Il decreto presentato dal ministro Maurizio Lupi, dal profilo discriminatorio, lede la concorrenza e affossa ulteriormente Malpensa. Alitalia, che già è in posizione dominante a Linate, detenendo l’80% degli slot (finestre di decollo e atterraggio), potrà così decidere di collegare gli scali più redditizi dal Forlanini, scegliendo chi collegare tra le capitali e le città europee non capitali.

Le altre compagnie non potranno far altro che mantenere i loro attuali collegamenti con le capitali del vecchio continente. Pur non aumentando il numero dei movimenti aerei, che rimarrebbero di 18 all’ora, i passeggeri, a Linate, passerebbero da 9 a 10 milioni.

Si romperebbe così il delicato equilibrio (operativo ed ambientale) raggiunto con il decreto Bersani di ripartizione dei voli tra Linate e Malpensa, il cui tetto di 8 milioni di passeggeri, stabilito agli inizi del 2000, è già stato abbondantemente superato di oltre un milione. Il provvedimento non è ad esclusivo favore di Linate e non è più la continuazione dell’annosa battaglia tra i due aeroporti di Milano e del Varesotto, che ha caratterizzato gli ultimi 15 anni. E’ il pagamento di una delle tante cambiali che il governo deve ad Ethiad.

Questa liberalizzazione è, in sintesi,  l’estensione del decreto Bersani anche alle città europee non capitali. Il decreto complica la vita al gestore aeroportuale, la  Sea,  già in grave difficoltà per la multa europea di 450 milioni, dal calo del traffico complessivo e dall’indebitamento netto di 487,7 milioni di euro.

Inoltre, dovrà sostenere i costi di un consistente trasferimento organizzativo. Lo scalo della brughiera è già fortemente sottoutilizzato (attorno al 50%) e, con il provvedimento, si vanificherebbe ogni tentativo di rilanciarlo, buttando definitivamente a mare 3 miliardi di investimenti pubblici che, fino ad ora, hanno reso molto meno delle aspettative.

Il decreto di liberalizzazione, che era una delle condizioni poste da Ethiad per il matrimonio con l’ex compagnia di bandiera, rischia l’illegittimità e di essere impugnato a Bruxelles dalle compagnie aeree europee, aprendo un contenzioso che non farà bene al sistema Italia. Quando si cambiano le regole, bisogna interpellare tutti gli enti e le compagnie aeree operanti  sullo scalo, evitando atti d’arbitrio. Il decreto “sblocca Linate” che non ha limiti temporali e va oltre l’Expo,  ribalterebbe la situazione ai danni di Malpensa, che verrebbe interessata ad  un secondo dehubbing, ad esclusivo favore, non tanto di Linate, ma di Alitalia-Ethiad, mentre per la Sea sarebbe solo uno spostamento di passeggeri.

Il decreto era una delle condizioni poste da Ethiad per il matrimonio con l’ex compagnia di bandiera assieme alla gestione di 2.200 esuberi, l’estensione della cassa integrazione e i collegamenti con l’Alta Velocità di Fiumicino, Malpensa e Venezia. Non si capisce a cosa servirà quello di Malpensa, che è destinata al quasi esclusivo trasporto di merci.

C’è da chiedersi come abbia potuto il ministro Lupi saltare il parere di ben due autorità di regolazione, l’Enac (Ministero delle Infrastrutture) e della neo costituita Autorità di regolazione dei trasporti. Ci vediamo a Bruxelles, dicono le compagnie aeree europee, in primis Lufthansa e British Airways.