Con la Legge di Stabilità in approvazione (chiamarla Finanziaria non piace più ai politici, perché richiama troppi precedenti episodi di “lacrime e sangue”) lo Stato vorrebbe tagliare i finanziamenti alle Regioni, che sono immediatamente insorte, minacciando di ridurre i livelli di assistenza sanitaria o di aumentare in modo sensibile le tasse. Ma c’è bisogno di mettere ancora una volta le mani nelle tasche dei cittadini italiani? Una ricetta, che si amalgama bene con le altre mie proposte per cambiare la sanità e risparmiare in campo sanitario, consiste semplicemente nel dimezzare la pletora di amministrativi che vivono nascosti tra gli interstizi di Aziende Sanitarie Locali (ASL), Aziende Ospedaliere (AO), Aziende Ospedaliere integrate con il Ssn e con l’Università, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Fondazioni, Policlinici Universitari ed Enti di ricerca.

I dati del 2011 relativi al personale dipendente non sanitario dei 542 enti sanitari pubblici di Asl, Ao ed Ao integrate paragonati alla popolazione regionale dello stesso anno (fonte Istat) forniscono queste informazioni:

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Nel 2011 il numero totale di dipendenti di Asl ed Ao era: medici 106.779, infermieri 264.378, tecnici 115.379, personale in ruolo professionale 1.551. Gli amministrativi costituivano, pertanto, ben l’11,3% dei dipendenti del comparto sanitario pubblico; in pratica, 3 medici erano affiancati da quasi 7,5 infermieri, poco più di 3 tecnici e 2 amministrativi, questi ultimi nei seguenti ruoli: direttori (2.580), coordinatori (19.319), assistenti (28.356), coadiutori (20.593) e commessi (1.993).  

Spaventosa la sperequazione tra Sicilia, Puglia, Campania, Molise, con Calabria a ruota, ed il resto d’Italia: in queste Regioni quasi un abitante su mille (compresi i neonati) lavorava nell’amministrazione sanitaria, mentre in Lombardia solo uno su circa ottomila cinquecento! In altre parole, il fabbisogno di amministratori sanitari pubblici, da Nord a Sud, aumenta di otto volte e mezzo! Considerando poi che nel Sud, a differenza del Nord, ci sono più ospedali privati convenzionati che pubblici, queste cifre appaiono ancora più irreali.

Con l’attuale informatizzazione dei dati, che mole di lavoro saranno ancora chiamati a svolgere due amministrativi ogni 15,5 dipendenti, compresi loro? Oltre a non erogare alcuna prestazione sanitaria ed al solo scopo di dimostrare la loro falsa indispensabilità, gli amministrativi s’ingegnano a produrre una montagna di burocrazia, sforzandosi di costituire continuamente commissioni, gruppi di studio, comitati, nuclei, collegi e consigli, che risultano sempre impegnati in eterne riunioni per discutere di aria fritta.

Nelle strutture sanitarie pubbliche abbiamo assistito, in nome dell’”eccellenza”, alla proliferazione indiscriminata di direzioni, dipartimenti, plurime strutture complesse, uffici ingegneristici gestionali e clinici, risk management, S.I.T.R.A., laddove una volta erano sufficienti Direzione Sanitaria, Consiglio dei Medici, Ufficio del Personale ed Ufficio Acquisti, un piccolo gruppo di persone che non aveva nemmeno i computer. Presso le 621 strutture sanitarie private accreditate presenti in Italia, il personale amministrativo ha una consistenza forse di un decimo rispetto a quello pubblico, perché, dove c’è un “padrone” che sta ben attento a non buttare i soldi dalla finestra, questi sprechi non ci sono. Dall’entrata in vigore della legge 833 del 1978, istitutiva del Ssn, il settore della sanità pubblica è stato infarcito di amministrativi portatori d’acqua (voti) per i politici, che abbiamo tollerato per 35 anni e oggi sono diventati un peso morto insopportabile per le tasche dei cittadini.

Con la scusa di voler “democratizzare” la medicina e sottrarne il controllo ai “baroni” universitari, si è imbarbarito un sistema sanitario sicuramente da rinnovare, specie in quegli aspetti mutualistici che provocavano sperequazione nel trattamento erogato agli assistiti, ma che fino a quel momento era pur sempre stato un modello d’impostazione, etica, preparazione e serietà scientifica. Medici che, come me, hanno avuto la fortuna di frequentare la Facoltà di Medicina negli anni ’70, non possono dimenticare quelle figure professionali che, con il loro carisma, hanno affascinato ed appassionato tante generazioni di studenti, per poi essere meschinamente sostituite con supposti manager della salute, che hanno spesso concluso il loro mandato con un bell’avviso di garanzia.

Dimissionare 35.000 amministrativi inutili significa risparmiare da 1,5 a 2 miliardi di euro l’anno: Presidenti delle Regioni, ora sapete dove cominciare a tagliare, dai vostri portaborse!

Aggiornamento del 20 ottobre 2014, ore 20:30

Mi segnalano che i dati della tabella nella parte dei coefficienti per abitante è errata ed effettivamente occorre correggerli così: Piemonte  0,001813, Valle d’Aosta 0,002572, Lombardia 0,001191, Prov. autonoma Bolzano 0,001133, Veneto 0,001366, Friuli 0,001429, Liguria 0,001235, Emilia Romagna 0,001369, Toscana 0,001263, Umbria 0,001008, Marche 0,001257, Lazio 0,001059, Abruzzo 0,001125, Molise 0,0009055, Campania 0,0009371, Puglia 0,0009725, Basilicata 0,001061, Calabria 0,001537, Sicilia 0,0009906, Sardegna 0,001256.
Pertanto, alla luce dei nuovi dati, definire ‘spaventosa’ la sperequazione tra Nord e Sud Italia è inappropriato. Chiedo scusa agli attenti lettori del mio imperdonabile errore che cambia il senso del mio post per quanto riguarda la divisione territoriale ma non per la pletora di personale non sanitario.