Renzi scioglie il dilemma: mantenere il consenso o fare riforme necessarie ma impopolari? È la risposta ai tanti che avevano trovato il suo tallone d’Achille in questo fattore oggettivo: se fai riforme che in un primo momento fanno soffrire gli italiani poi non ti voteranno.

In effetti sembra funzionare proprio così. Un celebre caso è quello tedesco. Nel 2003 il cancelliere Gerhard Schröder presentò un piano di medio lungo termine per la ripresa economica. Un piano orientato non al presente, ma alla Germania del 2010. I frutti delle sue riforme si sarebbero visti solo nei successivi sette anni dunque. I provvedimenti furono così impopolari che alla fine Schröder salvò la Germania, ora ai vertici dell’Europa, ma perse le elezioni.

Cosa sceglie Renzi fra le urne e la storia? Nella sua informativa a Camera e Senato ha risposto, dicendo di scegliere la seconda: “Noi siamo disponibili a effettuare un percorso di riforme per cui alla fine si possa persino perdere il consenso”.

Ma Renzi torna subito Renzi l’acchiappavoti, quando aggiunge: “Io non credo (che perderemo consenso), perché credo che gli italiani abbiano voglia di riforme”.

Questa è la differenza. Renzi non sceglie fra riforme e consenso, perché lui può avere entrambi. In che modo?
Restando sempre nel nord-Europa del rigore è l’attuale presidente della Commissione europea Juncker a suggerirci la risposta: “i politici sanno quali riforme fare ma non sanno come vincere le elezioni dopo averle fatte”. Renzi, invece, sa benissimo come prendere voti; Schroeder dopotutto perse di poco. Il premier italiano non avrà problemi a recuperare almeno una parte dei consensi che eventualmente perderà se farà riforme dure.

“Non abbiamo minimamente paura di confrontarci con gli italiani e lo abbiamo dimostrato” conferma nel suo intervento. Renzi è consapevole della sua abilità in campagna elettorale, saprà evidenziare gli aspetti positivi dei provvedimenti come in effetti sta già facendo, lasciando nell’ombra il lato oscuro dei provvedimenti.

Un paio di esempi. Riguardo la riforma del Senato gli italiani sono felici del fatto che i prossimi senatori non prenderanno lo stipendio. Poi, che non lo prenderanno da senatori, ma riceveranno comunque lo stipendio da consiglieri regionali e che, oltre a questo, ci saranno i rimborsi per le spese per andare a Roma, è un discorso di una complessità che non funziona in campagna elettorale. Neanche come attacco.

Sulla giustizia, gli italiani sono felici se i magistrati faranno meno ferie. Poi sulla responsabilità civile dei magistrati in fondo “chi sbaglia paga” suona bene.

Renzi non corre pericoli. Mettendo al centro il consenso, sa come fare le riforme: le affronta solo dopo aver prima posizionato un materasso per le cadute. E se qualcosa va storto, ci sono sempre i gufi e i rosiconi ai quali dare la colpa.