Quello strano sentimento di omofobia dentro ognuno di noi. Non sono omofoba, ho un casino di amici gay, mi intendo più con loro che con gli etero, eppure non vorrei che mio figlio di 16 anni mi dicesse: Mamma, sono gay. Sono più che tollerante verso il “diverso”, ma non vorrei che la “diversità” entri in casa mia.  E adesso linciatemi pure!!!

Ma correte a vedere Non so perché ti odio di Filippo Soldi (prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film), il lungometraggio denuncia che accenderà gli animi alla proiezione il 21 ottobre al Maxxi nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Roma. Un tronco ingabbiato in una struttura di ferro è l’immagine simbolo che, agli occhi del regista, racconta perfettamente l’adolescenza di chi lotta con il proprio orientamento. Omofobia fra le mura domestiche: ragazzi che fanno outing in famiglia ma nel rivelare la propria sessualità vengono esclusi, derisi, ingiuriati. Se non addirittura maltrattati fisicamente e mentalmente. Spesso la famiglia convince il ragazzo di essere una persona malata, di avere qualche disturbo psicologico. “Ci chiamano ragazzi e ragazze tra i 16 e i 25 anni che vogliono suicidarsi”, spiega Denis Mazzon, attivista del movimento Lgbt che tutela lesbiche, gay e trans. 

Non so perché ti odio scava nel profondo fino alle radici sociali e psicologiche del pregiudizio, interpellando sia le vittime che gli aggressori. Il documentario raccoglie anche le opinioni delle “Sentinelle in piedi”, movimento di ultraconservatori che nega le unioni civili e che organizza nelle piazze italiane sit-in con letture pubbliche di protesta. Il regista ha incontrato un uomo che é stato condannato per l’omicidio di un omosessuale, un rom, che dopo aver accettato un rapporto sessuale non ha retto alla vergogna e poi ancora, c’è la storia del giovane che ha sparato al tassista che, secondo lui, gli aveva fatto proposte oscene.

Ancora testimonianze di chi ha subito aggressioni violente, di chi ha vissuto la propria adolescenza fra le prese in giro dei compagni, di chi ha più volte pensato al suicidio per non dover vivere una vita da omosessuale. E di chi ha visto il proprio figlio togliersi la vita. 

Soldi ha cercato anche il racconto di chi è stato vittima del bullismo a scuola. Dario racconta di essersi iscritto ad un corso di arti marziali per difendersi dalle aggressioni dei compagni (assalti che lo hanno mandato al pronto soccorso 22 volte in un anno). Dario racconta di quando, nella Sicilia di trenta anni fa, gli insegnanti assistevano indifferenti agli insulti contro di lui che tentava di tenere nascosta la sua inclinazione. E per mettere fine a quegli insulti incessanti, più volte il ragazzo ha guardato il balcone e si è immaginato quel salto nel vuoto. Non l’ha fatto: “Questo mi ha reso solo più forte”, si fa scudo oggi. 

Mentre l’arguto Claudio Sabelli Fioretti dai microfoni di “Un giorno da pecora” si chiede come risolvere, in caso d’adozione, il dilemma all’anagrafe: al posto di madre e padre, sostituire con genitore uno e genitore due?

Ricordiamoci delle parole di Papa Francesco in risposta a chi gli chiedeva cosa ne pensasse dell’omosessualità: ‘Chi sono io per giudicare?‘.

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