Alla vigilia dell’apertura del 54° e forse ultimo Salone Nautico di Genova (1-6 ottobre), va in scena l’ennesima vaudeville dei poteri più o meno forti della città. Il Comitato Portuale ha respinto la richiesta di Saloni Nautici spa (la società che ha preso in gestione l’organizzazione del boat show genovese, subentrando ad Ucina, la Confindustria del Mare) di ottenere una concessione pluriennale della grande Nuova Darsena della Fiera del Mare. L’organismo collegiale che governa il porto di Genova, da cui dipendono anche gli spazi a mare della Fiera, ha deciso di limitare la concessione al 31 dicembre 2015. Motivazione ufficiale: si vuole affidare all’architetto genovese Renzo Piano l’incarico di ridisegnare l’intero litorale di levante della città, dal Museo Galata del mare a Punta Vagno. Un progetto che contempla fra l’altro lo spostamento della sede e degli attracchi dello Yacht Club Italiano al porticciolo Duca degli Abruzzi, e delle altre società sportive presenti nell’area. Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale genovese, vuole avere le mani libere e consegnare a Piano, se accetterà l’incarico (tutto da vedere, i nemici in città non gli mancano) un tratto di costa libero da concessioni e vincoli veri.

Un gran brutto colpo per “Saloni Nautici spa”, società a capitale misto, pubblico e privato, tuttora però in mano al 100% a Ucina, in quanto Fiera di Genova, l’altro partner, non ha ancora formalizzato la propria adesione. Anton Francesco Albertoni, presidente di Saloni nautici spa, attacca a testa bassa: “Scelta miope, dettata da interessi cittadini estranei alle logiche aziendali – dice al IlFattoQuotidiano.it – avevamo proposto all’Autorità portuale di prolungare la concessione oltre il 2015 ma inserendo una clausola che le avrebbe consentito di revocarci la concessione, se e quando il progetto affidato a Renzo Piano avesse preso corpo. Cosa che comunque non avverrebbe prima di 3 o 4 anni. Nel frattempo saremmo riusciti a consolidare il format e l’immagine del nuovo Salone Nautico, sostenuto ad una serie di iniziative collaterali, decise dalla città, dedicate agli espositori e al pubblico. Così invece ci tagliano le ali e sono certo che gli amanti della Nautica non scommetteranno più su Genova. A questo punto tutti si assumeranno le proprie responsabilità”. Critica anche Sara Armella, presidente di Fiera di Genova: “E’ un’occasione persa per gli investimenti realizzati, per la città e per i livelli occupazionali. La concessione a Saloni Nautici avrebbe permesso di ricollocare in Darsena sei dipendenti della Fiera, secondo l’accordo stilato con le organizzazioni sindacali”.

Albertoni, propriuetario delle Velerie San Giorgio, sammargheritese, ex presidente di Ucina, aveva puntato tutto sul restyling del Nautico genovese. L’edizione 2013, rimpicciolita e ridimensionata nei numeri, aveva comunque segnalato un rinnovato interesse per la nautica da diporto. E riacceso i riflettori anche su Genova, per decenni il convitato di pietra attorno ad una rassegna che ai tempi d’oro mobilitava migliaia di operatori e convogliava in città folle oceaniche di visitatori e appassionati. Altri tempi. Per l’edizione numero 54 saranno mille le imbarcazioni esposte, la maggior parte in mare e e 764 i marchi rappresentati: non ci sarà Azimut-benetti e la parte del leone la reciterà la vela.

La crisi economica planetaria ha costretto Fiera di Genova, storico partner di Ucina nell’organizzazione del vecchio Nautico, a ripiegare le vele. All’incirca la metà degli spazi espositivi sono stati venduti al Comune per scongiurare il rischio del fallimento della società, partecipata da Regione, Comune, Provincia, Camera di Commercio a Autorità Portuale. Nessun progetto appetibile finora è stato presentato per riutilizzare i 150 mila metri quadrati lasciati liberi dai padiglioni espositivi. Si brancola nel buio e palazzo Tursi ha dovuto ritirare e riformulare in gran fretta la proposta di insediarvi l’ennesimo centro commerciale, della Coop naturalmente, di fronte alla levata di scudi all’interno dello stesso Pd, il partito di maggioranza relativa che governa la città.

Ora la grana del Salone. Paradosso massimo, dopo decenni di indifferenza a Genova ci si era finalmente accorti del peso mediatico del Nautico. Da qualche anno il Comune aveva investito in un calendario via via più ricco di manifestazioni di contorni, di alto livello turistico e culturale. E nell’edizione 2014 la ristorazione sarà affidata al marchio Eataly. GenovaInBlu – il marchio che contraddistingue le iniziative decise dal comune dalla Camera di Commercio – prevede visite ai Rolli, i palazzi storici dell’antica Repubblica Marinara, Design e Arte al Galata Museo del Mare, shopping organizzato alle boutique del centro genovese, con una escursione al Mall Shoppin di Brugnato (La Spezia),visite alla mostra Frida Khalo e Diego Rivera a palazzo Ducale, rassegne di antiquariato, mostre, eventi culturali, convegni.

Eppure l’edizione 2015 del salone Nautico ora resta in bilico. Non è certo che sibito lo schiaffo dell’Autorità portuale sulla Nuova Darsena, Albertoni scommetta ancora su Genova. La concorrenza internazionale è spietata, da Duesseldorf a Far Lauderdale, ma anche alla porta di casa. Dice a IlFattoQuotidiano.it Lorenzo Pollicardo, per nove anni, fino al 2008, segretario generale di Ucina e braccio destro di Albertoni, e oggi organizzatore del Nautico di Venezia: “Cannes e Montecarlo hanno costituito un asse dividendosi il mercato. Nel Principato si espongono i superyacht che ormai raggiungono i 90-100 metri di lunghezza, la città francese ha puntato sulle barche di media grandezza e sulle imbarcazioni dai 12 ai 14 metri che tirano ancora sul mercato interno. Ucina ha operato un scelta coraggiosa a decidere l’anticipo a maggio del Salone Nautico del 2015, in concomitanza con l’apertura dell’Expo di Milano. In questo modo brucerà sul tempo la concorrezza di Cannes e Montecarlo, a settembre”. Ma sarà confernata la sede genovese anche per il 2015? Alberoni è sul piede di guerra e non esclude un clamoroso divorzio. In Ucina però non tutti vogliono rompere con la Superba. Paolo Vitelli (Azimut-Benetti) da tempo reclama un trasloco a Milano. Il nuovo presidente di Ucina, Perotti, frena e punta ancora su Genova. Il tempo (quel poco che resta) dirà.