Venerdì 12 settembre si è tenuto il penultimo confronto pubblico tra i sei candidati alla carica di rettore dell’università La Sapienza (Tiziana Catarci, Informatica; Eugenio Gaudio, Medicina; Andrea Lenzi, Medicina; Renato Masiani, Architettura; Roberto Nicolai, Lettere; Giancarlo Ruocco, Fisica) organizzato dal Cnru (Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari).

L’evento non era certo una novità, poiché si sono già tenuti decine d’incontri elettorali, tuttavia in quest’occasione era presente una modalità “insolita”: la possibilità per i candidati di porsi domande reciprocamente. Apparentemente, nulla di nuovo. I sei contendenti hanno già risposto a ogni tipo di questioni poste dalla comunità accademica. Ciò nonostante, questo ha infiammato il dibattito a la Sapienza.

Porre una domanda a un collega candidato ha messo paura a ben tre contendenti su sei e non solo a loro. “Volete fare la Sapienza dei Famosi?”, sarebbe stato un commento caustico rivolto agli organizzatori dell’evento. Uno dei candidati ha addirittura segnalato con procedura d’urgenza l’incontro alla commissione elettorale al fine di prendere eventuali provvedimenti. Commissione che ha però rimandato al mittente le critiche non ravvisando alcun problema. I candidati che si sono rifiutati di formulare domande agli altri lo hanno giustificato affermando di essere in profondo disaccordo con le modalità del confronto (modalità peraltro sottoscritte da tutti loro) al fine di volere evitare la “spettacolarizzazione”.

Il giorno prima, l’Ateneo, con iniziativa assolutamente meritoria, aveva organizzato un evento per premiare 160 tra le migliori studentesse de la Sapienza, presentato dalla bravissima Geppi Cucciari. Nessuno ha avuto nulla da ridire sul fatto che a questo avvenimento abbia partecipato uno dei candidati e sia stato organizzato nella facoltà di un altro candidato, entrambi appartenenti all’insieme che, criticando la spettacolarizzazione, rifiutavano di porre domande. Ma dov’è la vera “spettacolarizzazione”? Chi mettereste in prima serata, un incontro organizzato da un’associazione di ricercatori oppure Geppi Cucciari?

Volutamente non scrivo chi ha formulato domande e chi si è rifiutato, perché è rilevante solamente per gli elettori de La Sapienza. Quello che invece impone una riflessione è che porre domande mette paura a tutti i livelli. Da qui nascono “interviste” addomesticate a esponenti politici e altre amenità che portano l’Italia a essere in posizioni non invidiabili quando si parla di libertà di stampa. Siamo di fronte ad una criticità che non investe solo il mondo universitario (accusato a volte di essere autoreferenziale) ma che riguarda il paese in generale. Com’è possibile che chi si candida ad assumere la guida di un Ateneo grande come la Sapienza non sia in grado di porre una domanda a un suo avversario? Questo francamente lo trovo preoccupante.

In ogni caso, ci sono segnali incoraggianti. L’aula del dibattito era gremita non solo di docenti ma erano presenti anche numerosi studenti. Alcuni candidati hanno criticato le modalità, ma hanno accettato il confronto e hanno sollevato questioni importanti. Da questi spunti si spera che l’università (o almeno una sua parte rilevante) possa ritornare a essere il faro della nazione e non ad allinearsi ai peggiori comportamenti della politica.