Forse è giunta l’ora, per questo Paese, di smetterla una volta per tutte con la solita tendenza alla critica facile, alla “rosicata” che accompagna puntualmente qualsiasi iniziativa di successo, sia essa una doccia gelata a scopo benefico, un film d’autore che mostra il vero volto di Roma e dell’Italia intera o un attore straordinariamente bravo, che decide di andare alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia onorando il suo impegno nei confronti di un’associazione come Artisti 7607, indossando una maglietta e alzando il pugno sinistro.

La verità è che l’Italia è un Paese alla deriva per tanti motivi e uno di questi è l’apatia nella quale siamo immersi fino alla gola. Specialmente in questi ultimi decenni, l’italiano medio è accompagnato da un forte senso di frustrazione che lo porta inevitabilmente a vedere il male ovunque, ad essere ipercritico, ma paradossalmente inerte e passivo rispetto a tutto quello che gli succede intorno. E’ una criticità sterile e molto spesso vestita d’invidia e di risentimento, che non porta all’azione, ma all’osservazione morbosa delle vite degli altri nella speranza di trovarci dentro qualcosa per cui indignarsi e di cui parlare a colazione coi colleghi la mattina dopo.

I successi altrui non sono qualcosa di cui gioire o essere fieri, ma uno specchio che restituisce impietoso l’immagine dei propri insuccessi, di fronte ai quali non si può che essere delusi e avviliti, ma anche pronti a trovare una scusa che possa giustificarli, una scusa che quasi sempre arriva da fuori e che non prevede nessun tipo di auto analisi. La colpa di tutto è sempre degli altri: del governo, della crisi, dell’economia, dei raccomandati, delle donne che la danno via come il pane, degli immigrati, del vicino di casa che ci odia, della società, della religione, dell’inquinamento, della pioggia, del caldo, di Paperino e di Babbo Natale.

Ma quand’è che arriverà il momento di mettersi davvero in discussione? Quand’è che si troverà finalmente il coraggio di guardarsi dentro e di accettare il fatto che ogni cosa che succede nella nostra vita – salvo forse la morte, alla quale però forniamo spesso un buon aiuto affinché arrivi prima del tempo – in realtà, dipende da noi e solo da noi? Che se non siamo diventati ricchi e famosi, dirigenti d’azienda, calciatori, medici, ingegneri o semplicemente persone soddisfatte della vita che conduciamo, non è colpa della sfiga che ci perseguita o di qualcuno che ci mette i bastoni tra le ruote, ma solamente nostra?

Gli unici davvero capaci di metterci i bastoni tra le ruote siamo noi stessi: a volte col poco talento, altre con la forte indolenza, altre ancora con la paura di non riuscire. Ma è molto più triste nascondersi dietro stupide e inutili critiche, dietro false insinuazioni, dietro sorrisi di scherno e dietro la rabbia cieca, piuttosto che ammettere di non essere all’altezza, di avere paura di provarci o semplicemente di non avere interesse a farlo.

C’è però chi decide di provarci, chi si mette al servizio di una causa, chi crede ancora che esistano dei valori per i quali lottare, chi non vuole rinunciare ai propri sogni. Queste persone sono una vera e propria minaccia, perché sono la conferma che tutti abbiamo una scelta: che c’è chi sceglie di agire e chi di stare a guardare.

Tutto il resto è noia. Immensa e nauseante noia.