Mentre Fca approda a Wall Street, il Lingotto si prepara a salpare per sempre dalla Sicilia liquidando la pratica Termini Imerese. E per farlo è disposto a mettere sul piatto un incentivo all’esodo per una parte dei 770 dipendenti Fiat e Magneti Marelli dello stabilimento siciliano, che ha chiuso i battenti nel 2011. Incentivo che andrà ad aggiungersi a 250 milioni di euro di aiuti pubblici, più almeno 8 milioni necessari per finanziare fino a due anni la cassa integrazione straordinaria per una parte dei lavoratori. E’ questa la “dote” che si prepara a intascare Grifa (Gruppo italiano fabbrica automobili), l’azienda pronta a subentrare al gruppo guidato da Sergio Marchionne che il 14 ottobre avvierà le procedure di licenziamento collettivo per i 770 operai di Termini. In base alla prima intesa firmata il 10 ottobre con i sindacati al ministero dello Sviluppo economico, Grifa si prepara a produrre 35mila auto ibride all’anno, con un investimento di 350 milioni per i primi tre anni. Tra cui, appunto, 250 milioni di euro di aiuti pubblici, messi sul tavolo da ministero dello Sviluppo e Regione Sicilia. Mentre 100 milioni rappresentano il capitale sociale dell’azienda. Almeno “in potenza”, considerato che attualmente quello che risulta dalle visure camerali si limita a 25 milioni e l’aumento deliberato a luglio, con l’annuncio dell’ingresso in società del fondo brasiliano Kbo Capital, non è ancora stato versato in attesa dell’esito della discussione con i sindacati. Ora fonti aziendali riferiscono che l’operazione sarà conclusa a breve.

Al centro del braccio di ferro tra la società guidata da Augusto Forenza e le sigle sindacali c’erano i numeri e le modalità di riassunzione dei dipendenti. Infatti inizialmente Grifa intendeva riassorbire solo 475 persone. Mentre i rappresentanti dei lavoratori chiedevano la riassunzione per tutti, senza il passaggio attraverso la mobilità. E in questa direzione va l’intesa trovata al Mise: cessione di ramo d’azienda entro il 30 dicembre, riassunzione di tutti i dipendenti e ricorso alla mobilità volontaria per chi ne farà richiesta. In particolare Totò Burrafato, sindaco di Termini Imerese, ha spiegato che “Fiat si è detta disposta a mettere in campo misure finanziarie straordinarie per quei lavoratori che, su base volontaria, sono pronti nei prossimi anni ad imboccare la via del pensionamento”. Insomma, un incentivo all’esodo. Confermato da fonti sindacali, anche se Fiat preferisce non rilasciare commenti al riguardo. Nei prossimi incontri si dovrà capire a quanto ammonterebbe e quanti sarebbero i destinatari.

Il cambiamento di rotta di Grifa è legato alla decisione di rilevare un’attività che fino a pochi giorni fa non era prevista nei piani dell’azienda, cioè lo stampaggio di materie plastiche, in particolare del cruscotto. Nel dettaglio, dalla società fanno sapere che 579 persone lavorerebbero direttamente per Grifa, mentre questa attività aggiuntiva sarebbe portata avanti da start up partecipate dall’azienda, in grado di riassorbire circa 200 dipendenti. Il passaggio di consegne sarà agevolato da una cassa straordinaria (o lo strumento che il governo individuerà per sostituirla, nell’ambito della riforma degli ammortizzatori) fino a due anni. L’entrata in attività, infatti, sarà graduale: da Grifa fanno sapere che nella fase di messa in opera dello stabilimento, da gennaio a settembre 2015, lavorerà “circa il 20%” della manodopera a disposizione, mentre l’entrata a regime della produzione è prevista intorno ad aprile 2016. Inizialmente tutti i lavoratori andranno in cassa, per poi uscirne mano a mano che rientreranno in fabbrica.

Sul fronte sindacale il sentimento dominante è un cauto ottimismo. Se Cisl, Uil e Fismic hanno accolto con soddisfazione l’intesa, è la Fiom Cgil a invitare alla calma. “Avere evitato i licenziamenti è sicuramente un fatto positivo”, è il commento del segretario regionale Roberto Mastrosimone. “Ma rimangono altri nodi da sciogliere. Primo fra tutti, quello dell’indotto: per noi è una partita inscindibile dalla vertenza degli operai Fiat e Magneti Marelli”. Infatti, le aziende che lavoravano per il Lingotto a Termini contano 250 dipendenti, ora anch’essi in cassa integrazione. Per queste persone a oggi non è ancora stata trovata una soluzione. Sul tavolo, rimangono le altre attività svolte in precedenza dall’indotto Fiat (verniciatura, paraurti e sedili) e la proposta di Mossi&Ghisolfi, gruppo piemontese intenzionato a produrre biocarburanti.