. L’organizzazione: “Non ha mandato il suo intervento”

E mentre sul palco si alternavano gli interventi delle personalità politiche, nella sala dell’ex stazione fiorentina è nato un nuovo caso. Il segretario locale della Fiom Daniele Calosi, infatti, aveva fatto richiesta di intervenire dal palco della Leopolda, ma è stato escluso dalla scaletta dell’ultimo giorno (guarda il video). “Volevo spiegare le ragioni di chi ieri era in piazza a Roma ma non mi è stato consentito perché non ho mandato il mio intervento all’organizzazione” è stata la sua denuncia. L’organizzazione a sua volta, ha spiegato, che tutti, esclusi i ministri, hanno dovuto mandare l’intervento scritto per parlare dal palco. Ma Calosi ha rilanciato: “Ho mandato richiesta di intervento il 22 ottobre – ha spiegato – e mi è stato chiesto l’intervento scritto che io non ho dato. Forse in Corea del nord si richiedono gli interventi preventivamente. Poi se è il modo di operare alla Leopolda ne prendo atto ma mi dispiace perché mi sarebbe piaciuto spiegare democraticamente le ragioni di una piazza importante come quella nostra di ieri a Roma”. Dallo staff della Leopolda, però, hanno sottolineato un altro aspetto: “Oggi Renzi e i ministri hanno incontrato i delegati Fiom ed i lavoratori dell’Ast di Terni. Ma Calosi non c’era, preferendo alimentare polemiche”.

Il discorso integrale di Matteo Renzi alla Leopolda