In nome del popolo sovrano. L’annuncio della IX edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (16-25 ottobre) suona chiaro: torniamo alle origini, torniamo alla Festa del Cinema, e dunque a lasciare che sia il pubblico a decretarne il vincitore, mettendo definitivamente in pensione la giuria internazionale composta di registi, attori od esperti in materia come avviene negli altri top festival. Ecco la svolta definitiva della “creatura” concepita da Walter Veltroni nel 2005, che continua a sopravvivere tra mille polemiche e cambiamenti in corso d’opera. “A questo punto manca solo che si tolgano le virgolette alla parola festa diventando finalmente festa-festival di Roma” supplica il direttore artistico (in scadenza) Marco Müller rivolgendosi al presidente della Fondazione Cinema per Roma Paolo Ferrari.

La modifica chiaramente non è ancora stata fatta dai Soci Fondatori, forse timorosi di ulteriori mutazioni di pelle di questa manifestazione ontologicamente inquieta. Ma tant’è, e l’inossidabile Müller è sembrato in gran forma nonostante le recenti sentenze “punitive” per diffamazione (operate dal critico Paolo Mereghetti) che gli costeranno oltre 40mila euro. Pur costringendosi a far percepire alla stampa accorsa all’Auditorium Parco della Musica (sede principale del festival) come “star” alcuni registi/attori cinesi, russi o sudamericani noti solo ai cinéphiles, è chiaro anche a lui che l’appuntamento capitolino che costa sui 6 milioni di euro (di cui il 50% coperti dai 38 sponsor privati, 5 in più sul 2013) deve virarsi al concetto festaiolo più che festivaliero, salutando comici-in-commedia tra il film di apertura (Soap Opera di Alessandro Genovesi) e di chiusura (Andiamo a quel paese di Ficarra & Picone) perché “questa è la tradizione italiana”. Riesce così mirabilmente anche a levarsi di torno la desueta litania di concorrenza con la Mostra veneziana, querelle risorta dalle minacce della Crisi secondo cui l’Italia non può permettersi due big festival come Venezia & Roma.

“Nel 2005 io ero direttore a Venezia e Veltroni arrivando al Lido per presentare il neonato festival capitolino mi disse ‘Marco lasciamo che 100 fiori sboccino..’: ecco, io abbraccio questa filosofia, oltre a ricordare il fatto che nel 2006 la Festa di Roma non fece calare la Mostra. Semmai serve insistere su una specificità e mi sembra chiara la direzione che questa rassegna sta prendendo”. Con 51 lungometraggi tra prime mondiali, internazionali, europee e nazionali più alcuni film “Eventi”, la IX edizione si articola in quattro sezioni (19 film in Cinema d’oggi, 17 in Gala, 7 in Mondo Genere e 8 in Prospettive Italia): il pubblico-giurato deciderà i premi di ogni sezione con una card-voto apposita, ad eccezione del vincitore per l’opera prima per cui è stata composta una giuria presieduta dall’americano Jonathan Nossiter. Sette le sale cinematografiche coinvolte più una virtuale su piattaforma digitale. Tra gli highlights e le star attese sul Red Carpet, sicuri sono Richard Gere, Kevin Costner, gli Spandau Ballet, David Fincher (per il film L’amore bugiardo – Gone Girl) con i suoi attori Ben Affleck e Rosamund Pike, Steven Soderbergh per la serie tv The Knick con Clive Owen, Wim Wenders, Jake Gyllenhaal ed altri in via di conferma, oltre a tutti gli italiani, tra cui spiccano i tre film nella sezione “principale” Cinema d’oggi: Biagio di Pasquale Scimeca, La foresta di ghiaccio di Claudio Noce e I milionari di Alessandro Piva.